Nonantola: «Prigioniera del ladro nel mio letto»
La drammatica testimonianza dell'esperienza vissuta da Emanuela Marinelli: «Ero immobile mentre lui col passamontagna rubava». La donna nel ’72 venne rapita
NONANTOLA. «Sono rimasta immobile sul letto, respirando appena, mentre quell’uomo sfilava il cassetto del comò. Ci ha messo 10 minuti. Una sfrontatezza incredibile: avevo la tv accesa e dalla specchiera del comò era impossibile non vedermi, ma lui ha continuato. Quasi sfidandomi a non reagire per non rischiare la mia incolumità: mi sono sentita prigioniera in casa mia e quell’uomo il padrone. Se sono riuscita a mantenere il sangue freddo, però, lo devo a mio padre, ex ufficiale, e al fatto che da ragazza sono stata vittima di un sequestro di persona con tanto di pistola puntata in faccia».
Ha dello sconcertante il racconto di Emanuela Marinelli. La donna che lunedì alle 18,40 ha subito un inquietante faccia a faccia con il ladro che si è introdotto nella sua abitazione di via Respighi, dove vive con il marito Luciano Montanari.
ATTIMI DI TERRORE «Alle 18,30 mi sono seduta sul letto a guardare la tv quando poco dopo entra qualcuno - spiega - in pochi istanti ho realizzato che era un ladro: alto 1,90, fisico atletico, vestito di scuro e con il passamontagna. Ha sfilato a fatica il cassetto del comò, restando di spalle. Ma quando si è girato per uscire dalla porta, ho visto le sopracciglia folte e l’incarnato intorno agli occhi: aveva la pelle chiara, forse un italiano o dell’Est Europa. Quando se ne è andato, mi sono fiondata sotto il letto e parlando sotto voce ho chiamato al cellulare mio marito, che era in mansarda e non si era accorto di nulla. Poi abbiamo telefonato ai carabinieri». Oltre allo spavento, la rabbia per il furto: «Nel cassetto avevo della bigiotteria, ma anche le chiavi di casa e della mia Peugeot nuova - puntualizza Emanuela - inoltre si sono presi il borsello di mio marito con dentro 300 euro. Per entrare hanno divelto con un piccone le inferriate della finestra della cucina a piano terra. Dover cambiare le serrature di casa, quelle dell’auto, sostituire le inferriate e il cassetto è un danno per noi di 2mila euro».
IL RAPIMENTO Un’esperienza terribile per Emanuela, che da ragazza ne ha vissuta una ancora più violenta: «Nel 1972 ero a Pavia dai nonni materni - ricorda - mentre preparavo la mia tesi di laurea, lavoravo come insegnante in una scuola serale e collaboravo come giornalista con “ La Provincia Pavese”. Il 20 novembre, alle 18,30, dopo essere uscita dalla redazione, accetto un passaggio in auto da un mio studente 20enne. All’improvviso mi ha puntato una pistola in faccia: ho visto la vita passarmi davanti. Dopo un’ora e mezza sono riuscita a farlo desistere. Quando l’ho denunciato ai carabinieri mi hanno detto che sospettavano fosse “il mostro di piazza Castello”: all’epoca aveva già aggredito una bimba di 12 anni e altre ragazze. Mi è andata bene sia allora che lunedì. Ma essermi sentita in balia di un ladro è stata comunque una violenza - conclude Emanuela Marinelli -: chi entra in casa per rubare, mentre ci sei, attenta già alla tua vita. Non solo perché può provocarti un malore per la paura, ma anche perché se reagisci rischi la tua incolumità. Servono pene più certe e severe per chi arriva a tanto».
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