«Pavullo non avrebbe salvato il bimbo»
L’Usl: «In questi casi non conta la vicinanza dell’ospedale». Le rassicurazioni alle mamme dell’Appennino: «Non siete sole»
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PAVULLO. «In casi di distacco della placenta, simili a quello avvenuto domenica e che ha portato alla morte del neonato, non conta la distanza dall’ospedale: a fare la differenza è la superficie di distacco». A parlare è Maria Cristina Galassi, direttore di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Sassuolo, durante la conferenza stampa tenuta dall’Usl alla presenza del dg Massimo Annicchiarico, dopo la morte di un neonato, la cui famiglia risiede a Sant’Antonio di Pavullo. «Nei distacchi massivi - prosegue la dottoressa Galassi - a volte anche il fatto che la donna sia già ricoverata può non essere sufficiente. I dieci minuti non fanno la differenza». E quindi, secondo l’Usl, se il Punto nascite fosse stato ancora aperto l’epilogo non sarebbe stato differente. E comunque quel caso specifico, secondo un protocollo attivo dal gennaio 2016, sarebbe comunque stato preso in carico dall’ospedale di Sassuolo: «Il nostro obiettivo - prosegue Annicchiarico - è parlare con le persone e spiegare loro che ciò che sembra illogico, ha invece una ragione ben precisa. Negli anni ci siamo accorti che l’importante non è portare il paziente nell’ospedale più vicino, ma in quello più appropriato. Io e la Usl tutta, partecipiamo al dolore della famiglia e siamo solo in parte sollevati dall’aver salvato la mamma e la sua salute riproduttiva, dato che l’utero è salvo. E ciò solo grazie all’equipe di Sassuolo. E noi, a differenza di altri che strumentalizzano la tragedia, siamo qui a metterci la faccia». Oltre ad Annicchiarico e alla dottoressa Galassi, erano presenti Bruno Zanaroli, dg ospedale di Sassuolo, Bianca Caruso, direttore sanitario Ausl di Modena, Paolo Accorsi, direttore di Ostetricia Ausl, Claudio Zanacca, direttore di Neonatologia di Sassuolo, e Stefano Toscani, direttore Emergenza Ausl. Quest’ultimo ricostruisce la cronistoria, dalla chiamata al 118 all’arrivo a Sassuolo. Qui la donna è affidata a Ostetricia: «Oltre al ginecologo di guardia e a quello reperibile - spiega la dottoressa Galassi -, è stato contattato anche quello super-reperibile, l’anziano più esperto». Dopo il taglio cesareo non è stato possibile salvare il piccolo, nonostante 2 anestesisti, un pediatra - più quello che stava per subentrare - e 2 infermiere pediatriche. Una tragedia, dunque, causata da un evento che si presenta «nello 0,75/1,3% dei casi», dice la dottoressa Galassi. Che aggiunge: «L’anno scorso a Sassuolo c’è stato un caso analogo, una donna che abitava dietro l’ospedale: è andata allo stesso modo. Per rassicurare le donne va detto che il fattore fondamentale è la selezione del rischio (obesità o ipertensione, ndr): e queste donne le seguiremo, perché l’incidente può occorrere alla mamma di Sassuolo, come a quella di Fanano. Per tranquillizzare le donne della montagna: non le lasceremo sole, anzi i casi a rischio saranno ulteriormente salvaguardati»
Giovanni Balugani
Giovanni Balugani
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