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«Non erano state rispettate le regole»

«Non erano state rispettate le regole»

Mattioli, avvocato del Policlinico: «Le prove erano fin troppe». Il cardiologo Sgura: «Difesa un’etica professionale»

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Dopo cinque anni dal grande blitz al Policlinico, il grande clamore mediatico, i sequestri e l raffiche di avvisi di garanzia e via via di rinvii a giudizio, ieri in tribunale è arrivata la sentenza del processo “Camici sporchi”, il cosiddetto “caso Cardiologia”. Sono arrivate condanne per i cardiologi e membri del loro staff che utilizzavano il Policlinico per attività lucrative mediante sperimentazioni non autorizzate ma anche una stangata in sanzione verso quelle aziende coinvolte in questo traffico privato in un ospedale pubblico. Come sottolineato dal procuratore capo Lucia Musti, il maxi processo per il “caso Cardiologia” ha dimostrato che «dietro queste società c’erano interessi economici e che si sono fatti i soldi sulla pelle dei pazienti».

Non mancano le reazioni alla sentenza di primo grado, ai 6 anni di carcere per Sangiorgi e il riconoscimento dell'associazione a delinquere. Tra questi quello pacato del cardiologo Fabio Sgura, tra i principali accusatori in questa vicenda.

«Il mio commento? Sta nel dire che abbiamo sempre confidato nella giustizia - afferma il cardiologo - Questo come prima cosa. Noi non potevamo sapere cosa ci fosse dietro, sapevamo ben poco, poi gli inquirenti sono andati in profondità e abbiamo visto in seguito dei passaggi importanti con le aziende. Noi nel nostro ambiente di lavoro vedevamo tanta gente che portava qui prodotti questi dispositivi coronarici però non immaginavamo questa stretta relazione che c'era». Sgura prosegue: «Secondo me è anche e soprattutto un fatto di etica, perché noi facciamo un lavoro molto delicato, consigliamo sempre al paziente quello che dobbiamo fare, spieghiamo quello che facciamo: quindi emerge l’etica professionale... Ecco questa è la prima cosa che mi viene se devo commentare la sentenza in primo grado del tribunale». «Ma nessun commento - aggiunge subito - nei confronti dei colleghi. Umanamente dispiace, lo dico sinceramente, perché la loro vita, quella di parecchi, è cambiata e ulteriormente cambia. Poi si ci sarà il secondo grado, il terzo grado di giustizia e ciò che accadrà lo vedremo nei prossimi anni»

E tornando al “sistema”, Sgura aggiunge. «Io l’ho detto ai giudici, l’ho detto in tribunale: ho utilizzato uno stent che non andava proprio e due anni fa l’azienda ha smesso di produrre questo stent nel mondo. Quindi c’era un difetto di fabbricazione. Comunque, non voglio fare nessuna polemica, creare nessuna situazione... preferisco rimanere in silenzio sino a quando i processi non hanno un taglio definitivo». Per il Policlinico è stata stabilita una provvisionale di 500mila euro. L’avvocato Andrea Mattioli: «Dal punto di vista mio che è quello del Policlinico, c’erano delle regole ben precise che stabilivano sia quello che si poteva fare sia gli aspetti economici di quello che si poteva fare. Ci sono dei pagamenti da case farmaceutiche ben documentati... certo, si poteva fare, ma si doveva chiedere ed avere l’autorizzazione. E perché questo non è avvenuto? Perché, se tutto fosse stato regolare, si sarebbe dovuto lasciare una quota al Policlinico, avere una autorizzazione, dichiarare tutto. Ma questo non è avvenuto, è comodo agire così. Quindi qui si sta parlando di rispetto delle regole e ovviamente quando questo mancato rispetto delle regole porta a dei fatti che sono illeciti, che sono reato, non bisogna poi stupirsi se lo Stato reagisce. Prove ce n’erano, fin troppe, più che a sufficienza. A mio avviso è stata una sentenza equilibrata, poi certo potrà essere discussa, potrà piacere o meno, e comunque è stata una sentenza che, almeno tra quelli che erano in aula, tra quelli che conoscevano gli atti, non ha stupito nessuno». Antonio Carino, avvocato dello studio legale Dla Piper, che ha assistito Sergio Cavaglià, assolto dal tribunale: «Sono molto soddisfatto per questa assoluzione, che riconosce la assoluta e totale estraneità del nostro assistito, all'esito di un complesso dibattimento, infatti, il Tribunale ha accolto le tesi difensive pronunciando sentenza di assoluzione in relazione agli studi oggetto del processo».



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