Martedì sciopero alla “Cbs” per 8 posti di lavoro a rischio
Proseguono le iniziative di lotta al Gruppo C.B.S. di Spilamberto, azienda del settore ceramico. Dopo il primo sciopero di 8 ore del 27 ottobre, martedì prossimo 7 novembre i lavoratori incroceranno...
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Proseguono le iniziative di lotta al Gruppo C.B.S. di Spilamberto, azienda del settore ceramico. Dopo il primo sciopero di 8 ore del 27 ottobre, martedì prossimo 7 novembre i lavoratori incroceranno nuovamente le braccia per l’intero turno/orario di lavoro. È previsto un presidio davanti alla sede dello stabilimento in via Vignolese dalle 7 alle 15.
Il nuovo sciopero rientra nel pacchetto complessivo di 3 giornate di sciopero proclamate dai sindacati. «Motivo della lotta - dicono Filctem/Cgil, Femca/Cisl, Uiltec/Uil e Fesica/Confsal - la difesa dei posti di lavoro e la richiesta di investimenti per il rilancio della produzione. L’azienda ha comunicato di prevedere una riduzione del personale ritenuta eccessiva. Si tratta di un esubero di 8 unità su 25 addetti, in un’ottica di riorganizzazione e di concentrazione dell’attività di produzione sull’atomizzato. Sono state rigettate dall’azienda le proposte alternative dei sindacati, così come non si procede ad investimenti che sarebbero il vero motore di una concreta ripresa della competitività dell’azienda. Per sindacati e lavoratori è inaccettabile che l’azienda riduca il costo del personale per essere competitiva».
Il nuovo sciopero rientra nel pacchetto complessivo di 3 giornate di sciopero proclamate dai sindacati. «Motivo della lotta - dicono Filctem/Cgil, Femca/Cisl, Uiltec/Uil e Fesica/Confsal - la difesa dei posti di lavoro e la richiesta di investimenti per il rilancio della produzione. L’azienda ha comunicato di prevedere una riduzione del personale ritenuta eccessiva. Si tratta di un esubero di 8 unità su 25 addetti, in un’ottica di riorganizzazione e di concentrazione dell’attività di produzione sull’atomizzato. Sono state rigettate dall’azienda le proposte alternative dei sindacati, così come non si procede ad investimenti che sarebbero il vero motore di una concreta ripresa della competitività dell’azienda. Per sindacati e lavoratori è inaccettabile che l’azienda riduca il costo del personale per essere competitiva».
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