Gazzetta di Modena

Modena

Barbolini: "Con Garzillo toni forti, ma l'Unesco è un successo"

Barbolini: "Con Garzillo toni forti, ma l'Unesco è un successo"

Gentilissimo Direttore, leggo sulla Gazzetta, in un articolo che fa riferimento all’ingresso del sito Duomo, Torre Civica e Piazza Grande da parte dell’Unesco nel novero dei Monumenti Patrimonio dell’...

3 MINUTI DI LETTURA





Gentilissimo Direttore,

leggo sulla Gazzetta, in un articolo che fa riferimento all’ingresso del sito Duomo, Torre Civica e Piazza Grande da parte dell’Unesco nel novero dei Monumenti Patrimonio dell’Umanità, di cui giustamente si ricorda in queste settimane che ricorre il 20° anniversario da quel riconoscimento, che tale straordinario risultato sarebbe stato conseguito «nella indifferenza, se non nella esplicita avversione degli amministratori modenesi, preoccupati soltanto che ne potesse derivare una limitazione nel libero impiego, nella valorizzazione della piazza…». Resto basito: non tanto perché ho considerato allora, e tale lo ritengo ancora oggi, un privilegio essere stato Sindaco in carica nel momento in cui questo è accaduto, ma perché quello fu un traguardo vissuto con vivissimo entusiasmo e orgoglio di appartenenza, insieme con la città. Un risultato che certo va ascritto anche a pieno merito della Soprintendenza, che ne aveva istruito il fascicolo, come di sua precipua competenza, ma che non offusca il lavoro corale di preparazione e supporto dispiegato dai Musei Civici, a dall’azione lungimirante svolta negli anni con merito dall’Amministrazione comunale, fin dai tempi dei lavori della professoressa Cecchi, e dell’iniziativa “Quando le Cattedrali erano bianche”, poi proseguite con impegni di ordine finanziario e cure, anche laddove talvolta le risorse necessarie alla conservazione e restauro, di pertinenza ministeriale, segnavano il passo. Invito a consultare le dichiarazioni di allora, e a rivedere il numero del Giornale del Comune inviato a tutte le famiglie sul tema.

Nell’articolo, a riprova della colpa, si cita anche una mia frase: avrei definito l’architetto Garzillo colui «che le pensa tutte pur di mettere nuovi vincoli». È probabile che l’abbia detto, anche se bisognerebbe forse precisarne il contesto: negli anni in cui sono stato sindaco non sono mancati toni di confronto anche forti con le azioni del Soprintendente, in tema di definizione del tracciato per l’Alta Capacità ferroviaria, o riguardo ai criteri di recupero di siti industriali dismessi e in stato di degrado, in cui spesso entravano in frizione le istanze della tutela, con l’urgenza delle soluzioni da approntare: dialettica che alla fine si è spesso risolta (magari a prezzo di non poca fatica e con allungamento dei tempi) con esiti positivi nell’interesse della comunità, e cito per tutte (ma l’elenco è assai più lungo) il completamento degli spazi a piano terra del Municipio, con l’apertura del Caffè Concerto, il restauro del Teatro Comunale, e della Galleria Civica.

Ci si confrontò anche sull’uso della piazza: sito Unesco da preservare, assolutamente un dovere primario. Ma che per l’Amministrazione doveva mantenere le sue funzioni peculiari di cuore della “civitas”, e non solo divenire un luogo da contemplare. Rivendico che fummo i primi a elaborare le linee di un Regolamento sugli usi “compatibili” con lo spazio piazza e i suoi monumenti, e non era per stramberia che ci applicammo in quegli anni a ricercare azioni di riqualificazione di ambiti, come Largo S. Agostino e la sua Piazza (il progetto Gehry) o il progetto Krier per Piazza Matteotti, proprio per costruire alternative di uso di spazi e salvaguardare profili di tutela del sito Unesco. Se i turisti sono in aumento, è sicuramente per il suo valore aggiunto, e la sua qualità mirabile, ma anche perché si sono sviluppate iniziative che fanno del centro un luogo attrattivo, frequentato, e partecipato: non si può ibernare la vocazione democratica dello spazio pubblico urbano, massimamente di quello più simbolico e identitario. A ben vedere, ritorna un fil rouge di una discussione che a Modena si ripropone spesso: se ai nostri figli dobbiamo lasciare la città esattamente come l’abbiamo trovata, o se il passato possa non necessariamente comportare un’ abolizione radicale del presente e del futuro. E’ confronto delle idee: ma a far prevalere le proprie, se valgono, non serve mentire.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google