Gazzetta di Modena

Modena

«Ripetitore nel parco? Si fa demagogia»

di Alfonso Scibona
«Ripetitore nel parco? Si fa demagogia»

Maurizio Davolio dell’Auser va controcorrente e critica la petizione che dice no allo spostamento

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«Da quarant’anni vivo nel quartiere Rometta e l'ho visto crescere nel bene e nel male. Oltre che essere un attento osservatore di quanto accade, dei comportamenti dei residenti, sono anche impegnato, nel mio piccolo, per migliorare la vita nel quartiere e a offrire occasioni di impegno per tutti». A parlare così è Maurizio Davolio, volontario Auser, che si occupa di iniziative all'interno della sala di quartiere. Sull'antenna Vodafone, nel parco Albero d’Oro però, va contro corrente. «Di fronte al rilancio della campagna contro l’antenna per i cellulari – dice - oggi come allora, sono in disaccordo e rifaccio le stesse domande e considerazioni di qualche tempo fa. Ma veramente si pensa di potere utilizzare i cellulari e non avere i ripetitori per farli funzionare? A cosa serve fare campagna per spostarli poco più in là, forse dall’altra parte della strada: non vi sono persone uguali a noi? Altrimenti si abbia il coraggio, iniziando con l’esempio, di gettare i cellulari». Davolio scende poi sul campo che riguarda ambiente e nocività. «Non c’è nessuna, ma proprio nessuna, documentazione seria, sulla nocività delle onde – afferma - ma solo pareri contrapposti. Anzi a quanto sembra l’unica cosa certa è la nocività dell’uso eccessivo dei cellulari. A me sta bene che vi sia chi si preoccupa per la nostra salute e quella dei nostri bambini. Ma a dire la verità ritengo che per la salute e l’ambiente sia più negativo e dannoso i comportamenti scorretti e incivili di chi getta i rifiuti per terra, di chi fa delle aree dei cassonetti discariche a cielo aperto o non rispetta la raccolta differenziata. Per non parlare poi di chi porta in giro i cani per il parco e li fa defecare nei prati per il godimento dei bambini. Ritengo siano questi i comportamenti dannosi anche per la salute educativa dei ragazzi e dei bambini, che poi si sentono “autorizzati” da questi comportamenti a non rispettare nessuna regola e a diventare dei piccoli vandali». Davolio invita poi gli attivisti della raccolta firme a farsi avanti, per il bene “concreto” del quartiere, in particolare si rivolge a chi ha coordinato la raccolta firme. «Non conosco il dottor Gazzadi – conclude, citando il referente della petizione portata in Comune l'altra mattina - e quanti cellulari e di quale generazione abbia lui e la sua famiglia e, soprattutto, non mi interessa. Se vuole veramente dare una mano per il bene del quartiere, vi sono le porte aperte per aiutarci a portare avanti e rafforzare il progetto “Quartiere vivo”. Se invece lui stesso fa parte di quel gruppo che a suo tempo si propose come consulente “gratuito” per cause contro il Comune e la compagnia telefonica, oggi come allora dico “no grazie”».



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