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Ramazzini malmessa la Domus rassicura «Lavori imminenti»

di Stefano Luppi
Ramazzini malmessa la Domus rassicura «Lavori imminenti»

Il presidente Gaetano De Vinco: «La struttura sarà superata ma intanto si garantisce sicurezza. Operatori esemplari»

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Eccola la situazione interna della casa di cura “Ramazzini” di via Luosi, la storica struttura con settanta ospiti e sessanta operatori che nei giorni scorsi il sindaco Gian Carlo Muzzarelli ha definito come «non degna di Modena». Talmente malmessa che alcuni operatori, finito il proprio orario di lavoro, nei mesi scorsi si sono incaricati di imbiancare nel proprio tempo libero i muri scrostati. Ed è difficile, dunque, non dare ragione al primo cittadino vedendo la situazione di mura, scale, corridoi, luoghi comuni e anche di parte degli arredi della sede comunale nata nel 1913 come ospedale per le malattie infettive e, dopo la seconda guerra mondiale, come nosocomio per curare i malati di tubercolosi. Qualche operatore dice a denti stretti che forse Muzzarelli poteva usare altri termini meno brutali per descrivere una situazione comunque gravissima anche se gli operatori assicurano che non ci sono problemi per quanto riguarda la situazione degli assistiti. Meno delicati, invece, sono stati i pareri espressi dai parenti dei degenti e da internauti sui social network, riguardo alla situazione della struttura che entro un paio di anni il Comune dovrebbe arrivare a sostituire con due case protette nuove di zecca in altre parti della città (è atteso un bando in Consiglio comunale per le prossime settimane). Sul tema interviene Gaetano De Vinco, presidente della storica cooperativa “Domus assistenza” che in provincia gestisce quindici strutture tra la Bassa, la città e l’area montana.

De Vinco, la situazione della Ramazzini è precaria.

«La struttura è in via di superamento, speriamo entro due-tre anni al massimo, come si era detto al tavolo del welfare. Ma vorrei tranquillizzare tutti».

Prego.

«La nostra struttura, quando facciamo una rilevazione tra i parenti degli ospiti, ottiene sempre buoni risultati. Poi certo nel lavoro di gestione della struttura occorre tenere conto della età dell’edificio, ma i problemi sono soprattutto logistici. Nelle parole del sindaco c’è la volontà di risolvere la situazione».

Muzzarelli ha annunciato a breve la sostituzione della Ramazzini.

«Sì e le due nuove case protette saranno dotate di tutte le nuove tecnologie utili al lavoro che ovviamente ora non sempre possiamo avere. Dopodiché questo luogo, che immagino abbia anche vincoli di legge legati all’età dell’edificio del 1913, magari sarà destinato ad uffici e andrà in ogni caso ristrutturato».

Ma la Ramazzini ha bisogno di lavori immediati, approvati dalla giunta come recitano alcuni documenti pubblici?

«Sì, speriamo vengano fatti a breve perché dobbiamo lavorare in sicurezza fino a che la struttura non verrà dismessa. Ma occorre segnalare l’assoluto attaccamento degli operatori agli ospiti e alla struttura stessa. Non a caso i dipendenti hanno reimbiancato i muri».

Quali sono le urgenze?

«Interventi di rafforzamento alla muratura in un paio di sezioni, alcuni davanzali ammalorati e parti arrugginite, lavori da farsi anche grazie alle risorse giunte dopo il terremoto. In ogni caso la nuova struttura che sostituirà la Ramazzini avrà tutte stanze da due posti e anche singole».

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