legge sulla Separazione delle carriere
I penalisti modenesi hanno raccolto oltre 2700 firme
Raccolta delle firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per la separazione delle carriere dei magistrati: sul territorio modenese quelli della Camera Penale di Modena Carl’Alber...
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Raccolta delle firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per la separazione delle carriere dei magistrati: sul territorio modenese quelli della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux hanno raccolto ben 2727 firme. Nell’annunciare questo risultato, spiegano il significato della loro battaglia e di una campagna informativa che ha visto «i penalisti modenesi, a partire dallo scorso mese di maggio, battere palmo a palmo la Provincia di Modena, incontrando i cittadini nel corso di 20 iniziative, raccogliendo la ragguardevole cifra di 2727 firme, che pone il nostro territorio tra quelli che hanno incontrato il maggior coinvolgimento e condivisione della popolazione».
Nonostante la complessità tecnica dell'argomento, «s'è potuta riscontrare una condivisione piena dei principi posti a base della proposta di riforma, apolitica e apartitica, avanzata dagli avvocati - spiegano gli avvocati modenesi - e già depositata presso gli uffici legislativi della Camera dei Deputati per la discussione da parte del Parlamento».
A livello nazionale è stato infatti raggiunto e ampiamente superato l'obiettivo delle 50mila adesioni «coinvolgendo i cittadini - scrivono i penalisti modenesi - in questa importante battaglia di civiltà che servirà a riequilibrare il sistema giudiziario, concedendo a tutte e due le parti del processo penale (l’accusa e la difesa) le stesse opportunità di partenza nel dimostrare le proprie tesi. Il sistema processuale attuale, purtroppo, non garantisce tale fondamentale princìpio: Giudici e Pubblici ministeri sono operatori del diritto che, pur giocando ruoli assai diversi in seno al processo, appartengono allo stesso ordine, partecipano delle stesse prerogative, possono trasmigrare da una funzione all’altra, siedono negli stessi consigli di disciplina ed autogoverno – valutandosi e giudicandosi reciprocamente – e, non ultimo, si aggregano nelle medesime associazioni di categoria ».
«Questa situazione - conclodono - rende assai sbilanciato il sistema del giudizio penale: da una parte un Giudice ed un Pm accomunati da esperienze, concorsi e carriere professionali intrecciate, dall’altra un difensore isolato dal contesto e posto in una situazione di obbiettiva difficoltà nel far valere i diritti del suo assistito».
Nonostante la complessità tecnica dell'argomento, «s'è potuta riscontrare una condivisione piena dei principi posti a base della proposta di riforma, apolitica e apartitica, avanzata dagli avvocati - spiegano gli avvocati modenesi - e già depositata presso gli uffici legislativi della Camera dei Deputati per la discussione da parte del Parlamento».
A livello nazionale è stato infatti raggiunto e ampiamente superato l'obiettivo delle 50mila adesioni «coinvolgendo i cittadini - scrivono i penalisti modenesi - in questa importante battaglia di civiltà che servirà a riequilibrare il sistema giudiziario, concedendo a tutte e due le parti del processo penale (l’accusa e la difesa) le stesse opportunità di partenza nel dimostrare le proprie tesi. Il sistema processuale attuale, purtroppo, non garantisce tale fondamentale princìpio: Giudici e Pubblici ministeri sono operatori del diritto che, pur giocando ruoli assai diversi in seno al processo, appartengono allo stesso ordine, partecipano delle stesse prerogative, possono trasmigrare da una funzione all’altra, siedono negli stessi consigli di disciplina ed autogoverno – valutandosi e giudicandosi reciprocamente – e, non ultimo, si aggregano nelle medesime associazioni di categoria ».
«Questa situazione - conclodono - rende assai sbilanciato il sistema del giudizio penale: da una parte un Giudice ed un Pm accomunati da esperienze, concorsi e carriere professionali intrecciate, dall’altra un difensore isolato dal contesto e posto in una situazione di obbiettiva difficoltà nel far valere i diritti del suo assistito».
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