famiglia povera
«Costretti a vivere per strada»
I Raponi da lunedì non potranno più stare nell’alloggio assegnato
2 MINUTI DI LETTURA
Giorgio Raponi e la moglie Maria Sergiana vogliono ricominciare a vivere una vita fatta di cose semplici: un lavoro, anche il più modesto, e una casa, anche la più piccola. Lo desiderano soprattutto per la figlia, che ha 12 anni e che, insieme a loro, negli ultimi cinque anni ha attraversato ogni tipo di difficoltà. Prima tra tutte il terremoto del 2012, poi il trasferimento in Brasile, ora il ritorno in Italia, a Carpi, dove non riescono a far fronte alle necessità più basilari, avendo perso tutto.
«Nel 2012, fummo costretti ad andare via da Novi, dove abitavamo - racconta Giorgio - Il sisma ci aveva buttati a terra, la mia attività era fallita e io ero reduce da due infarti che mi impedivano di lavorare. Ci siamo trasferiti nel Paese di mia moglie ma, anche lì, è stata dura: per questo siamo tornati. Al nostro rientro ci è venuto in aiuto il Consolato italiano, garantendo che saremmo stati ospitati gratuitamente. Purtroppo, non siamo riusciti a tirarci in piedi: né io né la mia compagna abbiamo un lavoro, nonostante gli sforzi e la casa dove attualmente siamo ospitati è senza alcun servizio: né luce né gas. Una situazione insostenibile, per la quale nemmeno i servizi sociali del Comune trovano una soluzione. Non ci sentiamo capiti: se non ci venissero in aiuto il parroco di Rovereto, alcuni amici e, fino a qualche tempo fa, Porta Aperta e la Caritas, non sapremmo davvero cosa fare. Da lunedì la proprietaria dell’alloggio in cui viviamo non vuole tenere fede all’impegno e non sapremo dove andare» conclude Giorgio.
Interpellata sul caso, l’assessore ai Servizi sociali, Daniela Depietri afferma che «riguardo al caso del signor Raponi esistono dati sensibili di cui non possiamo dare notizia. È stato, comunque, ricevuto dai servizi sociali, dai quali è seguito». (camma)
«Nel 2012, fummo costretti ad andare via da Novi, dove abitavamo - racconta Giorgio - Il sisma ci aveva buttati a terra, la mia attività era fallita e io ero reduce da due infarti che mi impedivano di lavorare. Ci siamo trasferiti nel Paese di mia moglie ma, anche lì, è stata dura: per questo siamo tornati. Al nostro rientro ci è venuto in aiuto il Consolato italiano, garantendo che saremmo stati ospitati gratuitamente. Purtroppo, non siamo riusciti a tirarci in piedi: né io né la mia compagna abbiamo un lavoro, nonostante gli sforzi e la casa dove attualmente siamo ospitati è senza alcun servizio: né luce né gas. Una situazione insostenibile, per la quale nemmeno i servizi sociali del Comune trovano una soluzione. Non ci sentiamo capiti: se non ci venissero in aiuto il parroco di Rovereto, alcuni amici e, fino a qualche tempo fa, Porta Aperta e la Caritas, non sapremmo davvero cosa fare. Da lunedì la proprietaria dell’alloggio in cui viviamo non vuole tenere fede all’impegno e non sapremo dove andare» conclude Giorgio.
Interpellata sul caso, l’assessore ai Servizi sociali, Daniela Depietri afferma che «riguardo al caso del signor Raponi esistono dati sensibili di cui non possiamo dare notizia. È stato, comunque, ricevuto dai servizi sociali, dai quali è seguito». (camma)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
