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Le sfogline a Dubai

di LUCA MARCHINI
Le sfogline a Dubai

Nessun confine territoriale o culturale per la tradizione emiliana, che ad ottobre è letteralmente volata verso i suggestivi Emirati Arabi portando con sè la cultura gastronomica del nostro...

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Nessun confine territoriale o culturale per la tradizione emiliana, che ad ottobre è letteralmente volata verso i suggestivi Emirati Arabi portando con sè la cultura gastronomica del nostro territorio.

Tradizione emiliana, sì, come un nome e cognome, tale è la sua personalità che potrebbe essere raccontata come un personaggio storico che ancora non smette di stupire e di regalarci emozioni palatali, un personaggio magnetico in ogni suo gesto e sapore che attrae la curiosità e l’interesse di popolazioni così lontane culturalmente dalla nostra.

Davvero un grandissimo onore per me, il mio staff e tre eccezionali “sfogline” de “La San Nicola”, esportare la parte più gustosa di Modena in uno degli Emirati Arabi.

Lo scorso 13 ottobre la nostra “terra di sapori e motori” è stata infatti protagonista di un’emozionante evento Ferrari (settore medio orientale degli emirati): la serata di gala dedicata ai clienti locali possessori di un’auto e ai concessionari. “Passione Rossa” il titolo di questo appuntamento ospitato in un lussuoso resort, situato in pieno deserto a Ras al-Khaima, vicino a Dubai.

Abbiamo selezionato le migliori materie prime e presentato in show cooking un risotto al parmigiano reggiano e aceto balsamico e una pasta fatta a mano da bel tre esperte sfogline che con la loro gestualità hanno incantato ogni ospite. Sulle tavole si sono incontrati il nostro menu e quello arabo… si poteva leggere stupore e curiosità negli occhi degli ospiti.

In molti si sono avvicinati chiedendo di imparare a fare i tortellini in brodo di cappone. L’unica doverosa variante è stata nel ripieno, nel rispetto delle forti tradizioni socio-religiose locali, che è stato modificato utilizzando anatra e manzo.

Ogni nazione ha proprie abitudini ed esigenze culturali, ma questo non significa che la nostra tradizione gastronomica non possa essere esportata… certo a volte è necessario adattarla, ma ho sempre riscontrato un forte apprezzamento dei nostri prodotti e ricette.

Abbiamo trascorso due giorni in cucina a contatto con diverse etnie: nepalesi, cingalesi, arabi, sud americani, e tutti hanno voluto conoscere le nostre ricette e i metodi di lavorazione, dunque potremmo parlare di esportazione non solo di sapori, ma anche di tecniche e gestualità… un momento di comunicazione e di grande socializzazione e soprattutto un’altra grande occasione per imparare a gestire le diversità in modo armonioso.

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