barbara maiani sulle denunce di castelnuovo
«Giacca e cravatta, ecco chi sono i nuovi boss delle coop spurie»
È stato definito “il caporalato in giacca e cravatta”, la nuova forma di sfruttamento che sta affiorando sempre di più all’interno degli ambienti lavorativi di tutto il territorio nazionale. «Il...
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È stato definito “il caporalato in giacca e cravatta”, la nuova forma di sfruttamento che sta affiorando sempre di più all’interno degli ambienti lavorativi di tutto il territorio nazionale. «Il caporalato è innanzitutto un fenomeno sociale - ha affermato Danilo Papa - in quest’ottica, nel maggio 2016 è stato sottoscritto un Protocollo con lo scopo di approcciarsi alla problematica con nuove modalità come l’attivazione dei servizi sociali e di informazione».
Attraverso le operazioni ispettive degli ultimi anni è infatti emersa una nuova figura di caporale che offre veri e propri servizi alle aziende. Nell’immaginario collettivo la figura del caporale è colui che accompagna i lavoratori nelle terre, ma non è solo questo. Non a caso, la legge 199/16 non riguarda solo l’agricoltura ma tutti i settori di produzione. «I caporali in giacca e cravatta- prosegue Papa- sono i capi di grosse cooperative che, lavorando tramite appalti, sfruttano i dipendenti con orari massacranti e paghe irrisorie. La realtà ispettiva ci sta raccontando, giorno dopo giorno, storie incredibili». Affinchè venga riconosciuto il reato di caporalato, la nuova legge prevede tre indici: quello retributivo (compensi che non rispettano i Ccnl), quello dell’orario di lavoro (senza alcun rispetto per ferie, malattie e riposi) e quello inerente alle soluzioni di alloggi degradanti. Proprio in relazione alle nuove forme di caporalato, Barbara Maiani ha citato la complessa situazione che numerosi lavoratori stanno vivendo all’interno del distretto modenese della lavorazione delle carni, con il caso Castelfrigo che nelle ultime settimane ha interessato i tavoli politici, aziendali e sindacali: «Pensiamo che il fenomeno del caporalato sia un qualcosa lontano da noi e dalla nostra cultura ma non è così. Quello che sta accadendo a Castelnuovo deve farci aprire gli occhi sulla velocità con cui fenomeni criminali di questo tipo si allargano all’interno di settori produttivi importanti. È fondamentale, dunque, manifestare tutto il nostro sostegno a quei lavoratori che oggi come ieri hanno scelto di non piegarsi a queste logiche. Sono fiduciosa che, lavorando in rete, anche sul nostro territorio possano essere raggiunti risultati risolutivi». (s.d.)
Attraverso le operazioni ispettive degli ultimi anni è infatti emersa una nuova figura di caporale che offre veri e propri servizi alle aziende. Nell’immaginario collettivo la figura del caporale è colui che accompagna i lavoratori nelle terre, ma non è solo questo. Non a caso, la legge 199/16 non riguarda solo l’agricoltura ma tutti i settori di produzione. «I caporali in giacca e cravatta- prosegue Papa- sono i capi di grosse cooperative che, lavorando tramite appalti, sfruttano i dipendenti con orari massacranti e paghe irrisorie. La realtà ispettiva ci sta raccontando, giorno dopo giorno, storie incredibili». Affinchè venga riconosciuto il reato di caporalato, la nuova legge prevede tre indici: quello retributivo (compensi che non rispettano i Ccnl), quello dell’orario di lavoro (senza alcun rispetto per ferie, malattie e riposi) e quello inerente alle soluzioni di alloggi degradanti. Proprio in relazione alle nuove forme di caporalato, Barbara Maiani ha citato la complessa situazione che numerosi lavoratori stanno vivendo all’interno del distretto modenese della lavorazione delle carni, con il caso Castelfrigo che nelle ultime settimane ha interessato i tavoli politici, aziendali e sindacali: «Pensiamo che il fenomeno del caporalato sia un qualcosa lontano da noi e dalla nostra cultura ma non è così. Quello che sta accadendo a Castelnuovo deve farci aprire gli occhi sulla velocità con cui fenomeni criminali di questo tipo si allargano all’interno di settori produttivi importanti. È fondamentale, dunque, manifestare tutto il nostro sostegno a quei lavoratori che oggi come ieri hanno scelto di non piegarsi a queste logiche. Sono fiduciosa che, lavorando in rete, anche sul nostro territorio possano essere raggiunti risultati risolutivi». (s.d.)
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