Architetto modenese a New York: «La strage a due passi dal mio ufficio»
L’architetto di Modena Cecilia Zironi vive nella Grande Mela. Racconta la strage del furgone: «Solo una fatalità se all’ora dell’assalto non mi trovavo lungo la ciclabile»
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MODENA. “Amici italiani sono sana e salva nel mio ufficio a Nyc. L’attentato è successo accanto al mio ufficio, proprio dove pranzo ogni giorno più o meno alla stessa ora... Pazzesco: a pensarci potevo esserci facilmente io al posto di quelle povere persone. Thanks god I am fine”.
Con queste parole la modenese Cecilia Zironi, architetto 26enne, che da un anno vive a New York, ha voluto tranquillizzare gli amici, subito dopo aver appreso il motivo di quelle sirene che si udivano vorticosamente suonare fuori dalle finestre del suo ufficio.
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IL RICORDO. «Ci ripensavo anche questa mattina sulla metro – racconta Cecilia – venendo al lavoro. Quel furgone è sfrecciato mietendo le sue vittime proprio dove tutti i giorni, io e con me centinaia di altre persone, si siedono per consumare il pranzo portato da casa durante la pausa. Tra l’altro, sono giornate meteorologicamente bellissime, quelle che stiamo vivendo in questi giorni qui a New York, che invitano a fermarsi in questo parco newyorkese molto bello che si estende longitudinalmente e che si trova a pochi passi dal mio ufficio in Vestry Street, nell’area west di Manhattan, tra Soho e il quartiere finanziario».
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IL DESTINO. Quando accadono queste cose è inevitabile pensare a come le scelte che si fanno nel corso della giornata potrebbero modificare il proprio destino. «In effetti mi è venuta un po’ di ansia nel pensare che se solo l’attentatore avesse deciso di entrare in azione mezz’ora prima, o il giorno prima quando io ero seduta o passeggiavo proprio lì, dove si trovavano i ciclisti travolti dalla follia di quell’uomo. Ieri al momento della strage ero a tre isolati. Solo fatalità»
E il bilancio sarebbe stato anche più pesante; se invece di percorrere la ciclabile, il furgone avesse preso il lato del parco dove si trovano le persone che camminano o corrono lungo i vari percorsi».
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IL GIORNO DOPO. Il giorno dopo, come riferiscono tutti i media, il clima a New York sembra tranquillo. Come se la strage fosse già stata metabolizzata. «Può sembrare strano, ma qui a New York tutto viene vissuto a folle velocità, si va avanti e si continua. L’altra sera, dopo l’attentato, la “Parade di Halloween” si è svolta regolarmente. Avrei dovuto andarci anch’io; ma, a dire il vero non me la sono sentita e sono tornata nella mia casa di Brooklyn. Quanto accaduto mi ha turbata e ho preferito evitare luoghi affollati. Ciò detto, però il mio messaggio è: guardiamo avanti, con fiducia e ottimismo su tutto. Si deve fare così»
L'OPPORTUNITA'. Cecilia è una modenese innamoratissima della sua città, dell’Italia e dell’Europa. «Mi trovo qui perché dopo la laurea al Politecnico di Torino sono venuta a New York per uno stage. Poi si è creata una bella occasione di lavoro che ho colto al volo. New York è una città che sul fronte della creatività e delle opportunità, per chi vuole fare il mio lavoro, è molto stimolante. Ora sono qui in uno studio che è un’intersezione tra economia, finanza e disegno urbano. Mi occupo di strategie urbane, di “strategic planning”. Mi trovo bene, ma ho nostalgia per l’Europa e l’Italia. Non appena si creerà l’occasione sarò ben felice di tornare a casa. Ecco scriva pure: io non sono un cervello in fuga…»
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