Ecomondo, l’ecologia made in Modena
di Saverio Cioce
Più di 30 aziende espongono i loro prodotti, dai contenitori alle presse ai sistemi per lo stoccaggio e selezione di materie
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INVIATO A RIMINI. A furia di produrne non sappiamo più dove metterli. Ma i rifiuti sepolti o inceneriti tornano nella vita quotidiana nebulizzati nell'aria, spezzettati tra le zolle o in mezzo alle strade, persino nelle acque del mare dove le microparticelle di plastica sono cominciano a entrare nella catena alimentare dei pesci. Così, in mezzo alle iniziative che si moltiplicano e si consolidano a macchia di leopardo, le aziende modenesi nel settore dell'igiene urbana e ambientale cominciano a muoversi come se fossero un distretto industriale. A Ecomondo, la più grande e quasi unica fiera in corso sino a domani a Rimini, che raccoglie i leader europei nel settore del disinquinamento, le imprese di casa nostra sono arrivate massicciamente, (sono 35) con l'ultima generazione di prodotti, sempre più affidabili. Attenzione però: in questo campo l'improvvisazione si paga cara perchè economizzare sui materiali e le tecnologie porta alla scomparsa di prodotti e macchine che devono lavorare nelle peggiori condizioni, a contatto con sostanze chimiche, quantitativi enormi da gestire sulle 24 ore. Eppure i settori della meccanica e del movimento terra si sono riciclati nella gestione dei rifiuti, mentre chimica ed elettronica stanno correndo insieme nella gara per arrivare primi alla tracciabilità di ogni singolo rifiuto, in modo da poter riutilizzare le materie di scarto. E se agricoltura e industria per i volumi trattati la fanno da padrone, sono proprio i rifiuti domestici quelli che danno più grattacapi perchè tutto è mescolato insieme. Ma qui le aziende modenesi salgono sul podio grazie all'innovazione continua e alla piccola taglia delle lavorazioni. Il risultato? Una gamma versatile di attrezzature che da poche centinaia a un milione di euro. Un esempio classico è la Zagib, che con i suoi due stabilimenti a Soliera, dov'è la sede principale e lo stabilimento satellite a Rovigo produce presse e compattatori. In mezzo secolo di attività hanno praticamente compresso di tutto e anche oggi che sono arrivati a un fatturato di 5 milioni hanno pochi concorrenti in grado di offrire soluzioni chiavi in mano per restringere montagne di plastica o carta in balle da un metro cubo, impilabili a volontà. «Ammettiamolo, siamo dei sarti dell'impiantistica industriale nel campo delle materie recuperate – dice Pier Giorgio Poggi, responsabile commerciale dell'azienda – Forniamo l'impianto chiavi in mano al cliente in base alle sue esigenze. Potenza, dimensioni e quantità da lavorare dei materiali sono variabili dipendenti; dai cartoni alle plastiche non ci sono problemi». Le presse nella filiera dei rifiuti sono una delle componenti che hanno un importanza sempre maggiore perché si tratta di materiali che dopo la compattazione, se non vengono legati insieme in balle, tornano ad allargarsi e a disperdersi, annullando il lavoro di selezione e occupano spazio nei capannoni. Lo stoccaggio è uno dei problemi maggiori e non è un caso se tra milleduecento aziende che sono arrivate a Ecomondo e alle rassegne complementari non ce n'è una che ha portato come esempio le ecoballe, un esempio fallito di compattazione dei rifiuti.
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