Gioiello in disarmo firmato Pucci-Vecchi
La Giunta Pighi voleva trasformarlo in condominio, bloccato dal Tar e vincolato dalla Soprintendenza
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L’ex assessore comunale Daniele Sitta lo aveva previsto 7 anni fa: «Trovate una soluzione per l’Olympia posto sotto la tutela della Soprintendenza nel 2008 ( guidato allora da Elio Garzillo, ndr): io non sono d'accordo con il vincolo perché ora vuole dire che il degrado dell'area aumenterà visto che poteva solo essere trasformato il condominio». Il degrado del grosso stabile c’era, è aumentato da allora e già alcuni anni fa non fu possibile “trasformarlo” in una palazzina come avrebbero voluto i privati proprietari (l’immobiliare Master Hall). Lo storico ex cinema di via Malmusi, realizzato nel 1954-56 da Mario Pucci e Vinicio Vecchi con la collaborazione di Luciano Giberti per quanto riguarda decorazioni), è dunque una opera di pregio architettonico sul quale la città non è riuscita a fare nulla per salvarlo dopo la chiusura del 2006. C’è preoccupazione soprattutto per la raffinata pannellatura che decora l’atrio, caratterizzata da motivi figurativi tratti dalla storia del cinema, realizzata appunto da Giberti mentre i più noti Pucci e Vecchi “firmavano” l’architettura. Che l’opera sia importante - e perciò meritoria di essere salvata dopo che a Modena si sono già abbattute varie testimonianze del secolo passato - è fuori di dubbio appunto per la presenza dell’architetto Vecchi. Dopo aver collaborato con Mario Pucci, che in Comune dopo la guerra fu una sorta di politico-urbanista potentissimo, già nel 1946 Vecchi lavorò alla realizzazione dei cinema Astra ed Estivo. Poi nel 1954 arrivò la doppia commissione, da parte della società “Anonima Olimpia” la realizzazione della struttura di via Malmusi e del Principe, anch’esso chiuso da anni dopo una riqualificazione andata male. La facciata su strada dell’Olympia coagula graficamente l’andamento degli interni: un basamento a mosaico dove si aprono le uscite di sicurezza, una parete cieca in sottili listelli lignei la cui curvatura riprende l’andamento a guscio del volume interno, un coronamento costituito da sottili voltine spezzate che rincorrendosi richiamano i pannelli acustici che costituiscono il controsoffitto della sala. All’interno l’estrema attenzione al dettaglio è testimoniata dallo studio puntuale di ogni elemento: pilastri lisciati, pareti dai diversi rivestimenti, infissi e maniglie, sino al pregevole e sperimentale controsoffitto dell’atrio, la cui superficie riflettente è punteggiata da una serie di turaccioli di sughero che ne accentuano la suggestiva resa luminosa.
Stefano Luppi
Stefano Luppi
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