Beatrice Schiros, "Modena nel cuore Qui il mio debutto e la mia giovinezza"
Dal teatro Cittadella alla Pazza Gioia di Virzì «I miei mi volevano in ufficio, io mi licenziai»
MODENA. La vita randagia di un attore porta a considerare “casa” tutti quei luoghi in cui ci si è fermati un po’ più di una notte, ma Modena per Beatrice Schiros casa lo è stata davvero e lo è ancora a suo modo. Arrivata in città dall’Abruzzo dove il padre, dirigente di banca, era stato trasferito, la Beatrice adolescente non fatica a stringere amicizia con i suoi compagni di scuola dell’Istituto Barozzi. La spigliatezza e la vivacità l’hanno contraddistinta sin da bambina quando, in casa, declamava poesie e si inventava spettacolini per la famiglia: «Ero la “buffona” della compagnia - ricorda - facevo le imitazioni, raccontavo le barzellette. Mia nonna era una maestra e con lei, a Pontremoli dove passavamo le estati, organizzavamo delle recite memorabili. Mio papà e mia mamma, invece, avevano fatto studi economici e giuridici e per loro era naturale che io seguissi le loro orme - racconta l’attrice - ma stare dietro ad una scrivania a fare dei conti per me era coercitivo, lo facevo per inerzia ma al contempo alimentavo la mia indole creativa frequentando un corso di teatro». Lo “Spazio teatro Cyrano” di Giuseppe Radicia diventa così l’incubatrice del talento che Beatrice dimostrerà già al suo debutto al Cittadella, assaporando cosa volesse dire stare in scena davanti ad un pubblico. «Mi sono talmente divertita che non potevo pensare che una cosa così potesse diventare un mestiere vero e proprio».
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Quando ha capito che la sua vita sarebbe stata su di un palcoscenico?
«Dentro di me covavo questo desiderio che ho realizzato, però, non da giovanissima. Con coraggio mi licenziai e partii per Genova ad inizio anni ‘90 per frequentare la scuola professionale di recitazione del Teatro Stabile, dove sono rimasta per tre anni per poi trasferirmi a Roma dove ho lavorato con Marco Maltauro al Politecnico. I provini per un attore sono all’ordine del giorno e tra quelli andati a buon fine quello per lo Stabile delle Marche che mi permise di andare in scena con Valeria Moriconi».
Quello fu il “la” ad una carriera che l’ha portata ad interpretare i grandi classici greci, Shakespeare, Molière, Goldoni, ma anche nuove produzioni e titoli per i bambini.
«Se devo essere sincera i classici greci mi spaventano sempre un po’, prediligo i testi del presente, i contemporanei. Mi piacerebbe tanto lavorare con Toni Servillo».
Tra tanto teatro ha sperimentato anche la tivù. Com’è stato questo passaggio?
«Allo Stabile di Genova ho studiato con Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, sono stati loro a chiamarmi per una parte in “Cameracafè” dove interpreto tuttora la donna delle pulizie. Poi sono arrivate le fiction “Fuoriclasse” con la Litizzetto e “Provaci ancora Prof!” con Veronica Pivetti».
Molti attori ora preferiscono recitare in fiction o in serie tv. In Italia come all’estero. Cosa pensa di questo trend?
«Un conto è parlare delle serie americane e un conto è parlare delle fiction italiane. Da noi su 30 girate, i prodotti buoni sono 2; da loro i numeri sono differenti e la ragione è da ricercare nella mancanza di autori all’altezza. Mancano gli scrittori anche se in questo periodo sono state fatte cose eccelse come le serie 1992 - 1993 e “Tutto può succedere”. Ma se non hai un copione forte, puoi far recitare tutta Hollywood e tutta Cinecittà senza ottenere nulla di buono».
A proposito di cinema, nel 2016 ha fatto parte del cast del premiatissimo “La Pazza Gioia” di Paolo Virzì. Il grande schermo l’ha conquistata definitivamente?
«“La Pazza Gioia” è stato realmente un evento pazzesco. Ho partecipato ad un provino quasi improvvisato con la mia amica e collega Francesca Turrini: dopo aver detto solo due, tre battute siamo state prese entrambe. Abbiamo avuto una bella sinergia nell’elaborare i nostri personaggi. La sceneggiatura propostaci da Virzì e da Francesca Archibugi era molto essenziale. Dei nostri personaggi sapevamo davvero poco, solo che erano afflitti da problemi psicologici diversi, il mio di natura ossessivo compulsiva, mentre quello di Francesca soffriva di paranoia. Virzì ci ha dato quasi carta bianca e così abbiamo creato non solo il carattere, ma anche l’immagine dei nostri personaggi che lo hanno colpito al punto da inserire i nostri nomi nei titoli di testa e nelle locandine ufficiali del film. E per chi conosce come funzionano le cose nel cinema, escludendo gli attori principali, questo è un riconoscimento che non viene riservato a molti ed io ne sono davvero orgogliosa».
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A proposito di riconoscimenti, nel 2016 gliene è stato assegnato uno molto importante.
«Sì è stato un anno intenso. Quando suonò il telefono e mi ritrovai a parlare con la sorella di Mariangela Melato ero incredula: “Una giuria di critici ti ha selezionata per darti il premio intitolato a Mariangela come migliore attrice teatrale” mi disse e io rimasi lì ad ascoltare il mio cuore che batteva fortissimo. Quest’anno invece ho vinto il Premio Maschere del Teatro paradossalmente come “miglior attrice emergente” per lo spettacolo “Animali da Bar».
E ora?
«Ora sono sul set della trasposizione cinematografica di “Thanks for Vaselina” lo spettacolo di Carrozzeria Orfeo che ha riscosso un enorme successo, con la regia di Gabriele di Luca, mentre il direttore della fotografia è Paolo Carnera. Con me Luca Zingaretti che interpreta mio marito trans e mio figlio è Antonio Folletto che avete visto in Gomorra. Finite le riprese tornerò a Modena per iniziare le prove del nuovo spettacolo di Carrozeria Orfeo “Cous Cous Klan”».
Quindi possiamo dire che Modena è “casa” per lei?
«Modena è la città dove ho vissuto anni bellissimi con la mia famiglia. Ricordo la gioia di abitare in viale Vittorio Veneto vicini al centro e io vicinissima a scuola, le passeggiate in centro con il mio papà il sabato pomeriggio, lo shopping con la mamma in piazza Mazzini. Paradossalmente il luogo che sento più mio è la stazione dei treni. Da qui sono partita per le varie tournée e qui rientravo. Mi giravo e vedevo mio papà che mi aspettava in macchina e se mi giro anche adesso lo vedo che mi guarda e mi saluta con la mano in fondo al viale alberato».
UNA CARRIERA LUNGA 20 ANNI
L'intensa carriera di Beatrice Schiros ha avuto inizio con la frequentazione della “Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova” dove si sono formati anche Tullio Solenghi, Elisabetta Pozzi, Enrico Campanati, Valerio Binasco, i Broncoviz, il duo Luca Bizzarri-Paolo Kessisoglu, Maurizio Lastrico e il drammaturgo Fausto Paravidino. L'esordio sul palcoscenico avviene nel 1996 con la pièce di Antonia Brancati (figlia di Vitaliano Brancati e Anna Proclemer) “Preoccupazione per Lalla” seguita dal dramma di Tennessee Williams “La Rosa Tatuata” con la regia di Gabriele Vacis.
Poi un susseguirsi di titoli dei grandi classici greci, Shakespeare, Goldoni, Molière intervallati da nuove produzioni come quelle di Altan o Alice Rohrwacher, fino a giungere al grande successo con Carrozzeria Orfeo di “Thaks for Vaselina” di Gabriele di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi.
Anche il piccolo schermo è stato ricco di soddisfazioni per Beatrice che nel 2007 ottiene una parte nella sit-comedy “Cameracafè” dei suoi amici di lunga data Luca e Paolo. Seguono le fiction di successo “Fuoriclasse” e “Provaci ancora Prof.”.
Il 2016 è stato un anno magico con il primo ruolo interpretato per il cinema con il capolavoro di Paolo Virzì “La Pazza Gioia” e l'assegnazione del “Premio Hystrio” allo spettacolo “Animali da Bar” di Carrozzeria Orfeo di cui Beatrice è parte del cast e soprattutto del premio “Mariangela Melato” come miglior attrice teatrale.
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