«I privati risorsa per la ricerca»
di Gabriele Farina
Rossella Manfredini: «Grazie alle donazioni passi in avanti in uno studio su alcuni tumori del sangue»
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«In Italia la ricerca oncologica sopravvive grazie a finanziamenti privati». Rossella Manfredini, ricercatrice modenese, presenta così l’iniziativa di sabato in molte piazze italiane. Sono “I cioccolatini della ricerca”, distribuiti dai volontari Airc per raccogliere risorse da destinare a progetti contro il cancro.
Quanto servono i progetti?
«Sono importantissimi, permettono a noi ricercatori che lavoriamo in campo oncologico di proseguire le nostre attività e pubblicare ricerche a livello internazionale. Purtroppo sono risultati che non si riescono a ottenere con i finanziamenti ministeriali. Si pensa che tali risorse siano circa 10 volte inferiori a quanto Airc dà ai ricercatori che propongono progetti competitivi. I soldi servono molto e sono utilizzati correttamente dai ricercatori, i risultati si vedono».
Modena e l’Italia sono all’avanguardia nella ricerca?
«In Italia sopravviviamo grazie ai finanziamenti privati. Nel campo oncologico Modena è ben finanziata dall’Airc e può vantare una serie di ricercatori meritevoli che pubblicano a livello internazionale. Grazie ad Airc riusciamo a tenere testa ai nostri competitori internazionali».
Anche lei ha un progetto all’ ateneo di Modena
«Studio le malattie mieloproliferative croniche, particolari tumori del sangue la cui causa è una o più mutazioni delle cellule staminali. Esse hanno un ruolo importantissimo negli organismi, ma possono mutare ed essere capostipite dei tumori. Purtroppo sono le più resistenti alle terapie convenzionali e sono le principali responsabili di un fallimento della terapia tumorale o di sviluppo di una recidiva. Come oncologi stiamo dunque cercando terapie mirate, per distruggere selettivamente le cellule tumorali senza toccare quelle sani».
Si possono così evitare effetti collaterali
«Il problema della chemioterapia tradizionale è la bassa selettività. Il progetto Airc nasce con l’intento di definire i meccanismi alla base. Abbiamo studiato il genoma e trovato notevoli differenze nell’espressione di alcuni geni nelle cellule tumorali rispetto a quelle normali. Tali geni rappresentano potenziali bersagli terapeutici per la cura».
A che punto siete arrivati?
«Stiamo mettendo a punto la sperimentazione animale. Se avrà successo, partiremo con quella umana. In particolare, abbiamo scoperto che una proteina, la calreticulina, è stata trovata mutata in buona parte di queste malattie. Stiamo pubblicando un lavoro in cui è dimostrato che tale mutazione può essere una delle cause per l’aumento del tasso di mutazioni nelle cellule staminali».
Conta la prevenzione?
«È lo strumento più importante, l’arma più potente per evitare l’insorgenza di tumori. Già da anni sono stati definiti fattori ambientali e abitudini personali che influiscono positivamente. Per esempio, è importante vivere in un ambiente libero da inquinanti dell’aria ed evitare le sigarette, il fumo predispone al tumore del polmone».
Com’è possibile informarsi bene?
«Sulle pagine Airc sono pubblicati i progressi della ricerca oncologica fatta con le donazioni. Si possono trovare gli avanzamenti, le cure, le testimonianze dei pazienti. È importante che i giornali pubblichino importanti scoperte scientifiche».
Come si evitano bufale?
«Attingendo notizie da chi fa ricerca, non dagli intermediari. La ricerca non nasce da un’idea commerciale di una persona nemmeno laureata come Vannoni (il cosiddetto inventore del metodo Stamina), ma da ricercatori con formazione scientifica, che hanno potuto fare esperimenti, riprodurli in modelli cellulari e animali, avere dati riconosciuti dalla comunità internazionale. Una buona verifica è proprio la pubblicazione su riviste internazionali: senza di essa le informazioni di ricercatori o sedicenti tali non sono valide».
Quanto servono i progetti?
«Sono importantissimi, permettono a noi ricercatori che lavoriamo in campo oncologico di proseguire le nostre attività e pubblicare ricerche a livello internazionale. Purtroppo sono risultati che non si riescono a ottenere con i finanziamenti ministeriali. Si pensa che tali risorse siano circa 10 volte inferiori a quanto Airc dà ai ricercatori che propongono progetti competitivi. I soldi servono molto e sono utilizzati correttamente dai ricercatori, i risultati si vedono».
Modena e l’Italia sono all’avanguardia nella ricerca?
«In Italia sopravviviamo grazie ai finanziamenti privati. Nel campo oncologico Modena è ben finanziata dall’Airc e può vantare una serie di ricercatori meritevoli che pubblicano a livello internazionale. Grazie ad Airc riusciamo a tenere testa ai nostri competitori internazionali».
Anche lei ha un progetto all’ ateneo di Modena
«Studio le malattie mieloproliferative croniche, particolari tumori del sangue la cui causa è una o più mutazioni delle cellule staminali. Esse hanno un ruolo importantissimo negli organismi, ma possono mutare ed essere capostipite dei tumori. Purtroppo sono le più resistenti alle terapie convenzionali e sono le principali responsabili di un fallimento della terapia tumorale o di sviluppo di una recidiva. Come oncologi stiamo dunque cercando terapie mirate, per distruggere selettivamente le cellule tumorali senza toccare quelle sani».
Si possono così evitare effetti collaterali
«Il problema della chemioterapia tradizionale è la bassa selettività. Il progetto Airc nasce con l’intento di definire i meccanismi alla base. Abbiamo studiato il genoma e trovato notevoli differenze nell’espressione di alcuni geni nelle cellule tumorali rispetto a quelle normali. Tali geni rappresentano potenziali bersagli terapeutici per la cura».
A che punto siete arrivati?
«Stiamo mettendo a punto la sperimentazione animale. Se avrà successo, partiremo con quella umana. In particolare, abbiamo scoperto che una proteina, la calreticulina, è stata trovata mutata in buona parte di queste malattie. Stiamo pubblicando un lavoro in cui è dimostrato che tale mutazione può essere una delle cause per l’aumento del tasso di mutazioni nelle cellule staminali».
Conta la prevenzione?
«È lo strumento più importante, l’arma più potente per evitare l’insorgenza di tumori. Già da anni sono stati definiti fattori ambientali e abitudini personali che influiscono positivamente. Per esempio, è importante vivere in un ambiente libero da inquinanti dell’aria ed evitare le sigarette, il fumo predispone al tumore del polmone».
Com’è possibile informarsi bene?
«Sulle pagine Airc sono pubblicati i progressi della ricerca oncologica fatta con le donazioni. Si possono trovare gli avanzamenti, le cure, le testimonianze dei pazienti. È importante che i giornali pubblichino importanti scoperte scientifiche».
Come si evitano bufale?
«Attingendo notizie da chi fa ricerca, non dagli intermediari. La ricerca non nasce da un’idea commerciale di una persona nemmeno laureata come Vannoni (il cosiddetto inventore del metodo Stamina), ma da ricercatori con formazione scientifica, che hanno potuto fare esperimenti, riprodurli in modelli cellulari e animali, avere dati riconosciuti dalla comunità internazionale. Una buona verifica è proprio la pubblicazione su riviste internazionali: senza di essa le informazioni di ricercatori o sedicenti tali non sono valide».
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