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«Quella struttura è autorizzata?»

«Quella struttura è autorizzata?»

Comparto S. Eufemia, Italia Nostra chiede spiegazioni alla Soprintendenza

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«I lavori in corso nel comparto universitario di Sant’Eufemia così non vanno, vogliamo sapere cos’è quella struttura invasiva».

Italia Nostra, la storica associazione di tutela che a Modena è presieduta dall’ex giudice Giovanni Losavio, è sul piede di guerra per una struttura in corso di costruzione all’interno del cantiere che completerà l’ampio comparto dell’Università di Modena a due passi dal Duomo. A vedere la foto effettivamente lo “scheletro” in corso di costruzione sembra di notevole impatto in una area storica e fortemente vincolata, sebbene si sia all’interno di un cortile e non all’esterno. «La struttura metallica - spiega Italia Nostra - pare preludere alla costruzione di una scala forse di emergenza che attraversa per intero il cortile maggiore di Sant’Eufemia. Non sappiamo cosa sia e per questo vogliamo sapere se è stata approvata in che termini dal progetto. Ricordiamo che quello è stato approvato come restauro scientifico perché la tutela dell’edificio pubblico non può tollerare la costruzione di un inserto moderno anche se a servizio di una funzione importante come può essere la sicurezza».

L’associazione di tutela insomma chiede di sapere quel che accade al Sant’Eufemia al soprintendente Luigi Malnati e all’ufficio tecnico del Comune se segue la pratica edilizia della sede del Dipartimento di studi linguistici e culturali dell’Università. Al termine di questi importanti lavori alle ex carceri maschile e femminile del secolare ex monastero saranno a disposizione mille posti a sedere e soprattutto ci sarà la riunione in una unica sede degli insegnamenti umanistici oggi suddivisi tra vari indirizzi. In particolare alle ex carceri maschili si verranno a creare 600 nuovi posti a sedere in 4 mega aule da 100 posti l’una oltre ad aule più piccole e uffici.

Il progetto di recupero interessa un’area molto estesa, superiore ai 1300 metri quadrati e prevede una serie di attività molto complicate dal punto di vista edilizio poiché sono presenti numerosi dislivelli delle quote di calpestio delle ex carceri.

I finanziamenti del progetto iniziato nel 2013 provengono dalla Fondazione Cassa di risparmio di Modena e dal Provveditorato interregionale delle opere pubbliche di Emilia Romagna e marche: in tutto oltre 5,6 milioni di euro.

Ma appunto, dice Italia Nostra, resta da capire come sia spuntata la nuova struttura edilizia di cui nessuno si sarebbe accorto alla presentazione del prestigioso progetto di restauro.

Stefano Luppi

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