Quando un diamante si rivela una fregatura
di Stefano Totaro
Modenesi nei guai: c’è chi ha acquistato per 40mila euro, ma il valore è un terzo Federconsumatori: «Tanti ora non sanno più come disinvestire o rivendere»
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A volte un diamante può essere una fregatura per sempre, soprattutto quando lo si paga tre volte il suo valore reale e non si riesce a rivenderlo in tempi né brevi né medio lunghi e a prezzi almeno soddisfacenti, da non perderci tantissimo. Ne sanno qualcosa parecchi modenesi, per ora una ventina quelli che hanno denunciato la loro “sofferenza” a Federconsumatori, che dopo la certezza di aver fatto un buon investimento hanno già capito che si trattava invece solo di una illusione e che un diamante da sogno si sta trasformando in un incubo economico.
C’è chi ha investito ben 40mila euro, comprando diamanti, fidandosi del “percorso” che era stato prospettato dalla propria banca, e ora si ritrova con diamanti che, pur essendo di numerosi carati, hanno in pratica un terzo del valore per cui sono stati acquistati. Gli altri risparmiatori, ugualmente infuriati, hanno investito in media sui 10mila euro
Lo conferma Maurizio Guidotto, presidente di Federconsumatori Modena : «Da quando è stata pubblicata la notizia che l’Antitrust ha multato quattro banche e due società di intermediazione sulle vendita di diamanti, i modenesi hanno iniziato a chiamare il nostro centralino, Per ora sono una ventina ma abbiamo il sentore che il numero salirà. Li abbiamo invitati tutti presso i nostri uffici, in modo da visionare bene il caso e la pratica e iniziare così a supportare il loro ricorso e il loro rimborso».
Una spinta ai ricorsi viene dall’Antitrust che al termine dui due istruttorie ha comminato 15milioni e 350mila euro di multa «ai broker Intermarket Diamond Business e Diamond Private Investment e alle banche coinvolte, Unicredit, Banco Bpm, Intesa San Paolo e MPS per informazioni omissive - scrive Federconsumatori - e pubblicità ingannevole in merito alle caratteristiche dell’investimento proposto, al prezzo dei diamanti stessi e alla convenienza economica di tale acquisto».
Come spiega Gasparotto «in tanti si sono fatti attirare anche da pagine pubblicate su quotidiani economici famosi, molto simili a quelle dove vi sono articoli e servizi, mentre quelle pagine erano pubblicitarie. Questo ha fatto pensare che fossero articoli redatti dal giornale stesso. E poi comunque è stato il rapporto fiduciario con la banca, il vedere che questi investimenti in diamanti venivano proposti proprio dalle banche, li ha spinti all’acquisto».
«Quello che i nostri assistiti contestano - dice Gasparotto - è di aver comprato i diamanti in base a quotazioni fatte in pratica da chi li vendeva, attraverso grafici costruiti sull’andamento dei prezzi di vendita presentati come “quotazioni” inducevano i risparmiatori a credere che ci fosse un’aspettativa di apprezzamento del valore futuro dei diamanti, oltre a far credere alla facile liquidabilità e rivendibilità degli stessi diamanti. Operazioni quest’ultime, oltre che difficili perché non vi sono acquirenti, hanno inoltre commissioni altissime, del 10 o del 12 per cento». Le banche dunque hanno “accompagnato” i modenesi all’acquisto: «Questa pratica commerciale - afferma Federconsumatori - è stata favorita proprio dal canale vendita di cui ci si avvaleva, cioè la rete bancaria. Infatti, il fatto che l’investimento fosse proposto da personale bancario e la presenza dello stesso personale agli incontri tra broker e clienti favoriva l’attribuzione di un’ampia credibilità alle informazioni contenute nel materiale promozionale, determinando molti consumatori a procedere con l’acquisto senza ulteriori accertamenti». E adesso inizia la battaglia legale di Federconsumatori.
C’è chi ha investito ben 40mila euro, comprando diamanti, fidandosi del “percorso” che era stato prospettato dalla propria banca, e ora si ritrova con diamanti che, pur essendo di numerosi carati, hanno in pratica un terzo del valore per cui sono stati acquistati. Gli altri risparmiatori, ugualmente infuriati, hanno investito in media sui 10mila euro
Lo conferma Maurizio Guidotto, presidente di Federconsumatori Modena : «Da quando è stata pubblicata la notizia che l’Antitrust ha multato quattro banche e due società di intermediazione sulle vendita di diamanti, i modenesi hanno iniziato a chiamare il nostro centralino, Per ora sono una ventina ma abbiamo il sentore che il numero salirà. Li abbiamo invitati tutti presso i nostri uffici, in modo da visionare bene il caso e la pratica e iniziare così a supportare il loro ricorso e il loro rimborso».
Una spinta ai ricorsi viene dall’Antitrust che al termine dui due istruttorie ha comminato 15milioni e 350mila euro di multa «ai broker Intermarket Diamond Business e Diamond Private Investment e alle banche coinvolte, Unicredit, Banco Bpm, Intesa San Paolo e MPS per informazioni omissive - scrive Federconsumatori - e pubblicità ingannevole in merito alle caratteristiche dell’investimento proposto, al prezzo dei diamanti stessi e alla convenienza economica di tale acquisto».
Come spiega Gasparotto «in tanti si sono fatti attirare anche da pagine pubblicate su quotidiani economici famosi, molto simili a quelle dove vi sono articoli e servizi, mentre quelle pagine erano pubblicitarie. Questo ha fatto pensare che fossero articoli redatti dal giornale stesso. E poi comunque è stato il rapporto fiduciario con la banca, il vedere che questi investimenti in diamanti venivano proposti proprio dalle banche, li ha spinti all’acquisto».
«Quello che i nostri assistiti contestano - dice Gasparotto - è di aver comprato i diamanti in base a quotazioni fatte in pratica da chi li vendeva, attraverso grafici costruiti sull’andamento dei prezzi di vendita presentati come “quotazioni” inducevano i risparmiatori a credere che ci fosse un’aspettativa di apprezzamento del valore futuro dei diamanti, oltre a far credere alla facile liquidabilità e rivendibilità degli stessi diamanti. Operazioni quest’ultime, oltre che difficili perché non vi sono acquirenti, hanno inoltre commissioni altissime, del 10 o del 12 per cento». Le banche dunque hanno “accompagnato” i modenesi all’acquisto: «Questa pratica commerciale - afferma Federconsumatori - è stata favorita proprio dal canale vendita di cui ci si avvaleva, cioè la rete bancaria. Infatti, il fatto che l’investimento fosse proposto da personale bancario e la presenza dello stesso personale agli incontri tra broker e clienti favoriva l’attribuzione di un’ampia credibilità alle informazioni contenute nel materiale promozionale, determinando molti consumatori a procedere con l’acquisto senza ulteriori accertamenti». E adesso inizia la battaglia legale di Federconsumatori.
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