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La storia/ Leucemia e donazione di midollo: Benedetta e Ivan, il valore del dono

di Chiara Tassi
La storia/ Leucemia e donazione di midollo: Benedetta e Ivan, il valore del dono

Lei ha dato il suo midollo a una persona malata, lui è guarito dalla leucemia dopo averlo ricevuto: «Dalla paura alla gioia»

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MODENA . «Si dona una sola volta nella vita, se si ha la fortuna di poterlo fare. A me questa fortuna è capitata»: quando Benedetta Berselli, 23 anni, studentessa di Medicina, racconta la sua esperienza di donatrice Admo (Associazione Donatori Midollo Osseo) le brillano gli occhi e non riesce a non mostrare tutta l’emozione che quel gesto le ha riservato.

«Ho iniziato a donare sangue appena diventata maggiorenne, ma da circa un anno ero iscritta anche alla lista dei donatori di midollo: solamente una persona su 100.000 è il nostro gemello genetico».

Proprio perché i numeri sono così sproporzionati (un donatore compatibile ogni 100mila persone) è fondamentale portare avanti attività di sensibilizzazione nelle scuole, nel corso di eventi e manifestazioni, per far conoscere a più persone possibili quanto sia importante entrare a far parte di quella banca dati.

«Informarsi è fondamentale – continua Benedetta - Sentir parlare di donazione di midollo spaventa, ma in realtà è un’operazione completamente indolore e senza rischio per il donatore, mentre è di importanza vitale per il ricevente».

Oggi circa l’80% dei prelievi di cellule staminali che permettono poi la donazione avviene tramite un prelievo di sangue simile a quello eseguito per la donazione del plasma. Possono iscriversi alla banca dati persone di età compresa tra i 18 e i 35 anni, con un peso corporeo superiore ai 50 chili ed in condizioni di buona salute generale. Una volta scelto di diventare donatore poi, basta contattare la sede Admo più vicina oppure effettuare, nel corso dei tanti eventi che l’associazione organizza sul territorio, un tampone salivare e si viene iscritti nella banca dati, in cui si rimane fino a 55 anni o fino al momento della prima - e unica - donazione.

«È un impegno che si prende una sola volta nella vita – conclude Benedetta - ma in poche ore salvi una vita umana. La donazione è anonima perciò non so a chi, letteralmente, ho salvato la vita, ma se mi trovassi di fronte quella persona sarei contenta solo di vedere che è ancora viva, e che sta bene».

«A 10 anni, dopo mesi che non stavo bene, hanno scoperto che ero malato di leucemia linfoide: il mio midollo era già stato completamente sostituito dalle cellule tumorali», racconta Ivan Cuoghi, 29 anni, modenese, che porta l’esperienza di ricevente di midollo osseo. «Ho fatto diversi cicli di chemioterapia fino a quando, finalmente, è stato trovato un donatore compatibile e così sono partito per Monza per fare il trapianto. Non è stato facile, ho passato tanti mesi in ospedale, ma da allora sono tornato piano piano alla vita e oggi, a quasi 20 anni di distanza da quei momenti, sto per prendere la mia terza laurea – dice con un sorriso Ivan - Quando mi hanno detto che era stato trovato un donatore compatibile è stato uno shock, una gioia immensa mista al timore di quello che mi aspettava». Queste sensazioni, queste paure, che sembrano tanto lontane da noi ma che potrebbero entrare a far parte della nostra vita in qualunque momento, Ivan le racconta in classe, quando porta la propria testimonianza tra i ragazzi delle scuole superiori per spiegare quanto sia importante diventare potenziale donatore. Admo Emilia-Romagna negli ultimi anni ha registrato un sensibile aumento di iscrizioni di nuovi donatori raggiungendo nel 2016 5.040 nuovi potenziali donatori tipizzati ed inseriti nel Registro. Al 31 dicembre 2016 il Registro regionale contava circa 50.000 iscritti. Info: www.admoemiliaromagna.it

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