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Si pente anche il boss fratello dell’arrestato ma la Dda lo congela

Si pente anche il boss fratello dell’arrestato ma la Dda lo congela

Processo Aemilia, Nicolino Sarcone disposto a collaborare Intanto Valerio confessa tutti gli altri affari emiliani del clan

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L’operazione dei carabinieri di Modena e del Ros arriva in un turbine di continue sorprese dell’inchiesta Aemilia, che hanno svelato retroscena inquietanti delle infiltrazioni tra Modena e Reggio, con tanto di omicidi in cui è coinvolto un carpigiano. Molte derivano dalle recenti dichiarazioni alla Dda di Bologna di Antonio Valerio ’ndranghetista poi pentitosi, che ad esempio hanno portato alla nuova incriminazione per omicidio del boss Nicolino Sarcone, fratello del Gianluigi “riarrestato” ieri. Nicolino sembrava voler collaborare, ma ha ricevuto un rifiuto da parte dell’antimafia di Bologna. Il no della Dda ha fatto clamore, trattandosi di un capo della ’ndrangheta al nord.

Secondo la recente inchiesta “Aemilia 1992”, Sarcone è infatti considerato l’autore dell’attentato di mafia che ha portato alla morte di Nicola Vasapollo, avvenuta nel 1992 a Reggio, per il quale l’imprenditore cutrese residente a Bibbiano è considerato mandante e autore materiale. Nel procedimento è indagato anche Antonio Lerose, detto Renè, classe 1966, cutrese trapiantato a Carpi. Con Sarcone, reggente in Emilia per il clan cutrese Grande Aracri, rischia ora il rinvio a giudizio per delitti di 17anni fa, con aggravante mafiosa. Sarcone - aggiungiamo - è già stato condannato in appello con rito abbreviato a 15 anni di carcere per associazione di stampo mafioso.

E così dopo il pentimento del “bancomat della cosca” Giuseppe Giglio e dell’affiliato Antonio Valerio, ha fatto capolino sulla soglia dell’antimafia di Bologna anche il calibro più grosso del clan emiliano. Un “pentimento” che per ora almeno non ha convinto i pm della Dda di Bologna, guidata dal procuratore Giuseppe Amato.

Intanto nell’aula bunker di Reggio le udienze proseguono, di martedì e giovedì: il sostituto procuratore Beatrice Ronchi in una recente udienza ha fatto domande al pentito Valerio proprio sulla posizione di Sarcone, suscitando proteste dei detenuti nella “gabbia”.

«Nasciamo tutti muratori, ma in realtà facciamo tutt'altro», ha detto tra l’altro Valerio (che parla in videoconferenza da una località segreta) per ribadire gli affari illeciti celati dietro l’attività degli imprenditori cutresi coinvolti nel processo.

Valerio da ultimo ha affermato di aver passato diverso tempo all’estero, tra Polonia, Spagna, Svizzera. Viaggi per creare triangolazioni societarie e commettere illeciti finanziari. E si è tra l’altro detto a conoscenza di una somma custodita dall’ex imprenditore reggiano Vecchi a Malta. Si vedrà, ma sta emergendo che le attività illecite della cosca di ’ndrangheta radicata in Emilia erano le più disparate. Perchè oltre alla falsa fatturazione e allo «svuotamento delle società per truffare i fornitori», c’era anche la «fabbricazione delle lire». La valuta, uscita fuori corso, aveva infatti «un valore sul mercato nero».

Risposte arrivate dal controesame degli avvocati che assistono gli imputati. Per i quali Valerio non solo non è un pentito attendibile, ma è addirittura definito un «imbucato alle cene». Parole, queste, di Gaetano Blasco, ex socio in affari di Valerio, anche lui da due anni e mezzo in carcere per il processo che ha chiesto di essere re-interrogato. Alle sue dichiarazioni sono seguite anche quelle di Pino Vertinelli, fratello e socio in affari dell’imprenditore Palmo Vertinelli. E non poteva mancare l’ex carabiniere, accusato di tentata estorsione e di lavorare per l’imputato Antonio Silipo. Secondo Valerio era un uomo di Silipo (altro imputato al processo), per il quale «faceva l’usciere o il portinaio». Come dire: se fosse riscontrato, siamo di fronte ad un pozzo senza fine di illeciti, sotto lo sguardo distratto di tanti anticorpi all’epoca un po’... distratti. (a.setti)

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