Contratti di tirocinio sotto accusa
di Saverio Cioce
Petrillo (Nidil): «Peggio dei voucher: 450 euro al mese, lavoro a tempo pieno per un anno, zero garanzie di assunzione»
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Se doveste assumere un dipendente a tempo pieno preferireste pagarlo 4.800 euro netti per un anno di lavoro a 40 ore alla settimana o spendere 28.000 euro? E nel pieno rispetto della legge che vi consente di fare con la nuova legge sui tirocini formativi?
È questo il risultato della normativa approvata a maggio dalla Conferenza Stato-Regioni, dopo che il governo aveva cancellato i voucher per evitare il referendum. Ma la necessità di avere manodopera a prezzi infimi e con copertura legale, ha spinto l’esecutivo a varare una norma cucita su misura per le esigenze di agricoltura, servizi e turismo che minacciavano una catastrofe sociale.
«Invece anche a Modena i tirocini formativi sono diventati un trucco per avere dipendenti gratis, si stanno diffondendo a macchia d’olio anche nel settori manifatturiero - spiega allarmato Antonio Petrillo della Nidil Cgil, che cerca di difendere i lavoratori precari - Troviamo sempre più spesso operai e anche tanti assunti con mansioni impiegatizie a cui vengono offerti solo contratti di tirocinio, per 6 o 12 mesi, a 40 ore a settimana, con il compenso previsto per una non meglio specificata formazione professionale. In tutto 450 euro al mese senza contributi lavorativi per la pensione, senza ferie nè permessi di assenza di nessun tipo. Ovviamente tutti sono sottoposti a questo ricatto dal momento che se si rifiutano restano fuori dalla porta. Peggio: quasi sempre il contratto di tirocinio viene rinnovato, dopo i primi sei mesi, con le stesse condizioni capestro. Oppure ancora viene messo come tappa di avvicinamento verso la meta finale che è il contratto a tempo indeterminato, però promesso a parole e mai per iscritto. E se finalmente arriva l’assunzione vera, ecco che c’è sempre il licenziamento possibile: con i nuovi contratti non c’è più l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che almeno era un argine alle espulsioni per dispetto».
La conclusione? «Il governo può dimostrare che i disoccupati calano - conclude indignato Petrillo - e le aziende pagano pochi spiccioli i dipendenti usati in tutte le mansioni possibili e immaginabili, con lacertezza dell’impunità. Difficilmente potranno essere chiamati davanti a un giudice del lavoro perchè tocca al dipendente dimostrare, con prove e testimoni, che nel suo caso non sono stati rispettati i requisiti. Missione impossibile, verrebbe da dire, visto che non solo sono i Centri per l’Impiego, che fanno capo alle Regioni, a inviare i tirocinanti, ma anche le agenzie private. E per controllare migliaia di persone ci sono a stento un paio di decine di ispettori per Modena e provincia». Ma quanto è ampio il fenomeno? Stime di varie fonti sindacali indicano per Modena numeri che sono sostanzialmente simili a quelli di Bologna, tra i 5 e i 7 mila contratti di tirocinio formativo che vengono definiti, da chi pure non può evitarli, come “contratti spazzatura”. I settori dove ora sono la regola? Servizi, commercio, ristorazione, logistica, tempo libero. E infatti questi settori sono in vetta alle offerte di lavoro di questo tipo. Per 450 euro ne assumerebbero tanti.
È questo il risultato della normativa approvata a maggio dalla Conferenza Stato-Regioni, dopo che il governo aveva cancellato i voucher per evitare il referendum. Ma la necessità di avere manodopera a prezzi infimi e con copertura legale, ha spinto l’esecutivo a varare una norma cucita su misura per le esigenze di agricoltura, servizi e turismo che minacciavano una catastrofe sociale.
«Invece anche a Modena i tirocini formativi sono diventati un trucco per avere dipendenti gratis, si stanno diffondendo a macchia d’olio anche nel settori manifatturiero - spiega allarmato Antonio Petrillo della Nidil Cgil, che cerca di difendere i lavoratori precari - Troviamo sempre più spesso operai e anche tanti assunti con mansioni impiegatizie a cui vengono offerti solo contratti di tirocinio, per 6 o 12 mesi, a 40 ore a settimana, con il compenso previsto per una non meglio specificata formazione professionale. In tutto 450 euro al mese senza contributi lavorativi per la pensione, senza ferie nè permessi di assenza di nessun tipo. Ovviamente tutti sono sottoposti a questo ricatto dal momento che se si rifiutano restano fuori dalla porta. Peggio: quasi sempre il contratto di tirocinio viene rinnovato, dopo i primi sei mesi, con le stesse condizioni capestro. Oppure ancora viene messo come tappa di avvicinamento verso la meta finale che è il contratto a tempo indeterminato, però promesso a parole e mai per iscritto. E se finalmente arriva l’assunzione vera, ecco che c’è sempre il licenziamento possibile: con i nuovi contratti non c’è più l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che almeno era un argine alle espulsioni per dispetto».
La conclusione? «Il governo può dimostrare che i disoccupati calano - conclude indignato Petrillo - e le aziende pagano pochi spiccioli i dipendenti usati in tutte le mansioni possibili e immaginabili, con lacertezza dell’impunità. Difficilmente potranno essere chiamati davanti a un giudice del lavoro perchè tocca al dipendente dimostrare, con prove e testimoni, che nel suo caso non sono stati rispettati i requisiti. Missione impossibile, verrebbe da dire, visto che non solo sono i Centri per l’Impiego, che fanno capo alle Regioni, a inviare i tirocinanti, ma anche le agenzie private. E per controllare migliaia di persone ci sono a stento un paio di decine di ispettori per Modena e provincia». Ma quanto è ampio il fenomeno? Stime di varie fonti sindacali indicano per Modena numeri che sono sostanzialmente simili a quelli di Bologna, tra i 5 e i 7 mila contratti di tirocinio formativo che vengono definiti, da chi pure non può evitarli, come “contratti spazzatura”. I settori dove ora sono la regola? Servizi, commercio, ristorazione, logistica, tempo libero. E infatti questi settori sono in vetta alle offerte di lavoro di questo tipo. Per 450 euro ne assumerebbero tanti.
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