La Cassazione: errore del giudice su Preti
San Felice. Crolli e morti alla Meta, la motivazione che annulla l’assoluzione dell’imprenditore
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SAN FELICE. «Il giudice delle indagini preliminari di Modena non ha fatto buon governo di consolidati principi. È infatti pervenuto ad una sentenza di improcedibilità nei confronti dell’imputato “perchè il fatto non costituisce reato”, formulando da un lato una prognosi sull’innocenza ... secondo cui non sussisterebbe alcun elemento di colpa nella sua condotta. Dall’altro ha omesso di verificare la suscettibilità degli elementi raccolti ad essere implementati attraverso la dialettica e l’istruttoria del dibattimento. Inoltre ha contestato l’accusa, ritenendo che il Preti avesse eseguito gli interventi edilizi a regola d’arte, del tutto obliterando la ben più ampia portata dell’imputazione, con la quale si contesta anche l’insufficienza e incompletezza degli interventi eseguiti da parte di un soggetto le cui competenze tecniche non sono neppure spiegate, ma solo apoditticamente enunciate mediante un rinvio all’oggetto sociale dell’impresa da quegli condotta (la Meta), operante in campo del tutto diverso dall’edilizia antisismica».
Con queste e altre valutazioni ancor più tecniche e minuziose sui poteri assegnati al giudice dell’udienza preliminare, la Quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha motivato l’annullamento della sentenza che proscioglieva Paolo Preti, il titolare della Meta, dalle accuse di concorso in omicidio colposo plurimo ed in abuso edilizio.
Come si ricorderà, Preti aveva effettuato lavori in autonomia, per riaprire in fretta la sua fabbrica. Lavori che per la Procura di Modena (pm Luca Guerzoni) erano abusivi, senza un iter regolare ed avallati dal tecnico incaricato a cose fatte (Terrieri) e dal Comune con un inquietante illecito. Per l’accusa infatti il sindaco Silvestri e il capo ufficio tecnico Castellazzi sono coimputati nel processo, slittato al marzo prossimo, anche per avere “fatto sparire” dal fascicolo gli atti che avrebbero conclamato la loro corresponsabilità nel far aprire con leggerezza la fabbrica, sostituendoli con altri che mettevano il Comune al riparo da “complicazioni”.
Fatto sta che per la morte dei due operai e dell’ingegner Bignardi, avvenuta nella scossa del 29 maggio 2012 a fabbrica riaperta, la Cassazione non ha avuto mezzi termini, nel rimandare gli atti alla Procura di Modena, per una nuova imputazione davanti al Gup, più consona agli elementi probatori raccolti e ai termini fissati dalla legge (ma anche dalla Corte Costituzionale). Ovviamente il Gup di Modena che ha pronunciato la sentenza “pro-Preti” verrà sostituito da un collega.
In questa fase, Preti potrà tuttavia ripresentare e corroborare le proprie difese al nuovo Gip, o magari scegliere un rito alternativo. Altrimenti è presumibile che a marzo possa apparire anche lui con gli altri tre davanti al giudice del dibattimento, che è cambiato anche quello. Si vedrà.
Con queste e altre valutazioni ancor più tecniche e minuziose sui poteri assegnati al giudice dell’udienza preliminare, la Quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha motivato l’annullamento della sentenza che proscioglieva Paolo Preti, il titolare della Meta, dalle accuse di concorso in omicidio colposo plurimo ed in abuso edilizio.
Come si ricorderà, Preti aveva effettuato lavori in autonomia, per riaprire in fretta la sua fabbrica. Lavori che per la Procura di Modena (pm Luca Guerzoni) erano abusivi, senza un iter regolare ed avallati dal tecnico incaricato a cose fatte (Terrieri) e dal Comune con un inquietante illecito. Per l’accusa infatti il sindaco Silvestri e il capo ufficio tecnico Castellazzi sono coimputati nel processo, slittato al marzo prossimo, anche per avere “fatto sparire” dal fascicolo gli atti che avrebbero conclamato la loro corresponsabilità nel far aprire con leggerezza la fabbrica, sostituendoli con altri che mettevano il Comune al riparo da “complicazioni”.
Fatto sta che per la morte dei due operai e dell’ingegner Bignardi, avvenuta nella scossa del 29 maggio 2012 a fabbrica riaperta, la Cassazione non ha avuto mezzi termini, nel rimandare gli atti alla Procura di Modena, per una nuova imputazione davanti al Gup, più consona agli elementi probatori raccolti e ai termini fissati dalla legge (ma anche dalla Corte Costituzionale). Ovviamente il Gup di Modena che ha pronunciato la sentenza “pro-Preti” verrà sostituito da un collega.
In questa fase, Preti potrà tuttavia ripresentare e corroborare le proprie difese al nuovo Gip, o magari scegliere un rito alternativo. Altrimenti è presumibile che a marzo possa apparire anche lui con gli altri tre davanti al giudice del dibattimento, che è cambiato anche quello. Si vedrà.
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