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Settore carni, modenese: Un business da tre miliardi e 5mila addetti

Settore carni, modenese: Un business da tre miliardi e 5mila addetti

Ritmi altissimi: un’azione ogni tre secondi. Decine di segnalazioni e boom di malattie professionali

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CASTELNUOVO. Ci sono 170 le imprese. Tre miliardi il fatturato. 5mila i lavoratori, di cui 1300 inquadrati nel sistema degli appalti. Oltre 80 le ditte appaltatrici. 43 le cooperative ispezionate nel 2012 per 1,7 milioni di euro di evasione contributiva. Su 1000 operai controllati tra il 2012 e il 2014, 900 non erano in regola. Sette soci lavoratori su 10 risultavano, in realtà, falsi soci lavoratori.

Sono questi i numeri del distretto della lavorazione carni della provincia di Modena. Dati, però, difficilmente a lungo monitorabili a causa dell’alto tasso di turn over presente all’interno del comparto. Un dato che incide notevolmente sul sistema della competitività del distretto è riconducibile all’alta frammentazione della filiera: allevatore, macello, impianto di sezionamento e preparazione della carni, grossista o centrale di acquisto, vendita al dettaglio, sono tutti elementi che vanno a limitare la capacità di macellazione degli impianti italiani rispetto a quelli dell’Europa del nord dove il sistema è molto più razionalizzato e i passaggi della lavorazione delle carni si svolgono spesso all’interno dello stesso stabilimento.

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Nella filiera modenese i ritmi di lavoro sono altissimi: analizzando il processo per ogni singola postazione, ogni operatore in media deve effettuare un’operazione ogni tre secondi per oltre dieci ore al giorno. Scarse le pause, quasi inesistenti le turnazioni e negli ultimi anni sono in crescita esponenziale i casi di malattia professionale caratteristiche del settore, dal tunnel carpale ad altre malattie dell’apparato muscolo-scheletrico.

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Sono undici le etnie dei lavoratori presenti all’interno delle cooperative: si tratta di soggetti maschili prevalentemente di origine marocchina, albanese, srilankese. Quasi inesistente la formazione igienico sanitaria inerente il lavoro da loro svolto. Innumerevoli le segnalazioni e le richieste d’ispezione inoltrate dai sindacati alla Direzione Provinciale del Lavoro di Modena.

«Negli ultimi 3 anni abbiamo registrato una grande crescita di appalti e somministrazioni illecite. Si è passati da 8.320 ipotesi di violazione nel 2014 a 13.416 casi nel 2016, con un incremento del 39% rispetto al 2015. È un fenomeno che desta preoccupazione», afferma Paolo Pennesi, capo dell’Ispettorato nazionale del lavoro. (s. d.)


 

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