Finale, sindaco querela la sfidante, ma il giudice dà ragione a lei
Palazzi aveva denunciato Elena Terzi per diffamazione. Nell'archiviazione pm e gip lasciano intendere invece la consigliere comunale di minoranza aveva colto nel segno
FINALE. Intervenendo durante un consiglio comunal, l'ex candidata a sindaco Elena Terzi, aveva accusato il sindaco Sandro Palazzi di aver commesso un abuso di ufficio. Il primo cittadino del centrodestra allora ha querelato per diffamazione la consigliera comunale sostenuta dal Pd, ma l'inchiesta stata archiviata: la condotta, per il giudice, è scriminata dall'esercizio del diritto di critica politica.
E' successo a Finale, riferisce un'agenzia di stampa, dove il Gip Eleonora Pirillo ha archiviato il fascicolo nato da una denuncia di Sandro Palazzi, sindaco di centrodestra del Comune di Finale Emilia, contro Elena Terzi, sua sfidante alle elezioni di giugno 2016.
Terziera indagata per frasi pronunciate a settembre 2016. Al centro dell'intervento in consiglio c'era la pubblicazione sull'albo pretorio, poco dopo l'elezione del precedente giugno, del rendiconto delle spese elettorali e dei finanziatori, tra i quali una importante azienda finalese. Secondo Terzi, che fece anche un esposto al prefetto, il sindaco aveva fatto fare una rettifica al documento, cioè aveva fatto togliere un allegato, senza aver rispettato le norme che avrebbero richiesto una procedura più articolata. Il sindaco si era giustificato dicendo che lo aveva fatto per tutelare la privacy di alcune persone, citate nell'atto per errore.
Ma secondo il Pm Francesca Graziano la vicenda stigmatizzata da Terzi presentava in effeti profili dubbi, la procedura seguita era stata snella e informale e, pur volendo credere all'intento di tutelare la privacy, "c'erano tutti gli elementi per giustificare le censure" nell'ambito del corretto esercizio del diritto di critica, recita la richiesta di archiviazione.
Osservazioni condivise dal Gip, nonostante l'opposizione di Palazzi: nell'archiviazione il Gip ha scritto che la veritè del fatto storico denunciato "emersa con chiarezza" e che "poco rilievo merita, al contrario, la corretta qualificazione giuridica del fatto contestato", non essendo Terzi chiamata a formulare un capo di imputazione. Inoltre la sua affermazione "assolutamente avulsa da giudizi personali diffamatori e denigratori" e fu una denuncia fatta, in una sede appropriata, di un fatto di pubblico interesse, quale l'eventuale commissione da parte di un reato contro la pubblica amministrazione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
