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castelfrigo. cisl: «tuteliamo il lavoro» 

Cgil: «Confindustria è dalla nostra parte: ma servono i fatti»

di Enrico Vincenzi
Cgil: «Confindustria è dalla nostra parte: ma servono i fatti»

CASTELNUOVO . «Legalità» e «Basta schiavi» sono gli slogan che 60 lavoratori della Castelfrigo hanno pronunciato ieri davanti alla sede di Confindustria a Modena, dove alle 10 si è svolto un...

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CASTELNUOVO . «Legalità» e «Basta schiavi» sono gli slogan che 60 lavoratori della Castelfrigo hanno pronunciato ieri davanti alla sede di Confindustria a Modena, dove alle 10 si è svolto un picchetto della Cgil. I lavoratori hanno chiesto agli industriali di prendere una posizione netta a difesa della legalità e di presa di distanza dall’operato di Castelfrigo, azienda iscritta a Confindustria e al cui interno, denuncia la Cgil, operano coop spurie (Ilia e Work Service). Poco prima delle undici, una delegazione di operai e sindacalisti è stata ricevuta in Confindustria, per incontrare i rappresentanti degli industriali per circa un’ora. «Confindustria, a parole, ci dà ragione ed è dalla parte della legalità - ha detto Marco Bottura della Cgil al termine dell’incontro -. Verificheremo questa cosa nei fatti, nei tavoli provinciali e regionali». Oggi, in Regione, si terrà un tavolo sulla vertenza Castelfrigo, mentre la sera, a Modena, in sala degli Ulivi, i lavoratori racconteranno le loro storie. Intanto, il segretario generale della Fai Cisl Emilia Centrale Vittorio Daviddi lancia un monito: «L’azienda ha la grande responsabilità di aver scelto, come altre, di appaltare, ma non può diventare il capro espiatorio delle inaccettabili condizioni in cui si trovano i lavoratori del settore delle carni. Non condividiamo la radicalizzazione dello scontro, che non giova a nessuno, men che meno ai lavoratori. Se la situazione della Castelfrigo non torna rapidamente alla normalità, l’azienda chiude, con il risultato che restano a casa 250 persone tra dipendenti diretti e delle cooperative». Inoltre ieri si è tenuta una riunione a Castelvetro tra la proprietà di Suincom di Solignano e i SiCobas, che chiedevano il rispetto del contratto alimentaristi (prima risultavano come facchini) e condizioni di sicurezza per gli operai. Entrambe condizioni che sono state ottenute.

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