il riesame
Il “pentito” Nicola Femia rimane in carcere
No alla scarcerazione per Nicola Femia, condannato lo scorso febbraio a Bologna a ventisei anni e dieci mesi nel processo di 'Ndrangheta “Black Monkey”, e da alcuni mesi divenuto un collaboratore di...
1 MINUTI DI LETTURA
No alla scarcerazione per Nicola Femia, condannato lo scorso febbraio a Bologna a ventisei anni e dieci mesi nel processo di 'Ndrangheta “Black Monkey”, e da alcuni mesi divenuto un collaboratore di giustizia.
È stato il tribunale del Riesame a respingere l'istanza avanzata dalla difesa del pentito, ritenuto dalla Dda e poi anche dai giudici di primo grado il capo di un'associazione di tipo mafioso che faceva profitti col gioco illegale in Emilia, colui che minacciò di morte Giovanni Tizian, allora giornalista della Gazzetta e ora dell’Espresso. La prima richiesta di scarcerazione era stata respinta dallo stesso tribunale bolognese. Il collegio del Riesame, dopo il parere contrario al ricorso di Nicola Femia del pubblico ministero Francesco Caleca che coordina le indagini e condusse l'accusa a giudizio, ha chiesto ad alcune Procure campane e calabresi una valutazione sulla portata e sull'attendibilità delle dichiarazioni rese dal nuovo collaboratore. E la valutazione è stata, a quanto pare, negativa. In sostanza la collaborazione stata ritenuta in una fase non ancora idonea a consentire di concedere un beneficio come i domiciliari.
È stato il tribunale del Riesame a respingere l'istanza avanzata dalla difesa del pentito, ritenuto dalla Dda e poi anche dai giudici di primo grado il capo di un'associazione di tipo mafioso che faceva profitti col gioco illegale in Emilia, colui che minacciò di morte Giovanni Tizian, allora giornalista della Gazzetta e ora dell’Espresso. La prima richiesta di scarcerazione era stata respinta dallo stesso tribunale bolognese. Il collegio del Riesame, dopo il parere contrario al ricorso di Nicola Femia del pubblico ministero Francesco Caleca che coordina le indagini e condusse l'accusa a giudizio, ha chiesto ad alcune Procure campane e calabresi una valutazione sulla portata e sull'attendibilità delle dichiarazioni rese dal nuovo collaboratore. E la valutazione è stata, a quanto pare, negativa. In sostanza la collaborazione stata ritenuta in una fase non ancora idonea a consentire di concedere un beneficio come i domiciliari.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
