Gazzetta di Modena

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«Evasione fiscale e rimborsi fasulli»

di Enrico Vincenzi
«Evasione fiscale e rimborsi fasulli»

Castelnuovo. Cgil contro le cooperative che operano in Castelfrigo: «Non rispettano il contratto nazionale ed eludono l’Iva»

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CASTELNUOVO. La Cgil ieri mattina, dopo il presidio svolto da una cinquantina di operai davanti alla Prefettura di Modena, ha consegnato al Prefetto Patrizia Paba un dossier, in cui sono raccolte tutte «le denunce e irregolarità - spiega Marco Bottura Flai/Cgil - che dal 2005 ad oggi sono state riscontrate nelle cooperative spurie che lavorano nel settore carni».

Ma come agiscono le cooperative? Nel caso specifico della Castelfrigo di Castelnuovo la denuncia di Cgil è durissima e a spiegare gli escamotage tecnici utilizzati è Antonio Mattioli, responsabile politiche contrattuali e segreteria Cgil Emilia Romagna.

«Castelfrigo di proprietà dei fratelli Ciriesi - spiega Mattioli -, assegnava in appalto parte della lavorazione carni al consorzio “Job Service” con presidente Antonio Tramontano, in realtà messo in piedi dai Melone (fratello e sorella); il Consorzio affidava la lavorazione alle cooperative Ilia d.a. e Work Service con presidenti Denis Avdiu e Rustem Hyra, che si avvalevano di Ilia Miltjan (detto il “codino”) per la gestione dei lavoratori che operano in appalto». Quest’ultimo, sempre secondo Cgil, «un personaggio con precedenti per droga e che svolgeva la funzione di caporale in Castelfrigo».

Mattioli prosegue il suo duro attacco per quanto concerne i contratti: «Il costo medio orario di lavoro in Castelfrigo è di 27 euro all’ora (per i dipendenti diretti, ndr), nelle cooperative varia dai 13,5 ai 15,5 euro all’ora attraverso: il mancato rispetto del contratto nazionale di lavoro, che dopo la vertenza del 2016 viene applicato solo a settembre 2017; le giornate di lavoro di 12/14 ore, con parte della retribuzione composta da rimborsi e trasferte per eludere l’imponibile Inps e Irpef, anche con il doppio bonifico (busta paga – ore lavorate in nero). Come è avvenuto in passato, al momento dell’applicazione del contratto nazionale, o quando sono in corso accertamenti degli organismi deputati, le cooperative cessano l’attività per poi riaprire con altri prestanome. Tutto ciò sta ancora per accadere con la comunicazione della cessazione dell’attività delle due cooperative sopramenzionate e il conseguente licenziamento dei 128 lavoratori: magari promettendone la riassunzione di una parte con la costituzione di una nuova cooperativa creata ad hoc. A tutto ciò si aggiunge “l’operazione Iva”: il committente scarica il 22% d’Iva attraverso il pagamento di fatture per gli appalti di opere e servizi al Consorzio, il Consorzio scarica sulle cooperative la stessa Iva, la cooperativa che dovrebbe versare l’IVA allo Stato dopo uno o due anni chiude senza versarla. Oltre a questo non vengono versati i contributi previdenziali, l’Irap e l’Irpef. Questo è un sistema devastante, che rende i lavoratori schiavi, che mette gli uni contro gli altri, che mette in crisi chi opera legalmente sul mercato, che rischia anche di pregiudicare la qualità delle produzioni: è un sistema che va debellato. Lo stiamo denunciando da anni - conclude Mattioli -, inascoltati e spesso derisi: è giunto il momento che ognuno faccia la propria parte e faccia saltare il muro di omertà e connivenze».

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