Trasporti, sciopero “antigiungla”
di Andrea Gilioli
Autisti e operatori logistica all’autoporto: «Concorrenza straniera, così ci tagliano tutele e stipendi»
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Si è concluso lo sciopero generale del settore logistica e trasporti, che per due giorni ha visto, anche a Sassuolo e nel distretto, decine di autisti e dipendenti di aziende della logistica, incrociare le braccia per protestare contro le ipotesi, penalizzanti, di rinnovo del contratto collettivo nazionale. Sciopero finito, dunque, ma con la chiara intenzione di ritornare “sulle barricate” se la situazione non dovesse cambiare, ed in particolare se le associazioni di categoria dovessero continuare a difendere la proposta che prevede per i lavoratori una perdita annua di 4-5 mila euro, tra scatti di anzianità, giorni di ferie e di roll e riduzione delle indennità di trasferta.
A indire lo sciopero, Cgil, Cisl, Uil e altre sigle, che accusano le associazioni categoria di voler ridurre le tutele dei lavoratori per renderli competitivi, in una folle guerra al ribasso, coi concorrenti stranieri. Ieri all’autoporto alcune decine di lavoratori hanno tenuto un sit-in, cercando di fermare per alcuni minuti i camionisti al lavoro, sensibilizzandoli sulle ragioni della protesta.
Tra i lavoratori il serpeggiante dubbio che molti si siano fatti convincere dalle promesse dei datori di lavoro, che in alcuni casi hanno garantito integrazioni salariali anche in caso di approvazione della bozza contrattuale penalizzante. «Non ce l’abbiamo coi nostri datori di lavoro - chiariscono Enrico Campi e Roberto Zaganella, delegati Cisl della ditta Gazzotti – ma con chi, per non andare contro alle grandi aziende che usano lavoratori stranieri e delocalizzano, vuole abbassare le nostre tutele. La nostra è una ditta seria, come tante altre, e questa riduzione di tariffe sarebbe prima di tutto devastante per le aziende. Abbassare le tariffe e speculare sui lavoratori non paga: ci sono decine di casi di fallimenti e crisi a dimostrarlo».
La bozza in discussione prevede tra le altre cose un calo dal 20 al 40 % delle indennità di trasferta e due giorni in meno di ferie all’anno.
A indire lo sciopero, Cgil, Cisl, Uil e altre sigle, che accusano le associazioni categoria di voler ridurre le tutele dei lavoratori per renderli competitivi, in una folle guerra al ribasso, coi concorrenti stranieri. Ieri all’autoporto alcune decine di lavoratori hanno tenuto un sit-in, cercando di fermare per alcuni minuti i camionisti al lavoro, sensibilizzandoli sulle ragioni della protesta.
Tra i lavoratori il serpeggiante dubbio che molti si siano fatti convincere dalle promesse dei datori di lavoro, che in alcuni casi hanno garantito integrazioni salariali anche in caso di approvazione della bozza contrattuale penalizzante. «Non ce l’abbiamo coi nostri datori di lavoro - chiariscono Enrico Campi e Roberto Zaganella, delegati Cisl della ditta Gazzotti – ma con chi, per non andare contro alle grandi aziende che usano lavoratori stranieri e delocalizzano, vuole abbassare le nostre tutele. La nostra è una ditta seria, come tante altre, e questa riduzione di tariffe sarebbe prima di tutto devastante per le aziende. Abbassare le tariffe e speculare sui lavoratori non paga: ci sono decine di casi di fallimenti e crisi a dimostrarlo».
La bozza in discussione prevede tra le altre cose un calo dal 20 al 40 % delle indennità di trasferta e due giorni in meno di ferie all’anno.
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