Modena, la scuola salvata da “quelli là” Multicultura è l’innovazione
di Monica Tappa
Oltre i muri di pregiudizio e incomprensione: l’esempio della Collodi a Modena Tra i banchi l’integrazione è possibile, il “razzismo imitativo” arriva dalle famiglie
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Un fondo nero e due grandi occhi che guardano verso un punto lontano. In alto due parole, scritte in corsivo: “Quellilà”. Cos’è? La descrizione è di una copertina di un albo illustrato pubblicato da EDT, illustrato da Michele Rocchetti e scritto da Daniele Movarelli. Un albo che parla di pregiudizi e racconta la paura del diverso: “Quellilà erano i nostri vicini di sempre, temuti come brutti, cattivi e orripilanti. Nessuno di Noi però l’aveva mai visti. Perché loro vivevano di là. E Noi di qua. E quando si sparge la voce che stanno per attaccare la città, tutti i cittadini con il Re in testa si mobilitano per difendersi”. Cercatelo, sfogliatelo, se capitate in libreria.
È una frase che si sente ripetere sempre più spesso nella quotidianità, “quelli là”. La dicono anche i bambini, ormai, ed è straniante sentirlo perché si sa che i bambini vivono mondi senza confini e senza barriere, colgono sfumature e caratteristiche ma confini e barriere quelli no, almeno finché non iniziamo a costruirglieli addosso. Ed è un mondo triste quello dove anche i bambini arrivano a tracciare barricate mentali che diventano, un giorno alla volta, muri. Un mondo dove si vedono adulti che si arrampicano sugli specchi per difendere scelte a volte indifendibili, adulti che ghettizzano e creano divisione perché decidono di andarsene, di lavarsene le mani, di puntare il dito, invece di mettere a disposizione le proprie mani, le proprie risorse, il proprio impegno, che si rinchiudono in una bolla (o una gabbia) dorata. Legittimo, certo. Eppure…
A fine 2016, Rizzoli ha pubblicato il saggio di Benedetta Tobagi “La scuola salvata dai bambini. Viaggio nelle classi senza confine”: è stato un vero e proprio viaggio quello di Benedetta; ha visitato scuole pubbliche di tutta Italia, è andata a vedere cosa succede nelle scuole primarie, anche e soprattutto quelle “ad alta densità di stranieri”.
Che poi, a voler sottolineare l’importanza delle parole, di un bambino nato in Italia da genitori stranieri si potrebbe dire al massimo che ha origini straniere ma è scorretto continuare a etichettarlo come straniero.
Merita una lettura attenta, questo saggio. Dà voce al coraggio degli insegnanti, alle paure dei genitori, all'entusiasmo inarrestabile dei bambini. In una intervista Benedetta Tobagi ha dichiarato: “A scuola l’integrazione esiste, funziona con successo perché i bambini sono duttili e gli insegnati preparati. Le forme di razzismo e di intolleranza alle quali ho assistito spesso si manifestavano attraverso frasi che i bambini avevano sentito dire in casa, proprio dai genitori: razzismo imitativo. La multiculturalità esiste nella normalità, ci sono tanti esempi in Italia di buone pratiche. Chi punta sull’intercultura ha successo, le scuole che la praticano diventano le migliori, le più ricche culturalmente, con didattiche innovative”.
Ieri in consiglio comunale è stata approvata una mozione per promuovere il diritto allo studio contro ogni discriminazione. Al di là dei titoli urlati, dei fatti di cronaca che fanno da specchietti per le allodole all’intolleranza, lo dimostra anche Modena, che l’intercultura è una ricchezza. E lo dimostra proprio in una scuola che trasforma, quotidianamente, un “quelli là” in un “noi. Si chiama Collodi, questa scuola. Lunedì scorso ha celebrato i suoi primi sessant’anni. Una festa “di una comunità”, più che una celebrazione, nonostante la presenza delle autorità. Ad essere là si poteva comprendere che è davvero possibile un’Italia migliore. Al di là delle incomprensioni, degli ostacoli, della fatica. E commuoversi anche un po’, guardando quante mani si sono avvicinate al cuore nel momento in cui è partito l’Inno Nazionale. Mani, occhi e cuori italiani con radici in terre lontane, semi pronti a invadare il nostro paese, sì, ma di bellezza.
L’illustrazione: © Quellilà di D. Movarelli, M. Rocchetti EDT-Giralangolo.
È una frase che si sente ripetere sempre più spesso nella quotidianità, “quelli là”. La dicono anche i bambini, ormai, ed è straniante sentirlo perché si sa che i bambini vivono mondi senza confini e senza barriere, colgono sfumature e caratteristiche ma confini e barriere quelli no, almeno finché non iniziamo a costruirglieli addosso. Ed è un mondo triste quello dove anche i bambini arrivano a tracciare barricate mentali che diventano, un giorno alla volta, muri. Un mondo dove si vedono adulti che si arrampicano sugli specchi per difendere scelte a volte indifendibili, adulti che ghettizzano e creano divisione perché decidono di andarsene, di lavarsene le mani, di puntare il dito, invece di mettere a disposizione le proprie mani, le proprie risorse, il proprio impegno, che si rinchiudono in una bolla (o una gabbia) dorata. Legittimo, certo. Eppure…
A fine 2016, Rizzoli ha pubblicato il saggio di Benedetta Tobagi “La scuola salvata dai bambini. Viaggio nelle classi senza confine”: è stato un vero e proprio viaggio quello di Benedetta; ha visitato scuole pubbliche di tutta Italia, è andata a vedere cosa succede nelle scuole primarie, anche e soprattutto quelle “ad alta densità di stranieri”.
Che poi, a voler sottolineare l’importanza delle parole, di un bambino nato in Italia da genitori stranieri si potrebbe dire al massimo che ha origini straniere ma è scorretto continuare a etichettarlo come straniero.
Merita una lettura attenta, questo saggio. Dà voce al coraggio degli insegnanti, alle paure dei genitori, all'entusiasmo inarrestabile dei bambini. In una intervista Benedetta Tobagi ha dichiarato: “A scuola l’integrazione esiste, funziona con successo perché i bambini sono duttili e gli insegnati preparati. Le forme di razzismo e di intolleranza alle quali ho assistito spesso si manifestavano attraverso frasi che i bambini avevano sentito dire in casa, proprio dai genitori: razzismo imitativo. La multiculturalità esiste nella normalità, ci sono tanti esempi in Italia di buone pratiche. Chi punta sull’intercultura ha successo, le scuole che la praticano diventano le migliori, le più ricche culturalmente, con didattiche innovative”.
Ieri in consiglio comunale è stata approvata una mozione per promuovere il diritto allo studio contro ogni discriminazione. Al di là dei titoli urlati, dei fatti di cronaca che fanno da specchietti per le allodole all’intolleranza, lo dimostra anche Modena, che l’intercultura è una ricchezza. E lo dimostra proprio in una scuola che trasforma, quotidianamente, un “quelli là” in un “noi. Si chiama Collodi, questa scuola. Lunedì scorso ha celebrato i suoi primi sessant’anni. Una festa “di una comunità”, più che una celebrazione, nonostante la presenza delle autorità. Ad essere là si poteva comprendere che è davvero possibile un’Italia migliore. Al di là delle incomprensioni, degli ostacoli, della fatica. E commuoversi anche un po’, guardando quante mani si sono avvicinate al cuore nel momento in cui è partito l’Inno Nazionale. Mani, occhi e cuori italiani con radici in terre lontane, semi pronti a invadare il nostro paese, sì, ma di bellezza.
L’illustrazione: © Quellilà di D. Movarelli, M. Rocchetti EDT-Giralangolo.
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