le esequie contestate
Gibellini: «Scrivo al Papa e porto il vescovo in bus»
MIRANDOLA. Funerali solo in chiesa o anche nelle funeral home? Questo è il dilemma. Dopo la ormai nota lettera della Diocesi di Carpi, che prendeva una posizione dura in merito - “Il Codice di...
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MIRANDOLA. Funerali solo in chiesa o anche nelle funeral home? Questo è il dilemma. Dopo la ormai nota lettera della Diocesi di Carpi, che prendeva una posizione dura in merito - “Il Codice di diritto canonico prevede che le esequie devono essere celebrate nella chiesa della propria parrocchia” - i titolari di funeral home e sale del commiato non ci stanno. Su tutti Gianni Gibellini, conosciuto imprenditore nel settore delle onoranze funebri e titolare di due case funerarie, una a Modena e l’altra a Mirandola.
Gibellini promette battaglia e di arrivare fino a Roma per far sentire forte la loro voce: «Il Papa deve sapere di questa lettera, che reputo incomprensibile e che ci vieta di fare il nostro lavoro rispondendo alle esigenze dei famigliari dei defunti, che meritano di dare l’ultimo saluto ai loro cari con dignità. Se si rivolgono a noi sarebbe giusto poter operare senza divieti e soddisfare i loro bisogni. Il Papa deve sapere del divieto e intervenire perché la Chiesa, così facendo, non solo si dimostra anacronistica, ma allontana da sé la gente, non rispettandone la volontà. Ecco perché, se necessario, scriverò al Pontefice».
La questione era stata sollevata da don Flavio Segalina, parroco di Mirandola, che aveva fatto appello alla Diocesi di Carpi perché ragguagliasse i titolari di agenzie funebri e funeral home sul fatto che i funerali dovessero essere fatti solo in determinati luoghi. Nella lettera, infatti, la Diocesi precisa come “tre sono i luoghi indicati in cui è consentito celebrare le esequie: la chiesa, la cappella del cimitero e il luogo della cremazione”. Precisazione che Gibellini ritiene “scollegata dalla realtà del territorio”.
«A Mirandola e nella Bassa - riprende l’imprenditore - che non hanno più la chiesa per i crolli provocati dal sisma, è giusto imporre ai famigliari dei defunti di da dare loro l’ultimo saluto sotto un tendone adibito a chiesa, al freddo d’inverno e al caldo d’estate? Per me non è affatto dignitoso. Come ritengo vergognoso che non si possano celebrare funerali nelle case di riposo, come si è sempre fatto, dovendo spostare gli ospiti, anziani e in carrozzina, fino in chiesa per dare l’ultimo saluto a un loro amico e compagno defunto, con cui hanno vissuto per anni. Stesso discorso vale per il divieto di celebrare i funerali in ospedale, calcolando poi che la Curia percepisce soldi dalla Regione per questo servizio. Io sono cattolico fin da bimbo, quando a Cittanova partecipavo alle processioni dei funerali portando la croce ma la Chiesa, così facendo, non fa altro che allontanare da sé i fedeli. Ritengo poi irrispettoso che il vescovo si sia rifiutato di parlarmi su questa questione, trincerandosi dietro un “non parlo con gli impresari pubblici”, come mi è stato riferito da una sua assistente. Sono pronto a pagare un bus per lui e i sindaci al fine di effettuare insieme un tour nei luoghi terremotati indicati e prendere coscienza delle difficoltà».
Valentina Corsini
Gibellini promette battaglia e di arrivare fino a Roma per far sentire forte la loro voce: «Il Papa deve sapere di questa lettera, che reputo incomprensibile e che ci vieta di fare il nostro lavoro rispondendo alle esigenze dei famigliari dei defunti, che meritano di dare l’ultimo saluto ai loro cari con dignità. Se si rivolgono a noi sarebbe giusto poter operare senza divieti e soddisfare i loro bisogni. Il Papa deve sapere del divieto e intervenire perché la Chiesa, così facendo, non solo si dimostra anacronistica, ma allontana da sé la gente, non rispettandone la volontà. Ecco perché, se necessario, scriverò al Pontefice».
La questione era stata sollevata da don Flavio Segalina, parroco di Mirandola, che aveva fatto appello alla Diocesi di Carpi perché ragguagliasse i titolari di agenzie funebri e funeral home sul fatto che i funerali dovessero essere fatti solo in determinati luoghi. Nella lettera, infatti, la Diocesi precisa come “tre sono i luoghi indicati in cui è consentito celebrare le esequie: la chiesa, la cappella del cimitero e il luogo della cremazione”. Precisazione che Gibellini ritiene “scollegata dalla realtà del territorio”.
«A Mirandola e nella Bassa - riprende l’imprenditore - che non hanno più la chiesa per i crolli provocati dal sisma, è giusto imporre ai famigliari dei defunti di da dare loro l’ultimo saluto sotto un tendone adibito a chiesa, al freddo d’inverno e al caldo d’estate? Per me non è affatto dignitoso. Come ritengo vergognoso che non si possano celebrare funerali nelle case di riposo, come si è sempre fatto, dovendo spostare gli ospiti, anziani e in carrozzina, fino in chiesa per dare l’ultimo saluto a un loro amico e compagno defunto, con cui hanno vissuto per anni. Stesso discorso vale per il divieto di celebrare i funerali in ospedale, calcolando poi che la Curia percepisce soldi dalla Regione per questo servizio. Io sono cattolico fin da bimbo, quando a Cittanova partecipavo alle processioni dei funerali portando la croce ma la Chiesa, così facendo, non fa altro che allontanare da sé i fedeli. Ritengo poi irrispettoso che il vescovo si sia rifiutato di parlarmi su questa questione, trincerandosi dietro un “non parlo con gli impresari pubblici”, come mi è stato riferito da una sua assistente. Sono pronto a pagare un bus per lui e i sindaci al fine di effettuare insieme un tour nei luoghi terremotati indicati e prendere coscienza delle difficoltà».
Valentina Corsini
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