«La nuova frontiera? Curare la cecità bilaterale»
La prof. Pellegrini: «Persone rimaste cieche per incidenti potranno vedere» Il prof. De Luca: «Abbiamo imparato molto dal punto di vista biologico»
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Il professor Michele De Luca non si ferma. Ora i risultati ottenuti dal trapianto di pelle rigenerata nel suo laboratorio di Modena su un bimbo farfalla - 500mila casi nel mondo, un migliaio in Italia - «ci stanno indicando come andare avanti nella terapia genica delle malattie della pelle». Sono risultati cruciali: «Abbiamo imparato moltissimo dal punto di vista biologico e adesso sappiamo che la pelle umana è sostenuta da cellule staminali molto longeve, che a loro volta generano cellule progenitrici che vivono poco e si rinnovano continuamente». Dimostrarlo era necessario perché una parte della comunità scientifica pensava che ci fosse un unico tipo di staminali della pelle. Dopo 30 anni di ricerche, era la conferma che mancava prima di passare alla sperimentazione clinica. Grazie a questa esperienza, ha aggiunto, diventa possibile «stabilire dei criteri generali che devono essere considerati nella terapia genica».
Nel 2006, sempre dal suo gruppo, è arrivato il primo successo al mondo nella cura di una malattia genetica della pelle, in un uomo di 36 anni. Almeno un centinaio i pazienti che erano già in lista d'attesa per l'intervento, ma tutto si è bloccato dopo lo stop imposto dalle nuove regole europee: «sono state comunque le benvenute - osservato De Luca - perché sono le stesse che hanno permesso di arginare una vicenda come quella di Stamina». A 11 anni di distanza, dopo una lunga parentesi, il trapianto per uso compassionevole ha aperto la strada ai test clinici.
Lo scenario futuro lo spiega la professoressa Graziella Pellegrini, coordinatrice della terapia cellulare del centro di Medicina Rigenerativa e protagonista in sala operatoria negli interventi su Hassan: «La pelle è la parte di tessuto più grande che abbiamo e ora sappiamo che possiamo sostituirla e il messaggio che dobbiamo contestualmente lanciare - spiega la professoressa Pellegrini - è che questo è stato possibile con gli sforzi di equipe che prima non si conoscevano e hanno lavorato unicamente per curare il bambino mettendo da parte ogni personalismo. Sembra banale ma è un dato da sottolineare perchè è così che si fanno le cose». Per arrivare dove? «La nostra piattaforma di lavoro ci dà grande fiducia per il futuro nel quale abbiamo da pianificare diverse ricerche in fase avanzata. Gli ambiti sono principalmente due: l’ipospadia dell’uretra, una malformazione congenita e la cecità bilaterale». Significa, ad esempio, che persone rimaste cieche potranno vedere: «Pensiamo ad ustioni, la candeggina negli occhi, l’acido delle batterie, la soda, la calce, tutti incidenti che accadono nel quotidiano e in un attimo cambiano la vita di molte persone. Poter ridare loro la vista ricostruendo la superficie oculare dell’epitelio corneale è una grande sfida. Interventi sulle vie respiratorie li stiamo studiando, ma per questo ci vorrà ancora tempo». (d.b.)
Nel 2006, sempre dal suo gruppo, è arrivato il primo successo al mondo nella cura di una malattia genetica della pelle, in un uomo di 36 anni. Almeno un centinaio i pazienti che erano già in lista d'attesa per l'intervento, ma tutto si è bloccato dopo lo stop imposto dalle nuove regole europee: «sono state comunque le benvenute - osservato De Luca - perché sono le stesse che hanno permesso di arginare una vicenda come quella di Stamina». A 11 anni di distanza, dopo una lunga parentesi, il trapianto per uso compassionevole ha aperto la strada ai test clinici.
Lo scenario futuro lo spiega la professoressa Graziella Pellegrini, coordinatrice della terapia cellulare del centro di Medicina Rigenerativa e protagonista in sala operatoria negli interventi su Hassan: «La pelle è la parte di tessuto più grande che abbiamo e ora sappiamo che possiamo sostituirla e il messaggio che dobbiamo contestualmente lanciare - spiega la professoressa Pellegrini - è che questo è stato possibile con gli sforzi di equipe che prima non si conoscevano e hanno lavorato unicamente per curare il bambino mettendo da parte ogni personalismo. Sembra banale ma è un dato da sottolineare perchè è così che si fanno le cose». Per arrivare dove? «La nostra piattaforma di lavoro ci dà grande fiducia per il futuro nel quale abbiamo da pianificare diverse ricerche in fase avanzata. Gli ambiti sono principalmente due: l’ipospadia dell’uretra, una malformazione congenita e la cecità bilaterale». Significa, ad esempio, che persone rimaste cieche potranno vedere: «Pensiamo ad ustioni, la candeggina negli occhi, l’acido delle batterie, la soda, la calce, tutti incidenti che accadono nel quotidiano e in un attimo cambiano la vita di molte persone. Poter ridare loro la vista ricostruendo la superficie oculare dell’epitelio corneale è una grande sfida. Interventi sulle vie respiratorie li stiamo studiando, ma per questo ci vorrà ancora tempo». (d.b.)
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