La nuova sfida: ampliare il centro
Creare il primo hub mondiale potenziando la parte clinica: servono finanziamenti
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«Facciamo di Modena un hub per l’epidermolisi bollosa». Significa che chi ne soffre non dovrà più sperare girando il mondo, ma venendo a Modena troverà la diagnosi molecolare e l’applicazione clinica, tutto nella stessa struttura».
È il prossimo sogno di Michele De Luca, che non si ferma mai e nemmeno questa volta vuole lasciare nulla al caso. Le sfide sono il suo pane quotidiano, e accanto alla ricerca mette anche nuovi investimenti: «Chi mi conosce sa che quando chiedo faccio davvero. Ma il messaggio che voglio lanciare è chiaro: Modena ha tutte le carte in regola per implementare in questa cura la parte clinica e diventare ancora di più un posto unico al mondo nella terapia cellulare e genica. La collaborazione con il centro dir ricerche genomiche esiste già, l’interesse della clinica dermatologica del professor Pellacani è alto. Ci sono tutte le competenze per sviluppare un percorso eccezionale. Servono, certo, i finanziamenti - messaggio diretto al rettore Angelo Andrisano e al presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena Paolo Cavicchioli - per una nuova struttura e per garantire personale indispensabile alla ricerca e alla parte clinica. La Regione ci sta sostenendo, dallo Stato, invece, da tempo non rientriamo nei finanziamenti».
«Il lavoro pubblicato su Nature conferma il ruolo di primo piano che rivestono i ricercatori del nostro ateneo nel panorama internazionale della medicina rigenerativa - dichiara Andrisano – e l’importanza della fattiva collaborazione tra pubblico e privato, come quella che abbiamo con lo spin-off Holostem, fondato dai ricercatori di Unimore con Chiesi Farmaceutici, e con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, che ha costruito il Centro e continua a sostenere con generosità le eccellenze della ricerca universitaria e l’innovazione».
«Il Centro di Medicina Rigenerativa – spiega il presidente della Fondazione Cavicchioli – è uno dei maggiori interventi sinora sostenuti dalla Fondazione che, grazie alla lungimiranza della precedente consiliatura, lo ha finanziato interamente con un impegno di oltre 13 milioni di euro. Tutto questo è stato possibile – aggiunge Cavicchioli – grazie a un modello virtuoso di collaborazione tra la città, la Fondazione e l’Università di Modena e Reggio Emilia, alla quale va il grande merito di aver consolidato in pochi anni un forte interesse nei confronti della sperimentazione biomedica».
È il prossimo sogno di Michele De Luca, che non si ferma mai e nemmeno questa volta vuole lasciare nulla al caso. Le sfide sono il suo pane quotidiano, e accanto alla ricerca mette anche nuovi investimenti: «Chi mi conosce sa che quando chiedo faccio davvero. Ma il messaggio che voglio lanciare è chiaro: Modena ha tutte le carte in regola per implementare in questa cura la parte clinica e diventare ancora di più un posto unico al mondo nella terapia cellulare e genica. La collaborazione con il centro dir ricerche genomiche esiste già, l’interesse della clinica dermatologica del professor Pellacani è alto. Ci sono tutte le competenze per sviluppare un percorso eccezionale. Servono, certo, i finanziamenti - messaggio diretto al rettore Angelo Andrisano e al presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena Paolo Cavicchioli - per una nuova struttura e per garantire personale indispensabile alla ricerca e alla parte clinica. La Regione ci sta sostenendo, dallo Stato, invece, da tempo non rientriamo nei finanziamenti».
«Il lavoro pubblicato su Nature conferma il ruolo di primo piano che rivestono i ricercatori del nostro ateneo nel panorama internazionale della medicina rigenerativa - dichiara Andrisano – e l’importanza della fattiva collaborazione tra pubblico e privato, come quella che abbiamo con lo spin-off Holostem, fondato dai ricercatori di Unimore con Chiesi Farmaceutici, e con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, che ha costruito il Centro e continua a sostenere con generosità le eccellenze della ricerca universitaria e l’innovazione».
«Il Centro di Medicina Rigenerativa – spiega il presidente della Fondazione Cavicchioli – è uno dei maggiori interventi sinora sostenuti dalla Fondazione che, grazie alla lungimiranza della precedente consiliatura, lo ha finanziato interamente con un impegno di oltre 13 milioni di euro. Tutto questo è stato possibile – aggiunge Cavicchioli – grazie a un modello virtuoso di collaborazione tra la città, la Fondazione e l’Università di Modena e Reggio Emilia, alla quale va il grande merito di aver consolidato in pochi anni un forte interesse nei confronti della sperimentazione biomedica».
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