Una nuova pelle salva un bimbo farfalla
di Davide Berti
Cellule staminali geneticamente corrette impiantate nell’80 per cento del corpo di un paziente di 7 anni: ora sta bene
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Un disegno incorniciato e appeso al muro di uno dei corridoi candidi e immacolati del Centro di Medicina Rigenerativa dell’università di Modena. Sul foglio la figura di un bambino fasciato e malconcio che sorride ricevendo un fiore da una bambina. In quel gesto c’è la rinascita di Hassan, che si firma disegnando Modena come il centro medico che gli ha salvato la vita. Il disegno lo ha donato lui ai medici, ricercatori e scienziati modenesi che lo hanno salvato. Merito del Centro di Medicina Rigenerativa dell’Università di Modena, che ha annunciato la pubblicazione su Nature - una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo - di uno studio sul primo intervento salvavita al mondo di terapia genica con cellule staminali epidermiche geneticamente corrette che ha consentito al team internazionale coordinato dal professor Michele De Luca di Unimore di raggiungere conoscenze fondamentali nel campo della biologia delle cellule staminali, con la collaborazione dello spin-off universitario Holostem Terapie Avanzate ed altre prestigiose realtà accademiche e cliniche universitarie europee.
Il caso di Hassan. È una storia che emoziona quella del bambino siriano, fuggito dalla guerra e arrivato in Germania con una forma grave di epidermolisi bollosa, malattie genetica rara caratterizzata da pelle estremamente fragile e dalla ricorrente formazione di bolle che riducono la pelle al punto da essere come vittima di una ustione di terzo grado. Hassan è rinato prima arrivando in Germania, poi trovando dei medici che hanno affrontato la sua malattia, prima giudicata incurabile.
«Sono conosciuti come “Bambini Farfalla” perché sono così delicati che basta un minimo contatto per creare sulla loro pelle dolorose bolle e lesioni. Il nome scientifico della patologia è Epidermolisi Bollosa (EB) ed è una malattia rara dovuta ad un difetto nei geni deputati alla produzione delle proteine responsabili dell’adesione dell’epidermide al derma», spiega il professor Michele De Luca, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” di Unimore.
La ricerca. Da più di trent’anni, De Luca coltiva in laboratorio cellule staminali epidermiche, grazie ad una tecnica imparata negli Stati Uniti, applicate inizialmente come trattamento salvavita su centinaia di pazienti con ustioni di terzo grado e poi, dopo averle geneticamente corrette, in sperimentazioni cliniche di terapia genica per l’Epidermolisi Bollosa, la cui prova di principio è stata pubblicata su Nature Medicine nel 2006.
Quando, nel 2015, un bambino siriano di 7 anni, affetto da una forma di Epidermolisi Bollosa Giunzionale così grave da dover indurre il coma farmacologico per rendere sopportabili i dolori dovuti alla perdita della quasi totalità della pelle e alle infezioni da questa scatenate, viene trasferito al centro ustioni dell’Ospedale di Bochum, in Germania, i pediatri Tobias Rothoeft e Norbert Teig si mettono in contatto con Modena.
Corsa contro il tempo. «Il bambino aveva una mutazione nello stesso gene che avevamo già corretto in fase di sperimentazione clinica su due pazienti – racconta Michele De Luca – sebbene in aree molto meno estese. Il Centro di Medicina Rigenerativa disponeva di un’officina autorizzata alla produzione di lembi di epidermide geneticamente corretta per uso umano, gestita dal nostro spin-off universitario Holostem Terapie Avanzate. Si trattava solo di ottenere tutte le autorizzazioni e avremmo potuto tentare di fare il possibile per salvare il bambino». L’80 per cento del corpo era danneggiato, di fatto come bruciato.
«È stata una corsa contro il tempo quella che hanno fatto i nostri biotecnologi, in particolare Sergio Bondanza, lavorando giorno e notte per produrre i lembi di epidermide per il trapianto da inviare in Germania – ricorda il dottor Paolo Chiesi, Presidente di Holostem Terapie Avanzate - Holostem è nata per portare ai pazienti i prodotti della ricerca universitaria, come abbiamo fatto con Holoclar, la terapia avanzata per la ricostruzione della cornea approvata nel 2015 – aggiunge – e questo trattamento compassionevole rientrava perfettamente nella nostra mission».
Una nuova vita. Con la preziosa collaborazione della professoressa Graziella Pellegrini, coordinatrice della Terapia Cellulare al Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari”, il chirurgo plastico Tobias Hirsch esegue a Bochum, tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, tre interventi chirurgici sul piccolo fino a sostituirgli quasi interamente l’epidermide con i lembi geneticamente corretti coltivati a Modena. Ci sono volute quattro settimane per generare in laboratorio la nuova pelle modificata geneticamente. «Già dopo poche settimane dai primi interventi le condizioni cliniche del paziente erano significativamente migliorate – dichiara il professor Hirsch, del Centro Ustioni dello University Hospital Bergmannsheil di Bochum - e dopo pochi mesi il bambino è stato dimesso ed è potuto tornare a scuola».
«Ora conduce una vita normale, svolgendo le attività tipiche della sua età, incluso correre e giocare a pallone, e ad ogni controllo la sua pelle appare stabile e non ha più sviluppato nessuna bolla o lesione», aggiunge il professor Rothoeft, dello University Children’s Hospital di Bochum.
Questo intervento salvavita e il lungo follow-up che ne è seguito hanno permesso agli scienziati di ottenere informazioni preziosissime sulla biologia delle cellule staminali epiteliali e sui meccanismi molecolari che sono alla base della rigenerazione dell’epidermide, che ogni essere umano, anche in perfetta salute, cambia completamente con cadenza mensile.
Scoperta che fa scuola. «Attraverso la mappatura delle integrazioni nel genoma, eseguita in collaborazione con gruppi delle università di Udine e Salisburgo – conclude Michele De Luca – siamo riusciti per la prima volta a dimostrare che l’intera rigenerazione dell’epidermide umana è sostenuta da un piccolo pool di cellule staminali epidermiche “long-lived”, in grado di permanere stabilmente nell’individuo, che generano continuamente pool di progenitori “short-lived” che si differenziano nel tessuto da rigenerare».
Prova ne è che oggi Hassan, a due anni dall’intervento, corre e gioca come i suoi coetanei. E l’abbraccio commosso tra la professoressa Pellegrini e una sua collaboratrice nel vedere il video di saluto di Hassan ci fa capire che un grosso passo avanti è stato fatto, non solo per Hassan.
Il caso di Hassan. È una storia che emoziona quella del bambino siriano, fuggito dalla guerra e arrivato in Germania con una forma grave di epidermolisi bollosa, malattie genetica rara caratterizzata da pelle estremamente fragile e dalla ricorrente formazione di bolle che riducono la pelle al punto da essere come vittima di una ustione di terzo grado. Hassan è rinato prima arrivando in Germania, poi trovando dei medici che hanno affrontato la sua malattia, prima giudicata incurabile.
«Sono conosciuti come “Bambini Farfalla” perché sono così delicati che basta un minimo contatto per creare sulla loro pelle dolorose bolle e lesioni. Il nome scientifico della patologia è Epidermolisi Bollosa (EB) ed è una malattia rara dovuta ad un difetto nei geni deputati alla produzione delle proteine responsabili dell’adesione dell’epidermide al derma», spiega il professor Michele De Luca, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” di Unimore.
La ricerca. Da più di trent’anni, De Luca coltiva in laboratorio cellule staminali epidermiche, grazie ad una tecnica imparata negli Stati Uniti, applicate inizialmente come trattamento salvavita su centinaia di pazienti con ustioni di terzo grado e poi, dopo averle geneticamente corrette, in sperimentazioni cliniche di terapia genica per l’Epidermolisi Bollosa, la cui prova di principio è stata pubblicata su Nature Medicine nel 2006.
Quando, nel 2015, un bambino siriano di 7 anni, affetto da una forma di Epidermolisi Bollosa Giunzionale così grave da dover indurre il coma farmacologico per rendere sopportabili i dolori dovuti alla perdita della quasi totalità della pelle e alle infezioni da questa scatenate, viene trasferito al centro ustioni dell’Ospedale di Bochum, in Germania, i pediatri Tobias Rothoeft e Norbert Teig si mettono in contatto con Modena.
Corsa contro il tempo. «Il bambino aveva una mutazione nello stesso gene che avevamo già corretto in fase di sperimentazione clinica su due pazienti – racconta Michele De Luca – sebbene in aree molto meno estese. Il Centro di Medicina Rigenerativa disponeva di un’officina autorizzata alla produzione di lembi di epidermide geneticamente corretta per uso umano, gestita dal nostro spin-off universitario Holostem Terapie Avanzate. Si trattava solo di ottenere tutte le autorizzazioni e avremmo potuto tentare di fare il possibile per salvare il bambino». L’80 per cento del corpo era danneggiato, di fatto come bruciato.
«È stata una corsa contro il tempo quella che hanno fatto i nostri biotecnologi, in particolare Sergio Bondanza, lavorando giorno e notte per produrre i lembi di epidermide per il trapianto da inviare in Germania – ricorda il dottor Paolo Chiesi, Presidente di Holostem Terapie Avanzate - Holostem è nata per portare ai pazienti i prodotti della ricerca universitaria, come abbiamo fatto con Holoclar, la terapia avanzata per la ricostruzione della cornea approvata nel 2015 – aggiunge – e questo trattamento compassionevole rientrava perfettamente nella nostra mission».
Una nuova vita. Con la preziosa collaborazione della professoressa Graziella Pellegrini, coordinatrice della Terapia Cellulare al Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari”, il chirurgo plastico Tobias Hirsch esegue a Bochum, tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, tre interventi chirurgici sul piccolo fino a sostituirgli quasi interamente l’epidermide con i lembi geneticamente corretti coltivati a Modena. Ci sono volute quattro settimane per generare in laboratorio la nuova pelle modificata geneticamente. «Già dopo poche settimane dai primi interventi le condizioni cliniche del paziente erano significativamente migliorate – dichiara il professor Hirsch, del Centro Ustioni dello University Hospital Bergmannsheil di Bochum - e dopo pochi mesi il bambino è stato dimesso ed è potuto tornare a scuola».
«Ora conduce una vita normale, svolgendo le attività tipiche della sua età, incluso correre e giocare a pallone, e ad ogni controllo la sua pelle appare stabile e non ha più sviluppato nessuna bolla o lesione», aggiunge il professor Rothoeft, dello University Children’s Hospital di Bochum.
Questo intervento salvavita e il lungo follow-up che ne è seguito hanno permesso agli scienziati di ottenere informazioni preziosissime sulla biologia delle cellule staminali epiteliali e sui meccanismi molecolari che sono alla base della rigenerazione dell’epidermide, che ogni essere umano, anche in perfetta salute, cambia completamente con cadenza mensile.
Scoperta che fa scuola. «Attraverso la mappatura delle integrazioni nel genoma, eseguita in collaborazione con gruppi delle università di Udine e Salisburgo – conclude Michele De Luca – siamo riusciti per la prima volta a dimostrare che l’intera rigenerazione dell’epidermide umana è sostenuta da un piccolo pool di cellule staminali epidermiche “long-lived”, in grado di permanere stabilmente nell’individuo, che generano continuamente pool di progenitori “short-lived” che si differenziano nel tessuto da rigenerare».
Prova ne è che oggi Hassan, a due anni dall’intervento, corre e gioca come i suoi coetanei. E l’abbraccio commosso tra la professoressa Pellegrini e una sua collaboratrice nel vedere il video di saluto di Hassan ci fa capire che un grosso passo avanti è stato fatto, non solo per Hassan.
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