Pavullo, neonato morto, Ausl e Regione: "Il Punto nascite non c'entra nulla"
L'assessore Venturi in commissione: "Sono state fatte le cose giuste, nei luoghi e nei tempi giusti" E i responsabili dell'Ausl e dell'ospedale di Sassuolo confermano: "Fatto tutto il possibile, Neanche se il punto nascite di pavullo Fosse stato aperto il neonato modenese morto domenica mattina si sarebbe salvato"
PAVULLO. "Sono state fatte le cose giuste, nei tempi e nei luoghi giusti, secondo le procedure e i protocolli previsti in questi casi. Purtroppo, l'esito non è stato positivo. Vorrei davvero, prima di tutto, chiedere rispetto e vicinanza per i genitori che hanno perso il loro bimbo. E aggiungo: per favore, nessuna strumentalizzazione": queste le parole dell'assessore regionale in Emilia Romagna alle Politiche per la salute, Sergio Venturi, intervenuto questa mattina, 31 ottobre, nella seduta della Commissione consiliare competente per un'informativa sul decesso del neonato dopo un distacco massivo di placenta, domenica scorsa all'ospedale di Sassuolo, nel Modenese.
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"I protocolli che sono stati applicati - ha spiegato l'assessore - sono quelli in uso da anni. In ogni caso, la scelta di avviare all'ospedale di Sassuolo una paziente che presentava quel quadro clinico, sarebbe stata presa comunque. E non c'entra nulla - ha precisato Venturi - come qualcuno strumentalmente ha voluto insinuare, la sospensione del punto nascita di Pavullo. Il distacco massivo di placenta, che è stato diagnosticato, è una condizione estremamente rara, che comporta purtroppo un'elevata mortalità perinatale: 125 per mille circa, morte in utero nel 15 per cento dei casi. Ed è alto - ha continuato l'assessore - anche il rischio per la vita della madre. Dunque, il trasferimento in un centro quanto meno di secondo livello - ha ribadito Venturi - è indicato anche per salvaguardare la vita della donna, dalla quale dipendono anche le possibilità di sopravvivenza del bambino".
ANCHE L'AUSL CONFERMA
"Neanche se il punto nascite di pavullo Fosse stato aperto il neonato modenese morto domenica mattina si sarebbe salvato: la sua morte risulta indipendente dal punto nascite aperto o meno".
È La posizione compatta che diffonde oggi l'Ausl di Modena, facendo il punto in conferenza stampa sul caso che attanaglia in queste ore la sanità modenese e regionale, polemiche comprese. Il direttore generale dell'Ausl di via San Giovanni del Cantone, massimo annicchiarico, paventa querele contro chi sui giornali continua a dire che la tragedia dovuta al distacco della placenta della mamma 35enne residente a pavullo si sarebbe potuta evitare, se non ci fossero state le razionalizzazioni della regione (l'ultimo parto a pavullo è stato quello del 14 ottobre), e si circonda in conferenza dei suoi dirigenti.
L'obiettivo è offrire una versione univoca dei fatti. Mentre dunque da Bologna rimbalza l'eco della battaglia in atto, ormai tutta politica, tra i gruppi m5s-lega nord e l'assessore regionale sergio venturi, modena spiega come sono andate le cose. Paolo Accorsi, direttore del dipartimento di ostetricia e ginecologia dell'ausl, ricorda che già l'ultima procedura licenziata sulla centralizzazione dei servizi e ritoccata di recente d'intesa col 118 avrebbe escluso a pavullo, a punto nascite aperto, la nascita di bimbi sotto le 37 settimane, e il neonato in questione aveva 36 settimane e tre giorni. "Non sarebbe quindi nato a pavullo", rimarca accorsi aggiungendo: "la procedura prevede la centralizzazione delle situazioni critiche, quelle che necessitano di strutture ed equipe diverse da quelle che avrebbero potuto essere presenti a Pavullo".
Dagli "atti sui fatti- scandisce il Direttore dell'ostetricia modenese- noi non possiamo che dire che i nostri professionisti si sono mossi con tempestività e competenza assolutamente rilevanti, senza se e senza ma. E si sono mossi all'interno di uno schema di emergenza ben preciso, con un team abituato a lavorare assieme nelle emergenze". Non si stanca di chiarirlo Accorsi: "A punto nascite di Pavullo aperto, in teoria noi avremmo dovuto fare la stessa identica cosa perchè questo abbiamo concordato per una maggiore sicurezza delle persone". Insomma, "capisco che sia difficile da collocare in questo modo, ma ciò che è successo è successo indipendentemente dalla chiusura del punto nascite".
E qui accorsi cita "certi racconti che vengono riportati dalla stampa e dai media", quelli di medici, avvocati o mamme operate in passato per problemi simili, "noi abbiamo un grosso problema: noi gli aneddoti non li possiamo raccontare perchè siamo coperti dal segreto professionale, avremmo tanti commenti da fare su quello che è stato pubblicato... Ma non possiamo entrare nel merito. Posso dire che ogni caso è una storia a sè", conclude Accorsi.
Stessa linea per Maria Cristina Galassi, direttore di ostetricia dell'ospedale di Sassuolo, che chiarisce: "quello che ha la differenza è la superficie dell'area di distacco della placenta. A volte anche lo stesso ricovero della donna può non essere sufficiente, perchè può trattarsi di una questione di pochi minuti". Insomma, evidenzia galassi, "in questi casi non sono i 10 o i 15-20 minuti che incidono, bisognerebbe avere la fortuna di trovarsi già nelle vicinanze dell'ospedale. Alcuni distacchi di placenta, poi, non si associano neanche alle perdite di sangue... Quindi, sicuramente il tempo che è servito- ribadisce il direttore di sassuolo- in questo senso non avrebbe fatto la differenza".
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