«Operai sfruttati e privati dei diritti»
di Sara Donatelli
Gli esperti: «In Italia ancora 4 milioni di lavoratori in nero. Servono controlli e repressione, ma anche prevenzione»
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Mentre i dipendenti delle cooperative che lavorano all’interno di Castelfrigo lottano per i loro diritti, contrasto al lavoro nero e al caporalato sono stati il tema centrale dell’incontro promosso dal Centro Studi “Lavori e Riforme” - Ceslar di Unimore che si é svolto ieri.
«È fondamentale trattare questi temi nelle università. La quota dei giovani con contratti instabili rimane ancora troppo alta e abbonda il precariato e il lavoro nero. Per questo é importante creare tavoli di discussione con esperti che possano parlare della legislazione sul lavoro», ha affermato il rettore di Unimore Angelo Andrisano.
Durante il convegno si sono succeduti giuristi, esperti di diritto del lavoro e rappresentanti istituzionali per discutere della legge n.199 del 29 ottobre 2016, recante “Disposizioni di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo».
«È indubbio che tra il 2015 e il 2016 le attività di controllo e di contrasto al lavoro nero siano state rafforzate e questo ha avuto importanti riflessi anche sul piano fiscale e contributivo - ha dichiarato il professor Ricci, rettore dell’Università di Foggia e presidente dell’Associazione Italiana di Diritto del Lavoro e della Sicurezza Sociale -. Dal rapporto Istat di ottobre 2016 é possibile constatare come il lavoro nero riguardi 4 milioni di persone. Dal punto di vista della tutela contributiva si compie un grave danno in quanto viene meno l’adeguata assistenziale previdenziale. In questi anni la direttrice seguita dai legislatori è stata quella della repressione di fenomeni di questo tipo, ma rimane fondamentale la prevenzione». A prendere la parola anche Danilo Papa, direttore centrale vigilanza dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro che ha spiegato i cambiamenti introdotti dal sistema unificato delle ispezioni: «Con il decreto 199/15 è stata istituita un’agenzia dove convergono tutti gli ispettori, più di 4500, dell’Inps, dell’Inail, del lavoro ed anche dei Carabinieri. Non bisogna però soffermarsi sull’aspetto repressivo o normativo, ma comprendere che si tratta di un problema sociale. Spesso i lavoratori sono indottrinati dal caporale, scappano ai controlli e non hanno la consapevolezza di essere sfruttati». L’aspetto culturale del fenomeno é stato analizzato anche da Barbara Maiani, docente Unimore e consigliere di parità della Provincia che ha sottolineato l’aspetto di genere: «Ad oggi il 64% del lavoro nero femminile si consuma al nord Italia, in settori tipici come l’agricoltura e servizi di cura alla persona con assistenza domiciliare. Il dato inquietante é che, a volte, si tratta di una condizione scelta dalle lavoratrici, le quali non si rendono conto di come in questo modo vengano meno tutte le tutele a livello pensionistico. La soluzione, a livello locale e non solo, è quella di lavorare in rete creando un sistema di governance». A chiudere il dibattito il viceministro allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova, in collegamento da Taranto dove era impegnata in un tavolo di trattative sull’Ilva. «Considero la 199/16 un’ottima legge e ad un anno di distanza il dato è sicuramente positivo. Questa norma ha messo il Paese di fronte al problema dello sfruttamento che colpisce chi vive in condizioni di estrema povertà. Il caporalato, tuttavia, non esiste solo in agricoltura dove oltre il 51% dei rapporti sono irregolari, ma anche in settori come l’edilizia e la logistica. È importante, al contempo, nominare controllori giudiziari per non interrompere i lavori e garantire la sussistenza dei dipendenti. Non basta aver fatto la legge se non cambiamo il modello di sviluppo al fine di permettere alle aziende di reggere i costi della competizione».
«È fondamentale trattare questi temi nelle università. La quota dei giovani con contratti instabili rimane ancora troppo alta e abbonda il precariato e il lavoro nero. Per questo é importante creare tavoli di discussione con esperti che possano parlare della legislazione sul lavoro», ha affermato il rettore di Unimore Angelo Andrisano.
Durante il convegno si sono succeduti giuristi, esperti di diritto del lavoro e rappresentanti istituzionali per discutere della legge n.199 del 29 ottobre 2016, recante “Disposizioni di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo».
«È indubbio che tra il 2015 e il 2016 le attività di controllo e di contrasto al lavoro nero siano state rafforzate e questo ha avuto importanti riflessi anche sul piano fiscale e contributivo - ha dichiarato il professor Ricci, rettore dell’Università di Foggia e presidente dell’Associazione Italiana di Diritto del Lavoro e della Sicurezza Sociale -. Dal rapporto Istat di ottobre 2016 é possibile constatare come il lavoro nero riguardi 4 milioni di persone. Dal punto di vista della tutela contributiva si compie un grave danno in quanto viene meno l’adeguata assistenziale previdenziale. In questi anni la direttrice seguita dai legislatori è stata quella della repressione di fenomeni di questo tipo, ma rimane fondamentale la prevenzione». A prendere la parola anche Danilo Papa, direttore centrale vigilanza dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro che ha spiegato i cambiamenti introdotti dal sistema unificato delle ispezioni: «Con il decreto 199/15 è stata istituita un’agenzia dove convergono tutti gli ispettori, più di 4500, dell’Inps, dell’Inail, del lavoro ed anche dei Carabinieri. Non bisogna però soffermarsi sull’aspetto repressivo o normativo, ma comprendere che si tratta di un problema sociale. Spesso i lavoratori sono indottrinati dal caporale, scappano ai controlli e non hanno la consapevolezza di essere sfruttati». L’aspetto culturale del fenomeno é stato analizzato anche da Barbara Maiani, docente Unimore e consigliere di parità della Provincia che ha sottolineato l’aspetto di genere: «Ad oggi il 64% del lavoro nero femminile si consuma al nord Italia, in settori tipici come l’agricoltura e servizi di cura alla persona con assistenza domiciliare. Il dato inquietante é che, a volte, si tratta di una condizione scelta dalle lavoratrici, le quali non si rendono conto di come in questo modo vengano meno tutte le tutele a livello pensionistico. La soluzione, a livello locale e non solo, è quella di lavorare in rete creando un sistema di governance». A chiudere il dibattito il viceministro allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova, in collegamento da Taranto dove era impegnata in un tavolo di trattative sull’Ilva. «Considero la 199/16 un’ottima legge e ad un anno di distanza il dato è sicuramente positivo. Questa norma ha messo il Paese di fronte al problema dello sfruttamento che colpisce chi vive in condizioni di estrema povertà. Il caporalato, tuttavia, non esiste solo in agricoltura dove oltre il 51% dei rapporti sono irregolari, ma anche in settori come l’edilizia e la logistica. È importante, al contempo, nominare controllori giudiziari per non interrompere i lavori e garantire la sussistenza dei dipendenti. Non basta aver fatto la legge se non cambiamo il modello di sviluppo al fine di permettere alle aziende di reggere i costi della competizione».
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