I turisti cinesi presi per la gola
di Saverio Cioce
Marco Simonini e il sito che traduce i menù italiani per chi arriva da Pechino
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Vuoi vedere che su 7 milioni di turisti cinesi in Italia non ce ne sia qualcuno a cui possa interessare il balsamico e la Ferrari?»
È stata questa l’intuizione di Marco Simonini, 29 anni, una laurea in Economia a Modena dov’è cresciuto e un presente fatto con la valigia in mano per catturare i gusti dell’Estremo Oriente. In società con un amico bolognese, Giuliano Vita, e una società di Hong Kong che ha creduto nell’impresa affiancandoli nell’ex Impero del Dragone, creando una piattaforma telematica dove valorizzare i ristoranti italiani e la gioia di vivere Belpaese per chi arriva da Corea, Russia e Cina.
Si chiama www.dishcovery.menu e offre servizi innovativi, dai menù italiani dei nostri ristoranti scritti descritti in cinese, dagli ingredienti alla ricetta, sino al QR, il codice che, inquadrato dal telefonino, permette di vedere tutto ciò che riguarda il locale in cui sta mangiando.
Ma sono soprattutto i nuovi ricchi della Cina, quella fascia di borghesia medio alta che ha fatto i soldi tra laboratori e imprese rampanti, che dopo vent’anni di capitalismo in salsa comunista ha i soldi e la voglia per conoscere l’Europa.
«Dopo il Corni scientifico, la laurea e il master - racconta Simonini - ho accettato l’offerta di una grande compagnia e mi sono trasferito a Shangai per commercializzare prodotti alimentari legati alla grande distribuzione e agli hotel. L’inserimento è stato buono, anche perchè c’era già una forte collaborazione tra l’ateneo modenese, Pechino e Shangai. In quest’ultima città, che da sola con i sobborghi conta la metà degli abitanti d’Italia, ho capito i tratti distintivi della clientela potenzialmente interessante per il nostro mercato».
«Una volta in Italia - continua - ho pensato di poter offrire qualcosa che finora in Italia non esiste, alzando al massimo l’appetibilità del mercato turistico e agroalimentare italiano per la clientela che arriva da Pechino. Per i cinesi è una mortificazione dover chiedere al cameriere o al padrone del ristorante com’è fatta una pietanza, quali sono gli ingredienti di piatti che conoscono poco o assaggiati solo nei ristoranti italiani in Cina che hanno comunque una scelta limitata di piatti. Ho già messo insieme in tre settimane 50 ristoranti a Venezia, altrettanti li contatteremo a Milano, Roma e Napoli per poi allargarci al resto d’Italia. Modena e l’Emilia Romagna saranno al centro degli itinerari enogastronomici offrendo sia le prelibatezze della tavola che quelle dei motori e altro. A fine anno siamo pronti al lancio in grande stile, anche per diffondere i prodotti italiani e quelli di casa nostra ma già ora il Comune di Venezia ci ha chiesto di allestire percorsi turistici oltre i luoghi canonici che comprendano anche soste a tavola. Siamo solo agli inizi, la strada da fare è lunga ma non ci manca la buona volontà. Dalla nostra parte ci sono i numeri: l’anno scorso i turisti cinesi in Europa sono stati 13 milioni, di cui 3,5 in Italia. Tra sette anni si prevede un arrivo di 26 milione. Per tutti loro poi l’utilizzo dei telefonini per fare acquisti o conoscere le caratteristiche di un prodotto è un’abitudine di massa e diffusa da anni, mentre in Italia siamo solo ai primi passi»
È stata questa l’intuizione di Marco Simonini, 29 anni, una laurea in Economia a Modena dov’è cresciuto e un presente fatto con la valigia in mano per catturare i gusti dell’Estremo Oriente. In società con un amico bolognese, Giuliano Vita, e una società di Hong Kong che ha creduto nell’impresa affiancandoli nell’ex Impero del Dragone, creando una piattaforma telematica dove valorizzare i ristoranti italiani e la gioia di vivere Belpaese per chi arriva da Corea, Russia e Cina.
Si chiama www.dishcovery.menu e offre servizi innovativi, dai menù italiani dei nostri ristoranti scritti descritti in cinese, dagli ingredienti alla ricetta, sino al QR, il codice che, inquadrato dal telefonino, permette di vedere tutto ciò che riguarda il locale in cui sta mangiando.
Ma sono soprattutto i nuovi ricchi della Cina, quella fascia di borghesia medio alta che ha fatto i soldi tra laboratori e imprese rampanti, che dopo vent’anni di capitalismo in salsa comunista ha i soldi e la voglia per conoscere l’Europa.
«Dopo il Corni scientifico, la laurea e il master - racconta Simonini - ho accettato l’offerta di una grande compagnia e mi sono trasferito a Shangai per commercializzare prodotti alimentari legati alla grande distribuzione e agli hotel. L’inserimento è stato buono, anche perchè c’era già una forte collaborazione tra l’ateneo modenese, Pechino e Shangai. In quest’ultima città, che da sola con i sobborghi conta la metà degli abitanti d’Italia, ho capito i tratti distintivi della clientela potenzialmente interessante per il nostro mercato».
«Una volta in Italia - continua - ho pensato di poter offrire qualcosa che finora in Italia non esiste, alzando al massimo l’appetibilità del mercato turistico e agroalimentare italiano per la clientela che arriva da Pechino. Per i cinesi è una mortificazione dover chiedere al cameriere o al padrone del ristorante com’è fatta una pietanza, quali sono gli ingredienti di piatti che conoscono poco o assaggiati solo nei ristoranti italiani in Cina che hanno comunque una scelta limitata di piatti. Ho già messo insieme in tre settimane 50 ristoranti a Venezia, altrettanti li contatteremo a Milano, Roma e Napoli per poi allargarci al resto d’Italia. Modena e l’Emilia Romagna saranno al centro degli itinerari enogastronomici offrendo sia le prelibatezze della tavola che quelle dei motori e altro. A fine anno siamo pronti al lancio in grande stile, anche per diffondere i prodotti italiani e quelli di casa nostra ma già ora il Comune di Venezia ci ha chiesto di allestire percorsi turistici oltre i luoghi canonici che comprendano anche soste a tavola. Siamo solo agli inizi, la strada da fare è lunga ma non ci manca la buona volontà. Dalla nostra parte ci sono i numeri: l’anno scorso i turisti cinesi in Europa sono stati 13 milioni, di cui 3,5 in Italia. Tra sette anni si prevede un arrivo di 26 milione. Per tutti loro poi l’utilizzo dei telefonini per fare acquisti o conoscere le caratteristiche di un prodotto è un’abitudine di massa e diffusa da anni, mentre in Italia siamo solo ai primi passi»
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