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«Cento giorni di sospensioni all'Ipsia Corni di Modena? Rimedio per i continui ritardi»

di Saverio Cioce
«Cento giorni di sospensioni all'Ipsia Corni di Modena? Rimedio per i continui ritardi»

«Per il furto e l’aggressione ai docenti si è trattato di casi isolati per i quali sono partite le denunce» Ogni 5 arrivi oltre l’orario scatta un giorno di punizione con la conversione in servizi per la scuola  

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MODENA. I 100 giorni di sospensione accumulati all’Ipsia Corni dagli studenti, non sono il risultato di una indiscriminata repressione disciplinare, ma solo un modo per arginare i continui ritardi di una parte degli studenti, grazie alle innovazioni apportate con il regolamento d’istituto, che prevedono tra l’altro la conversione delle sospensioni in turni di lavoro supplementare. E i tre casi più gravi, le sospensioni di più giorni sino alle due settimane? Casi limite.

È questa in buona sostanza la spiegazione della preside dell’istituto, Francesca Romana Giuliani, che spiega la somma di un totale che ha creato sorpresa anche tra i genitori della stessa scuola. Ma lei, con la tranquillità che le viene da una lunghissima carriera nei vari ruoli di insegnante, vicepreside e poi preside, non rinuncia alla briosa pacatezza che le è propria quando deve difendere studenti e docenti.

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Ma c’è di più. Chiamata a governare le varie articolazioni del Corni nei vari indirizzi, è alla guida di una struttura che conta quasi 2800 studenti; un record per i parametri delle scuole modenesi. Per questo il suo osservatorio è particolarmente privilegiato; gli alunni che si iscrivono dopo le medie a uno degli istituti tecnici più blasonati d’Italia non sempre sono motivati a passare le giornate tra lezioni, laboratori e studio a casa.

Preside, come siamo arrivati ai cento giorni di sospensione accumulati dai ragazzi dell’Ipsia?

«Dobbiamo separare due questioni. La prima è legata all’accumulo dei ritardi nell’entrata a scuola, e copre la quasi totalità delle sospensioni, la seconda si tratta di casi eccezionali che meritano un approfondimento».

Proviamo a guardare da vicino cosa è successo

«Sino all’anno scorso la regola in vigore in istituto prevedeva che un ritardo di oltre dieci minuti sull’arrivo in classe, dopo la seconda campanella, comportasse automaticamente l’entrata alla seconda ora. La prima, quindi, veniva saltata automaticamente. A questa scelta i colleghi arrivarono per evitare continue interruzioni da parte di chi entrava a qualsiasi orario, interrompendo lo svolgimento delle lezioni o dei compiti in classe».

Una decisione comprensibile. O no?

«Certamente sì, ma aveva un lato negativo. I ragazzi in ritardo restavano a bighellonare in cortile o davanti all’entrata, magari nell’atrio della scuola, con tutti i problemi connessi. Ogni giorno una trentina, forse una quarantina di alunni si trovava in queste condizioni».

Con le ovvie conseguenze anche per il rendimento scolastico, accorciando la frequenza delle lezioni

«Sì. Vorrei sottolineare però che non si trattava di giovani in malafede. Certo, c’erano i menefreghisti, quelli che magari ci marciavano per paura del compito, ma anche quelli che non arrivavano per forza maggiore, come per i ritardi dei mezzi pubblici. O semplicemente perchè facevano fatica ad alzarsi per tempo e a organizzarsi bene».

Cos’è cambiato da quest’anno?

«Per ovviare a questi inconvenienti, dopo approfondite valutazioni anche con un’apposita commissione, abbiamo scelto una strada diversa che punta a sensibilizzare i meno motivati. Se uno studente arriva per cinque volte di fila in un mese con un ritardo consistente, allora scatta un giorno di sospensione. Automaticamente. E di questo sono state avvisate per tempo le famiglie».

Come hanno reagito?

«Qualche genitore si è allarmato, mi ha telefonato temendo conseguenze sul piano dei voti. Io ho spiegato che un giorno di sospensione non compromette la carriera scolastica, anche perchè la linea di condotta che abbiamo adottato non è quella di aggiungere assenze ad assenze. Soprattutto per gli adolescenti dei primi due anni, perchè nel triennio questi problemi sono praticamente azzerati».

Cioè?

«La sospensione viene trasformata in un rientro pomeridiano in più: mettono a posto i laboratori, i libri e così via. Nessuna rivalsa. Così spingiamo i ragazzi a una maggiore puntualità in classe e i cortili sono vuoti di studenti in attesa».

Poi ci sono i casi limite

«Certo, il furto piuttosto che lo spintone al professore quando si è rimproverati sono eccessi su cui non si può transigere. Ma si tratta anche di ragazzi irregolari, difficili. Nessuna giustificazione, è ovvio. Però come ripeto sempre, gli istituti tecnici raccolgono giovani di ogni fascia sociale con cui bisogna dialogare con autorevolezza. Insegnare bene le nozioni non basta, ma bisogna anche ascoltare e dialogare. E, all’occorrenza, agire energicamente e tempestivamente»
 

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