Modena, uccise il compagno, non sarà processata
Verona Popescu incapace di intendere e di volere: non può essere giudicata ma sarà sottoposta a ricovero in casa di cura
MODENA. Mentre accoltellava a morte ed evirava Claudio Palladino, Verona Popescu non era in grado di intendere e di volere. Oggi la situazione è cambiata: la sua pericolosità sociale risulta attenuata, al termine delle visite psichiatriche. In base a questa diagnosi, la relazione del perito incaricato dal giudice Eleonora Pirillo, la dottoressa Forghieri, prefigura da un lato la non punibilità della rumena accusata di omicidio volontario e d’altra parte la possibilità di un suo inserimento in una struttura di cura mentale sostitutiva degli ospedali psichiatrici giudiziari oggi aboliti. Una casa di cura come Villa Igea dove possa vivere muovendosi all’interno del complesso di cura con un margine di libertà.
Per questo motivi, ieri la perizia ha chiuso l’incidente probatorio con la restituzione del fascicolo sul Caso Popescu al pm Lucia De Santis. Che ora dovrà proporre appunto una soluzione alternativa a un’incriminazione di fatto impossibile. Se è ingenuo pensare che per lei evitare il processo vuol dire farla franca, una misura di sicurezza adeguata andrà comunque studiata.
Nel frattempo la difesa, avvocato Mariano Albanese, presto presenterà un’istanza di revoca della misura di custodia cautelare in carcere. Una misura non detentiva che secondo la difesa potrebbe essere in linea con la possibilità di inserire la Popescu in una Rems, una casa di cura per malattie mentali.
Nel frattempo il pm porterà ancora avanti le indagini in vista di una udienza preliminare che dovrà affrontare, in questo caso in modo decisivo, la questione della imputabilità della ex compagna della vittima. Oggi la Popescu è infatti ancora accusata di omicidio volontario. Sarà quindi il gip a decidere quale misura psichiatrica è adatta alla situazione.
Ieri non si è presentato nessuno come parte offesa. Non si sa se al momento dell’udienza preliminare i familiari di Claudio Palladino si costituiranno parte civile.
Il perito del giudice, al termine della sua disamina psichiatrica, ha dunque considerato autentiche le farneticazioni della Popescu sull’idea di un complotto politico interazionale per contaminare i cibi. Così come il suo disagio verso l’uomo che amava - che aveva amato - nel qual riconosceva un complice di questo complotto. A innervosirla, infatti, era il fatto che lui considerasse questi suoi disegni complottistici semplici «fisime», baggianate. Questa incapacità della Popescu di uscire dai suoi racconti sui cibi contaminati e sul controllo alimentare che doveva portare alla sottomissione di popoli interi, un piano secondo lei attuato a partire dal Terzo Reich, è sfociata nell’idea che l’uomo amato era stato anche lui contaminato dal cibo e quindi era una specie di nemico in casa.
Di qui i litigi continui degli ultimi tempi terminati all’alba del 23 giugno scorso quando la Popescu si è alzata per preparare una colazione. Il battibecco consueto si è però trasformato in furia da parte della donna. Prima ha gettato un pentolino di liquido bollente verso la faccia di Claudio, poi lo ha aggredito con un coltello e in bagno lo ha colpito con otto colpi mentre lui gridava di smettere, che così sarebbe morto. E poi, quando Claudio è morto sotto i suoi colpi, lo ha evirato mettendo i genitali in un sacchetto appoggiato su un piattino da caffé riposto nel frigorifero. Un gesto impressionante. Subito dopo si è lavata, si è cambiata, ha acceso la tv, ha chiamato la polizia e ha guardato un programma in attesa dell’arrivo degli agenti ai quali ha confessato tutto subito.
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