Andrea, calzolaio da quarant’anni
di Martina Stocco
“Meglio certo di buttare, riparare”. È questo il motto del calzolaio, come cantava Lucio Battisti nella famosa canzone Sì, viaggiare. Certo, il cantautore si riferiva all’amico meccanico, ma nella...
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“Meglio certo di buttare, riparare”. È questo il motto del calzolaio, come cantava Lucio Battisti nella famosa canzone Sì, viaggiare.
Certo, il cantautore si riferiva all’amico meccanico, ma nella sostanza poco cambia: aggiustare per evitare di buttare. Ed i clienti del calzolaio di via Nonantolana lo sanno bene.
La bottega, da oltre vent’anni, è nelle mani dell’artigiano Andrea Panico, ma è stata aperta molto tempo prima: addirittura sessant’anni fa.
«Sono il quarto calzolaio che ha in gestione la bottega - ha raccontato Panico - ma, questo mestiere lo svolgo almeno da quarant’anni. Ho imparato che ero un ragazzino: a quei tempi mi davano mille lire alla settimana e nel frattempo m’insegnavano le tecniche per aggiustare e realizzare calzature».
Com’è cambiato il lavoro?
«Ad esser cambiata è la qualità delle scarpe - ha risposto l’intervistato - Oggi le riparazioni consistono soprattutto nell’incollarne la suola. In passato, invece, erano più complesse: infatti le calzature duravano più tempo. Inoltre, c’è meno lavoro rispetto agli anni passati. Oramai siamo rimasti in pochi: in città saremo una decina. Ricordo che negli anni Ottanta, quando avevo l’attività in via della Pace, avevamo da sistemare diverse centinaia di scarpe al giorno e arrivavamo ad essere anche sei, sette calzolai: oggi farei fatica a pagare un dipendente».
Quali sono le caratteristiche che deve avere un buon calzolaio?
«Passione, dedizione - ha spiegato l’artigiano - e manualità sono fondamentali. Sono tante le ore della giornata che impiego in bottega. Infatti, un domani, non so a chi potrò lasciare l’attività. Mio figlio è giovane e preferirei che continuasse a studiare».
Certo, il cantautore si riferiva all’amico meccanico, ma nella sostanza poco cambia: aggiustare per evitare di buttare. Ed i clienti del calzolaio di via Nonantolana lo sanno bene.
La bottega, da oltre vent’anni, è nelle mani dell’artigiano Andrea Panico, ma è stata aperta molto tempo prima: addirittura sessant’anni fa.
«Sono il quarto calzolaio che ha in gestione la bottega - ha raccontato Panico - ma, questo mestiere lo svolgo almeno da quarant’anni. Ho imparato che ero un ragazzino: a quei tempi mi davano mille lire alla settimana e nel frattempo m’insegnavano le tecniche per aggiustare e realizzare calzature».
Com’è cambiato il lavoro?
«Ad esser cambiata è la qualità delle scarpe - ha risposto l’intervistato - Oggi le riparazioni consistono soprattutto nell’incollarne la suola. In passato, invece, erano più complesse: infatti le calzature duravano più tempo. Inoltre, c’è meno lavoro rispetto agli anni passati. Oramai siamo rimasti in pochi: in città saremo una decina. Ricordo che negli anni Ottanta, quando avevo l’attività in via della Pace, avevamo da sistemare diverse centinaia di scarpe al giorno e arrivavamo ad essere anche sei, sette calzolai: oggi farei fatica a pagare un dipendente».
Quali sono le caratteristiche che deve avere un buon calzolaio?
«Passione, dedizione - ha spiegato l’artigiano - e manualità sono fondamentali. Sono tante le ore della giornata che impiego in bottega. Infatti, un domani, non so a chi potrò lasciare l’attività. Mio figlio è giovane e preferirei che continuasse a studiare».
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