Gazzetta di Modena

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Gino Strada (Emergency) agli studenti modenesi: «Lottate per la pace»

di Gabriele Farina
Gino Strada (Emergency) agli studenti modenesi: «Lottate per la pace»

Il fondatore di Emergency in un faccia a faccia con i ragazzi parla di guerre, sanità, migranti e li invita all’impegno civile

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MODENA. Tanti «pezzettini» di umanità. È il dono fatto al Forum Monzani ieri a circa cinquecento studenti da Gino Strada. Il fondatore di Emergency li accoglie con una battuta e li saluta con un abbraccio, dopo aver dialogato con loro. Le sue parole sono coinvolgenti, a tratti sconvolgenti per le ragazze e i ragazzi delle superiori di primo e secondo grado presenti. «Ho operato migliaia di feriti di guerra - riconosce Strada - e mi è sempre rimasto impresso il fatto di operare persone che non c’entrano niente con la guerra. I potenti non dicono mai che le vittime civili, soprattutto donne e bambini, rappresentano oltre il 90% delle vittime totali». Il chirurgo paragona la guerra «a uno strumento che non funziona, come un farmaco che nove volte su dieci uccide il paziente».

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Il cambiamento è possibile, ma lento. «Sulla questione etica siamo al palo - spiega Strada ai giovani - mentre persone fanno apologie della guerra o di comportamenti violenti, con slogan come “Mandiamoli via”. Solo a lungo termine, con un’educazione di massa, si può aprire qualche margine. Vedo però prevalere sentimenti brutti: c’è sempre bisogno di un nemico, sia egli un profugo o un rifugiato o qualcuno da odiare perché non piace».

Tutti abbiamo gli strumenti per cambiare. «In Italia pochissimi politici s’impegnerebbero a non entrare in guerra - aggiunge il chirurgo - ma se non lo fa in risposta non ti voto. Si può far conoscere la crudeltà della guerra, inneggiare alla non violenza. Tutto ciò spetta alle famiglie, alle scuole, all’individuo». Sul bullismo il medico commenta che «gli esempi dati ai giovani in effetti non sono dei migliori».

Strada critica il sistema ospedaliero italiano. Dapprima, è una battuta agli studenti: «A Milano sono stato paziente e ho visto che la maggior parte dei vetri delle finestre sono fissi. Vedendo i blocchi di cemento tristi e maltenuti in effetti viene voglia di buttarsi giù». In seguito, è una riflessione a margine: «Il sistema sanitario italiano dovrebbe tornare a essere quello che era 20-25 anni fa invece dello schifo sotto ai nostri occhi, in cui sostanzialmente non si fa quello che serve al paziente, ma all’azienda sanitaria. L’obiettivo delle aziende ospedaliere, anche pubbliche, oggi è il pareggio di bilancio, non la salute delle persone». Infine, è un appello agli studenti: «Troviamo assolutamente immorale, in tutti settori pubblici e privati, il profitto in sanità. Dagli ospedali italiani ci distingue la passione per il destino dei pazienti: sono i nostri malati, non i nostri clienti».

Gli studenti ridono e applaudono quando il documentario Open Heart di Emergency, candidato all’Oscar 2013, s’interrompe. Quando però parte, tuttavia, il riso lascia posto alla commozione e alla riflessione. Merito del lavoro fatto al Centro Salam di cardiochirurgia in Sudan, l'unico pubblico e gratuito in Africa. «Ogni persona che lascia l’ospedale, riprendendo più o meno la sua vita come prima, rappresenta una vittoria - riconosce il medico - e la più grande vittoria è continuare così».
 

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