Gazzetta di Modena

Modena

operazione reticolo, l’interrogatorio di garanzia 

«Mai fatto favori alla ’Ndrangheta»

Palummo e Temperato negano di aver fatto il pestaggio in carcere 

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“Operazione Reticolo”, ovvero una sorta di rete, di contatti, di giri creati ad hoc per far arrivare merce e droga all'interno del carcere bolognese della Dozza, una nuova “casa” gestita dal alcuni boss della ’Ndrangheta che, secondo le rivelazioni del pentito Giuseppe Giglio, si avvalevano anche dell’aiuto di alcuni “napoletani”, gente vicina al clan dei Casalesi. Grazie a loro e grazie a guardie penitenziarie compiacenti, dentro al carcere entrava di tutto. Un sodalizio tra calabresi delle cosche e tra napoletani del clan che portava anche a regolamenti interni, a “leggi di comportamento. In questo contesto, come ha rivelato Giglio, ci sarebbe stato un pestaggio ai danni di uno “spesino”, di colui cioè che distribuiva gli alimenti ai detenuti. Non avrebbe portato rispetto ai fratelli di due boss della ‘Ndrangheta, Gianluigi Sarcone e Sergio Bolognino. E così i calabresi si sarebbero rivolti a due napoletani, Mario Temperato ed Enrico Palummo, che avrebbero pestato lo spesino. Questo nel 2015. Per questo motivo sono scattati , da parte dei Ros, 8 arresti e Temperato, che abita a Modena, e Palummo che abita a Bomporto, sono finiti nuovamente in carcere al Sant’Anna. L’altro giorno si è svolto l’interrogatorio di garanzia. L’avvocato Donata Malmusi, che difende Enrico Palummo, spiega: «Il mio assistito, così come anche Temperato, ha negato ogni addebito. I due non hanno mai avuto contatti con le cosche, hanno negato ogni contato con Sarcone. Non ci sarebbe motivo perché avrebbero dovuto andare a punire qualcuno per un mancato rispetto a Sarcone. Nessun contato tra calabresi e “casalesi” o “napoletani”. In quel periodo, in carcere, in quel braccio, dove ci sarebbe stato questo “povero” spesino, un delinquente comune, c’erano persone di grande spessore criminale, ergastolani che eventualmente, in quanto dello stesso paese, avrebbero potuto pestarlo loro. Palummo lo ha detto: quello spesino è un ragazzo che loro hanno sempre aiutato... era uno senza i genitori, abbandonato da tutto». «Non dimentichiamoci poi che in quegli anni Palummo e Temperato - continua l’avvocato Malmusi - erano dentro da “definitivi”, quindi andarsi a prendere un rapporto per non si sa bene chi non era una gran mossa, si sarebbero giocati i loro benefici. Giglio dice cose inesatte: dice che i due sono detenuti per la stessa estorsione e non è vero, ma è stato purtroppo ritenuto un minimo credibile nel processo Aemilia. Palummo con Giglio si è visto un mese scarso: una ventina di giorni dopo il suo ingresso è andato fuori perché ammesso a detenzione domiciliare. A questo punto chiederemo di sentire “lo spesino”, la vittima, è fondamentale e siamo consapevoli che quando andrà a dire “non sono stati loro” si penserà che dica così perché ha paura: adesso è difficile andare a difendersi da una bugia... Faremo in modo che la verità emerga».

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