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I lavoratori di Castelfrigo «Siamo schiavi, aiutateci»

di Enrico Vincenzi
I lavoratori di Castelfrigo «Siamo schiavi, aiutateci»

Castelnuovo. Turni massacranti, giornate lavorative senza poter andare in bagno I dipendenti delle coop hanno raccontato l’inferno in cui sono costretti a vivere  

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CASTELNUOVO . Multe stratosferiche per un lavoratore pagato in nero. Giornate lavorative da 13 ore senza poter andare in bagno, con due pause di un quarto d’ora. Ricatti e imbrogli per ottenere il permesso di soggiorno. Queste sono solo alcune delle vicende accadute ai lavoratori delle cooperative Work Service e Ilia D.A., che li hanno assunti per conto dell’azienda castelnovese di lavorazione carni suine Castelfrigo.

Storie che i lavoratori hanno condiviso giovedì sera a Modena, in Sala Ulivi, in un incontro organizzato da Articolo Uno-Mdp, Possibile, Rifondazione Comunista e Sinistra Italiana, in collaborazione con Flai/Cgil e Filt/Cgil, cui ha assistito un centinaio di persone. Le loro condizioni, hanno detto i lavoratori, sono andate sempre peggiorando negli ultimi dieci anni, fino alla beffa finale: il licenziamento di 75 lavoratori annunciato ad ottobre, in concomitanza con un cambio di contratto. Da allora, 20 giorni fa, i lavoratori sono entrati in sciopero, e in risposta è stato annunciato il licenziamento dell'intera forza lavoro (127 dipendenti) delle due cooperative.

L’annuncio è stato dato sabato scorso via mail, in concomitanza con l’arrivo di Susanna Camusso, leader della Cgil. «Io voglio fare una domanda ai politici: come mai queste cooperative, che sono in tutte le grandi aziende in Italia, non sono sotto i ferri?» ha chiesto, giovedì sera, Martin Blliku. Martin.

«Queste cooperative hanno presidenti prestanome, che non sanno neanche scrivere, ma hanno firmato un foglio, perché così gli davano il permesso di soggiorno», ha detto. Ha parlato delle molte denunce fatte negli anni, che non hanno avuto conseguenze: «Quali prove vogliono, alla guardia di finanza o all’ispettorato del lavoro, per intervenire?», ha chiesto. «Io lavoro alla Castelfrigo da sette anni - ha raccontato Artan Blliku - All’inizio ero felice, perché non lavoravo da un anno. Piano piano, però, ho capito che eravamo sfruttati».

Artan ha raccontato delle lunghe giornate da tredici ore, con le minacce dei caporali all'interno dell'azienda: «Ogni giorno litigo lì dentro, anche solo per andare in bagno. Ci sono ritmi infernali, siamo costretti a rimanere delle ore in più e se rifiuti di fare come dicono ti lasciano a casa una settimana. Loro fanno i milioni e noi non arriviamo a fine mese». «Siamo schiavi - ha continuato -, nessuno di voi si rende conto di come è là dentro. Sono venuto qui con la mia famiglia quindici anni fa per trovare condizioni migliori, ma alla Castelfrigo ho trovato peggio». Tano Yao viene dal Ghana, lavora alla Castelfrigo da 15 anni, e ha lanciato un’accusa: «Tutti i modenesi sanno cosa succede, ma nessuno vuole dare una mano. Siamo qua per lavorare, non per rubare». Tano ha recentemente ricevuto una multa da 40mila euro dall'Agenzia per le Entrate, a causa dei pagamenti in nero delle cooperative, che evadono le tasse usando un doppio bonifico. In un corteo, ha raccontato, «un carabiniere mi ha chiesto il permesso di soggiorno. Gli ho detto: "Io te lo do, ma il tuo problema non è il mio permesso, ma queste cooperative qua. Perché non le arrestate?"». «Noi siamo italiani - ha detto Martin -, perché ci svegliamo alle cinque di mattina per lavorare in condizioni miserabili. Chiediamo di lavorare in condizioni dignitose».

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