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Seicento sfilano in paese per la vertenza Castelfrigo

di Enrico Vincenzi
Seicento sfilano in paese per la vertenza Castelfrigo

Castelnuovo. Per i lavoratori si tratta di un «inferno, gestito da cooperative che si comportano come i peggiori caporali». Il sindaco: «Serve soluzione seria»

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CASTELNUOVO. «Castelfrigo «Basta caporali». «Basta schiavitù». Erano questi alcuni degli slogan pronunciati ieri mattina a Castelnuovo, quando un corteo della Cgil ha sfilato per le vie del centro, per protestare contro le condizioni di lavoro ed i licenziamenti dei dipendenti delle cooperative che operano nell'azienda Castelfrigo. 75 persone, infatti, rischiano il posto, con alcuni di loro, dicono i sindacalisti, che avrebbero già perso il lavoro. Il corteo di ieri non è che l'ultimo capitolo di una vicenda che va avanti dai primi mesi del 2016, tra scioperi e contestazioni che le diverse sigle sindacali hanno messo in atto contro le cooperative cui Castelfrigo ha appaltato la gestione di parte della manodopera. Manodopera che, denunciano i lavoratori, viene prestata sotto minaccia di caporali, a ritmi di lavoro logoranti e pagata spesso in nero, con conseguente rischio di sanzioni per i lavoratori. «Questa è una multa da seicento euro», ha detto ieri mattina uno scioperante, mostrando un modulo dell'Agenzia delle Entrate. Sono state circa seicento le persone che si sono date appuntamento ieri mattina alle nove, all'inizio di via Zanasi. La maggior parte di loro era straniera, la categoria di persone più colpita dallo sfruttamento delle false cooperative. «Abbiamo anche proposto una riduzione dell'orario di lavoro, per venire incontro alle cooperative, ma loro hanno detto di no», hanno detto i lavoratori in corteo. «Le cose devono cambiare, stanno facendo i furbi», gli ha fatto eco un collega. «Abbiamo cooperative con presidenti che non si conoscono, non li abbiamo mai visti - ha spiegato Gabriel Claudiu Tataru -. Gente che ha firmato senza sapere le cose, contratti irregolari, pagamenti in nero. Abbiamo fatto le denunce, ma non si sono tradotte in pratica». «Vogliamo gli contratti, gli stessi diritti dei dipendenti di Castelfrigo», ha detto uno scioperante. «Siamo qui per rivendicare la salvezza di 75 posti di lavoro di lavoratori di due false cooperative, licenziati nel momento in cui veniva applicato un contratto migliore rispetto a quello precedente - spiega Umberto Franciosi, della Cgil - Quello delle carni è un settore che, in questo Paese, sta creando ricchezza, ma viene distribuita male. È una situazione che sta esplodendo». In tutto questo, la politica a Castelnuovo, continua Franciosi, «è assente. Chi governa questo paese è assente. In altre realtà, come a Parma, le istituzioni del paese sono in prima linea a difendere i diritti dei lavoratori. Ma chi governa a Castelnuovo, a Modena, in Emilia Romagna è assente». Alle dieci, il corteo è giunto in piazza papa Giovanni XXIII, alle porte del Comune. Qui, alle undici, i delegati sono stati accolti dal sindaco di Castelnuovo, Massimo Paradisi. «La sede istituzionale individuata nei mesi scorsi, il Tavolo Carni, provinciale, resta il luogo deputato per individuare una soluzione condivisa ai problemi del comparto e confidiamo che possa riunirsi presto per ripartire dal documento unitario sottoscritto negli scorsi mesi, dandogli effettiva concretezza», ha detto il primo cittadino. Sui 75 lavoratori, ha aggiunto, «ci auguriamo che le istituzioni competenti attivino con urgenza gli ammortizzatori sociali».

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