Punto nascite, in 150 per la protesta davanti a telecamere
Pavullo. La puntata di “Dalla vostra parte” su Rete 4 in diretta dal piazzale della chiesa: «Chiusura inaccettabile»
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PAVULLO. Quasi 150 persone si sono radunate ieri sera a Pavullo per la prima manifestazione di protesta sull'ospedale dopo l'assemblea di martedì scorso.
Sono arrivate nel piazzale della chiesa di San Bartolomeo per la diretta della puntata di “Dalla vostra parte”, condotta da Maurizio Belpietro su Rete 4. Era dedicata alla sanità e ai mancati investimenti, e il comitato “Salviamo l'ospedale di Pavullo”, con Sabrina Pasquesi e Maria Cristina Bettini in primis, si è speso per avere una finestra in cui raccontare quello che sta succedendo in quest'angolo di montagna sul fronte assistenziale, facendone un caso paradigmatico a livello nazionale.
C'era anche Gianni Pinotti di "Pavullo 95", che ha preso la parola diverse volte, ma al di là dei comitati c'era tanta gente comune preoccupata per lo stato di cose. E pronta a nuove mobilitazioni. Per il punto nascite innanzitutto, ma anche più in generale per arrestare quello che viene ritenuto un cammino di irreversibile declino: «È dal 2011 che ci battiamo contro il depotenziamento dell'ospedale – ha ricordato la Bettini facendo un po' da conduttrice – perché stiamo assistendo a un suo progressivo svuotamento. Hanno chiuso reparti, abbiamo perso neanche un mese fa il punto nascite: si è innescato un meccanismo che porta solo nella direzione di fare diventare la struttura una grande Casa della Salute, un ambulatorio. Ma non è di questo che ha bisogno la gente, soprattutto quella che vive nell'alto Appennino, che per raggiungere il primo ospedale di secondo livello, quello di Sassuolo, deve farsi due ore di macchina. E qui facciamo i conti anche con neve e gelo».
La convinzione della gente è che non siano state motivazioni tecniche a condurre a queste scelte e alla chiusura del punto nascite, ma solo calcoli economici: «Non possiamo accettarlo – ha sbottato Gianni Pinotti – ci sono soldi per le banche e per Alitalia, ma per l'ospedale di Pavullo non li abbiamo. Eppure paghiamo le tasse come gli altri».
E qui è partito l'applauso da parte dello schieramento, che ha visto in prima fila una donna con super pancione, vista l'attesa di due gemelli. «Noi come comitato ci siamo costituiti nel 1995 -ha ripreso - perché avevamo già allora sentore che saremmo arrivati a questo punto. Non chiediamo niente di speciale, solo che venga ripristinato quello che c'era prima qui, dove venivano donne anche da lontano per partorire, perché era un centro d'eccellenza. Poi hanno dirottato i parti altrove per fare calare i numeri, lo hanno fatto apposta. Finché le cose non torneranno ad essere quelle di prima – ha ammonito – noi saremo pronti a scendere in piazza». «Non possiamo accettare una logica numerica applica a un'area già disagiata come quella della montagna – ha rilanciato la Bettini – dev'esserci applicata una logica di equità». L'occasione si è chiusa in generale con un po' di rammarico per l'impossibilità, a causa dei tempi ristretti, di entrare a fondo nella vicenda e raccontare storie di donne salvate dal punto nascite di Pavullo.
Daniele Montanari
Sono arrivate nel piazzale della chiesa di San Bartolomeo per la diretta della puntata di “Dalla vostra parte”, condotta da Maurizio Belpietro su Rete 4. Era dedicata alla sanità e ai mancati investimenti, e il comitato “Salviamo l'ospedale di Pavullo”, con Sabrina Pasquesi e Maria Cristina Bettini in primis, si è speso per avere una finestra in cui raccontare quello che sta succedendo in quest'angolo di montagna sul fronte assistenziale, facendone un caso paradigmatico a livello nazionale.
C'era anche Gianni Pinotti di "Pavullo 95", che ha preso la parola diverse volte, ma al di là dei comitati c'era tanta gente comune preoccupata per lo stato di cose. E pronta a nuove mobilitazioni. Per il punto nascite innanzitutto, ma anche più in generale per arrestare quello che viene ritenuto un cammino di irreversibile declino: «È dal 2011 che ci battiamo contro il depotenziamento dell'ospedale – ha ricordato la Bettini facendo un po' da conduttrice – perché stiamo assistendo a un suo progressivo svuotamento. Hanno chiuso reparti, abbiamo perso neanche un mese fa il punto nascite: si è innescato un meccanismo che porta solo nella direzione di fare diventare la struttura una grande Casa della Salute, un ambulatorio. Ma non è di questo che ha bisogno la gente, soprattutto quella che vive nell'alto Appennino, che per raggiungere il primo ospedale di secondo livello, quello di Sassuolo, deve farsi due ore di macchina. E qui facciamo i conti anche con neve e gelo».
La convinzione della gente è che non siano state motivazioni tecniche a condurre a queste scelte e alla chiusura del punto nascite, ma solo calcoli economici: «Non possiamo accettarlo – ha sbottato Gianni Pinotti – ci sono soldi per le banche e per Alitalia, ma per l'ospedale di Pavullo non li abbiamo. Eppure paghiamo le tasse come gli altri».
E qui è partito l'applauso da parte dello schieramento, che ha visto in prima fila una donna con super pancione, vista l'attesa di due gemelli. «Noi come comitato ci siamo costituiti nel 1995 -ha ripreso - perché avevamo già allora sentore che saremmo arrivati a questo punto. Non chiediamo niente di speciale, solo che venga ripristinato quello che c'era prima qui, dove venivano donne anche da lontano per partorire, perché era un centro d'eccellenza. Poi hanno dirottato i parti altrove per fare calare i numeri, lo hanno fatto apposta. Finché le cose non torneranno ad essere quelle di prima – ha ammonito – noi saremo pronti a scendere in piazza». «Non possiamo accettare una logica numerica applica a un'area già disagiata come quella della montagna – ha rilanciato la Bettini – dev'esserci applicata una logica di equità». L'occasione si è chiusa in generale con un po' di rammarico per l'impossibilità, a causa dei tempi ristretti, di entrare a fondo nella vicenda e raccontare storie di donne salvate dal punto nascite di Pavullo.
Daniele Montanari
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