Gazzetta di Modena

Modena

La famiglia se ne va: insediamento abusivo finisce dopo due anni

di Carlo Gregori
La famiglia se ne va: insediamento abusivo finisce dopo due anni

Sgomberata la casetta mobile dal terreno a Cave Rubbiani: gli occupanti cambiano domicilio e mettono in vendita l’area

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MODENA. Al civico 25/a non c'è più nessuno. La casetta è sparita. Restano il tendone, la tettoia e un camper vuoto. Pare arrivata a conclusione la vicenda di insediamento illegale del terreno di via Cave Rubbiani, un appezzamento comperato nel settembre 2015 da una donna sinti modenese e regalato alla nipotina di 8 anni che vive con la madre e il padre, un autotrasportatore non nomade. Sabato scorso, a pochi giorni dalla prima udienza del processo per abuso edilizio, che si è svolta ieri, la famiglia ha lasciato il terreno ad alta vocazione agricola e oltretutto vicino all'argine del Panaro nel quale viveva da un anno e mezzo in spregio alle norme urbanistiche e soprattutto in spregio all'ordinanza del Comune.

Il camionista e la sua famiglia (che comprende anche un figlio adolescente) si sono trasferiti in un'altra provincia, dopo che lui è riuscito a trovare un lavoro sicuro. E questo, lo aveva sempre sostenuto, era il suo primo obiettivo: avendo perso il posto in una ditta di Parma a causa della crisi e non potendo più pagare il mutuo della sua casa, aveva escogitato questa soluzione. Che non era legale.

L'insediamento era avvenuto un passo alla volta con delle tappe forzate che avevano suscitato scalpore a Modena per la loro spregiudicatezza. Prima l'acquisizione del terreno per 70mila euro da un privato modenese, poi un primo breve insediamento di camper. Poi due camper. Quindi la casetta mobile portata in maniera avventurosa in un giorno di pioggia - in qualche modo era stata caricata su un rimorchio e in curva si era persino rovesciata nel fossato - e l'arrivo e la permanenza della famiglia di due adulti e due minori. Infine l'allacciamento dell'elettricità senza i requisiti di abitabilità e un contratto di fornitura, un aspetto spesso sottolineato dal vicinato ma mai chiarito. I vicini si erano allarmati per la decisione e l'irruenza del loro arrivo su un terreno fino all'anno prima coltivato a cipollotti o grano. La tensione tra loro e quel nucleo familiare era cresciuta al punto che la famiglia aveva fatto erigere una barriera di protezione per impedire ai curiosi di sbirciare e controllare cosa si trovava sul terreno.

Nel frattempo le segnalazioni alla polizia municipale si sono susseguite a raffica per tutto il febbraio e il marzo 2016. Se inizialmente non accadeva nulla e il Comune continuava a sostenere: «Non si ravvede alcun illecito», in seguito ha dovuto arrendersi all'evidenza di quell'insediamento del tutto anomalo e senza permessi; dimora che adesso definiva «un insediamento residenziale incompatibile per l'ambito a vocazione agricola» e finalmente ordinava la demolizione delle opere realizzate e il ripristino del terreno ad uso agricolo. Ma la famiglia è rimasta. Sono passati i mesi, i residenti hanno avuto alcuni incontri finché è partito un esposto che si è concluso con un'inchiesta della Procura e un rinvio a giudizio per abuso edilizio. Sabato, a pochi giorni dalla prima udienza che vede imputati l'autista e la moglie, è avvenuto il tanto atteso sgombero. La coppia, seguita dall'avvocato Nicoletta Tietto, pare intenzionata a mettere in vendita il terreno, anche perché non abita più a Modena.


 

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