Gazzetta di Modena

Modena

Calciatore modenese poco noto: nessun risarcimento se è in un videogame

di Carlo Gregori
Pes edizione 2010, al centro della causa
◗
Pes edizione 2010, al centro della causa

L’ex Primavera del Modena chiedeva 140mila euro di risarcimento: «Uso illecito di mie foto nel videogioco Pes». Il giudice respinge la richiesta: sapeva che quelle foto sarebbero state usate da altri, c'è stato un consenso tacito. Nessun danno: non era famoso, non poteva attirare i tifosi

3 MINUTI DI LETTURA





[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.16070430:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/modena-le-foto-di-un-calciatore-usate-per-un-videogioco-l-atleta-non-sara-risarcito/86346/86925]]

MODENA. Il calciatore che si fa fotografare senza pagare gli scatti, sapendo che le sue immagini saranno utilizzate e pagate per scopi diversi, sa cosa succede e dà di fatto un consenso tacito. Se poi il calciatore non è circondato da apprezzabile notorietà internazionale o almeno nazionale, il suo volto non può servire ad attirare tifosi-clienti. Infine, se in un videogioco «la sua persona appare essere fungibile con altre analoghe», non si può stabilire quanto vale il suo impiego.

Per queste tre ragioni il giudice del Tribunale Civile di Modena ha respinto la richiesta di un ex calciatore della Primavera del Modena Calcio di far condannare a un risarcimento di almeno 140 mila euro il produttore di un famoso videogioco di calcio: Pro Evolution Soccer (Pes).

Il calciatore modenese aveva diffidato la Konami Digital Entertainment, produttrice del videogioco Pes, già nel 2011. Riteneva infatti che fosse stato illecito inserire la sua immagine nei menù interattivi delle edizioni Pes 2009 e 2010 utilizzando le immagini che gli erano state scattate nel 2005, quando militava nella Primavera del Modena. Sosteneva di non aver mai dato il consenso per quell’utilizzo e che il suo inserimento nella rosa dei giocatori virtuali nei menù ledeva il suo diritto alla riservatezza. Per questo chiedeva l’ingente risarcimento danni e anche il ritiro dalla produzione e dalla commercializzazione delle due edizioni di Pes.

Ma la Konami Digital si è difesa dimostrando di aver avuto una liberatoria dalla società che aveva venduto le sue foto, la Aflo Ltd, che a sua volta avrebbe avuto una liberatoria dal Modena Fc. Inoltre, le foto erano state scattate quando il calciatore era maggiorenne. Il Modena Fc ha aggiunto un dettaglio importante: un documento prova che i genitori stessi del giovane atleta avevano concesso già nel 2004 il diritto di utilizzare immagini e nome del calciatore autorizzando la loro cessione a terzi del diritto di utilizzo, «anche a titolo oneroso».

Il giudice ha ritenuto infondate le richieste del calciatore, basandosi su una precedente sentenza del Tribunale Civile di Modena (2015). Non c’è danno: perché «c’è consenso tacito alla diffusione della propria immagine da parte di chi si sottoponga spontaneamente a una serie di fotografie senza remunerare il fotografo di cui si assume lo scopo di diffusione in vista di altra e diversa remunerazioni con la conseguenza che il soggetto fotografato “auspica e vuole”». In altre parole, quando lo hanno fotografato, l’atleta sapeva che quelle foto non sarebbero servite a lui o alla squadra ma sarebbero state usate da altri.

L’atleta, nota il giudice, non ha neppure contestato quanto affermava la Konami Digital: che «il servizio fotografico era accompagnato dalla comunicazione ai calciatori delle sue finalità». Ovvero, della vendita a terzi di quelle immagini. Quanto al danno patrimoniale, non c’è, spiega il giudice citando la sentenza-pilota del 2015, proprio perché non si parla di un calciatore circondato da un’aura di notorietà e quindi non può attirare tifosi che diventano clienti per chi vende la sua immagine. E, dato che era intercambiabile sul menù, la sua immagine non è monetizzabile.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google