Ravarino. Fini, la rinascita del tortellino modenese
Dopo il tracollo dell'azienda storica il Gruppo Paladin ha rilanciato produzione e vendite grazie al doppio stabilimento che comprende pastificio e "Le Conserve della Nonna"
di Stefano Turcato
RAVARINO. Ci sono società e imprenditori che si gettano come avvoltoi su aziende in difficoltà o in fallimento, licenziano lavoratori, le sfruttano per quanto possibile, le svuotano poi le abbandonano. Ma non mancano società e imprenditori autentici che nell’azienda in difficoltà intravedono potenzialità latenti, investono e hanno la capacità di farle risorgere conquistando nuovamente spazi di mercato che erano stati perduti. E una vicenda di questo tipo la ritroviamo a Ravarino, dove l’antico, ultracentenario marchio “Fini 1912”, noto per la produzione di pasta, dopo il baratro in cui era caduto è stato rivitalizzato da una società italiana, il Gruppo Paladin Capital Partners di Giovanni Cagnoli, e ora sta crescendo con buoni risultati.
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La scelta oculata di “Paladin” è stata quella che ha portato alla creazione di un polo alimentare a Ravarino, dove già esisteva l’azienda “Le Conserve della Nonna”, produttrice di salse, passate, sughi, confetture: è nato il Gruppo Fini Spa, società proprietaria dei marchi Fini e Le Conserve della Nonna, e con un investimento di 6,5 milioni di euro due anni fa è stato ampliato lo stabilimento dando vita ai due comparti affiancati con il pastificio da una parte e il vecchio sito produttivo delle conserve a fianco. Una decisione vincente anche per le importanti sinergie consentite dall’accorpamento dei due siti produttivi, mentre nella vecchia sede Fini di via Albareto sono stati mantenuti solo alcuni uffici e il magazzino logistico di “Conserve della Nonna”. Sinergie significative soprattutto in relazione alle risorse umane: il personale che lavora per “Le Conserve della Nonna” è in parte legato alla stagionalità dell’ortofrutta, con inevitabili picchi produttivi alternati a periodi che presentano esigenze minori. Al tempo stesso il pastificio ha la sua produttività standard che varia in maniera molto significativa quando si avvicina il periodo delle festività di fine anno e le richieste del mercato sono molto più elevate. Ecco allora che diventano importanti gli spostamenti interni del personale fra i due siti produttivi in relazione alle rispettive esigenze che variano.
L’acquisizione dell’azienda significava anche accollarsi un debito molto consistente nei confronti di Bper Banca, debito che ora è stato definitivamente saldato e il Gruppo Fini Spa è diventato una società a socio unico, al cento per cento italiana con un centinaio di dipendenti e un fatturato di circa 95 milioni di euro. Alla base del successo imprenditoriale, tanto per Le Conserve della Nonna quanto per la pasta Fini, la volontà di mantenere il legame con il territorio e con le tradizioni alimentari di Modena seguendo le ricette tramandate in queste terre e puntando sulla qualità delle materie prime. Non è un caso se ora nel logo su cui il Gruppo ha deciso di puntare campeggia la scritta “Fini Modena 1912” per sottolineare la lunga tradizione alimentare e il legame con questa provincia.
La sfida del Gruppo Fini va ricercata proprio nella volontà di caratterizzarsi sempre più con la modenesità delle proprie ricette: «Non produciamo solo tortellini, ravioli e tortelloni per il mercato italiano ma anche altri tipi di pasta - dice Roberto Sagner, direttore dello stabilimento - Per esempio tortelloni di dimensioni notevoli che in Italia non hanno mercato ma che hanno successo in Francia, dove arrivano nei supermercati con marchi francesi. In Italia si sta imponendo la qualità dei tortellini tipicamente modenesi, a cominciare dalla consistenza della sfoglia, decisamente maggiore rispetto allo stesso prodotto di altri concorrenti».
E mentre dice queste cose Sagner spiega il processo produttivo dello stabilimento, strabiliante per chi non è del mestiere e osserva come nasce una confezione di tortellini. Macchinari capaci di preparare la sfoglia, il ripieno e soprattutto di articolare passo dopo passo tutta la produzione fino al momento magico del ripiegamento e della chiusura del tortellino: una sfida alla manualità delle mitiche “sfogline”, che lascia stupefatti per la precisione di queste macchine, con il tortellino che viene «annodato» e non «pinzato». Al punto che gran parte del personale che vigila sul lavoro dei macchinari deve più che altro solo concentrarsi sul controllo di eventuali piccole imperfezioni. Anche perché i controlli più significativi sono di pertinenza delle stesse macchine, dotate di sensori che rivelano minimi corpi estranei nel prodotto o l’ermeticità delle chiusure delle confezioni.
La produzione è destinata per l’80% al mercato italiano e solo per il 20% all’estero ma l’aspetto curioso viene evidenziato da Valentina Lanza, responsabile marketing e comunicazione: «Si potrebbe pensare che l’Emilia Romagna possa essere un mercato fra i migliori per noi ma non è così. Forse la presenza di tanti negozi di pasta fresca o comunque in cui si producono primi piatti pronti, realtà che da altre parti non si trovano facilmente, frena l’acquisto dei nostri prodotti nei supermercati. Ma, grazie alla qualità, intendiamo puntare anche sull’Emilia Romagna con linee per palati esigenti come Linea Gourmet».
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