Brumotti scopre i rapinatori in caserma a Carpi
L’inviato di Striscia e la troupe fanno tappa in città per identificare i banditi dell’aggressione a Bologna
CARPI. Grande clamore ha destato la notizia dell’aggressione, avvenuta martedì sera, ai danni della troupe di Striscia la Notizia assalita e rapinata nel parco della Montagnola di Bologna mentre realizzava un servizio sullo spaccio di droga nella zona. Un grave episodio che non ha causato conseguenze fisiche per Vittorio Brumotti, noto campione di bike trial italiano e inviato del programma televisivo, e al suo staff e che si è invece concluso in tempi record con l’arresto e il fermo di gran parte degli aggressori - una decina, tutti stranieri - grazie anche alla compagnia dei Carabinieri di Carpi.
Ciò che è successo tre sere fa è noto. Brumotti, dopo aver filmato alcune cessioni di stupefacenti fingendosi un potenziale cliente, aveva poi svelato la propria identità, estraendo un megafono e suscitando la violenta reazione di una decina di malviventi che hanno affrontato la troupe sottraendo loro le telecamere. Brumotti stesso aveva quindi allertato i carabinieri che, grazie a un’operazione terminata all’alba di mercoledì, ha portato all’arresto e alla denuncia dei componenti della banda.
Il cronista e il suo staff hanno quindi fatto tappa a Carpi, giovedì sera: nello specifico, alla caserma dei carabinieri di via Sigonio. Abbiamo intercettato l’intero gruppo di inviati del tg satirico, all’uscita dalla sede del comando.
«Siamo in zona perché al nostro rientro a Milano, da Bologna, siamo stati convocati per il riconoscimento dei nostri aggressori - ha spiegato Brumotti - Mi appoggio sempre e solo ai carabinieri venendo, io, da una famiglia che, da generazioni, appartiene all’Arma: da mio padre a mio zio. Vivo per l’Arma».
Insieme a loro, uno dei carabinieri di Bologna intervenuto poco dopo i fatti di martedì sera. «Ci ha seguiti lui, in tutta questa brutta vicenda: è stato il primo a intervenire sul luogo dove ci hanno aggrediti, in borghese e insieme ad altri due colleghi, e a calmare gli animi. Sempre lui, il giorno dopo, ha arrestato il marocchino di 28 anni che aveva tentato di venderci pistole e kalashnikov. In quel momento eravamo lì anche noi: siamo arrivati in silenzio - siamo peggio della peste - per vedere se qualcuno sarebbe tornato nello stesso posto. Non sapeva che eravamo lì e l’hanno arrestato. Sono cose che fanno piacere. Ora siamo a Carpi per visionare le fotografie di alcune persone. Ognuno di noi ha avuto il suo aggressore: li abbiamo riconosciuti tutti. Per fortuna, non è successo niente di grave, niente che ci abbia lasciati a terra. Questo grazie all’intervento “fast and furios” dei carabinieri altrimenti, forse, non saremmo qui a raccontare l’accaduto».
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