«Alternanza scuola-lavoro? Sfruttamento»
La Rete degli Studenti porta i casi alla Cgil: «Ci hanno usato per 9 ore al giorno senza insegnarci nulla»
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«Denunciare le condizioni di sfruttamento degli studenti è un nostro dovere».
La Rete degli Studenti torna alla carica. Nel mirino l’alternanza scuola-lavoro.
«È vergognoso che tanti studenti in alternanza scuola-lavoro si ritrovino in una condizione di totale assenza di diritti, utilizzati come manodopera gratuita dalle aziende, abbandonati completamente a loro stessi», afferma Camilla Scarpa, coordinatrice regionale della Rete degli studenti medi.
Per la Giornata internazionale dello studente i rappresentati della Rete hanno organizzato assemblee pubbliche e realizzato intervistate con esempi di alternanza. Come il caso di un 17enne studente di un istituto agrario, costretto a raccogliere frutta per otto ore al giorno, lavorando sotto il sole e spesso da solo.
«Un mio compagno di classe ha avuto una situazione analoga - rivela il giovane - mentre altri si sono ritrovati a fare le cassiere in un supermercato oppure fotocopie e contabilità di alcuni uffici». O una studentessa coetanea di una scuola alberghiera, impiegata per quasi due mesi in un hotel.
«Sul protocollo firmato da scuola e azienda c'era scritto che avrei “lavorato” dalle 9 alle 15, ma nelle ultime settimane ho “lavorato” fino a 9 ore al giorno - ribadisce la giovane - e sono dovuta restare anche dopo le 22 negli ultimi giorni di alternanza e spesso rimanevo da sola a pulire. Il pasticcere con cui sono stata nelle ultime tre settimane diceva: “Non sai fare nulla, questo non è il tuo lavoro” e “Sei un casino, non ti sposerà mai nessuno”. Mi sono sentita umiliata dal punto di vista personale oltre che sfruttata, perchè io ero lì con tutte altre motivazioni». Quanto al compenso, la ragazza sottolinea di non aver «ricevuto alcuna retribuzione né rimborso spese: ho “lavorato” gratis e non è stata un’esperienza formativa. Ho dovuto sostenere autonomamente le spese per il trasporto».
La Rete incassa il sostegno della Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil. I rappresentanti sindacali «valutano fondamentale che la scuola incontri il lavoro, ma ritengono che l'alternanza scuola–lavoro sia una modalità didattica che mette in continuità l’apprendimento strutturato in aula con il lavoro e debba quindi essere connotata da una “forte intenzionalità educativa”, correlata con i profili e le competenze previste dai percorsi della scuola secondaria superiore». (g.f.)
La Rete degli Studenti torna alla carica. Nel mirino l’alternanza scuola-lavoro.
«È vergognoso che tanti studenti in alternanza scuola-lavoro si ritrovino in una condizione di totale assenza di diritti, utilizzati come manodopera gratuita dalle aziende, abbandonati completamente a loro stessi», afferma Camilla Scarpa, coordinatrice regionale della Rete degli studenti medi.
Per la Giornata internazionale dello studente i rappresentati della Rete hanno organizzato assemblee pubbliche e realizzato intervistate con esempi di alternanza. Come il caso di un 17enne studente di un istituto agrario, costretto a raccogliere frutta per otto ore al giorno, lavorando sotto il sole e spesso da solo.
«Un mio compagno di classe ha avuto una situazione analoga - rivela il giovane - mentre altri si sono ritrovati a fare le cassiere in un supermercato oppure fotocopie e contabilità di alcuni uffici». O una studentessa coetanea di una scuola alberghiera, impiegata per quasi due mesi in un hotel.
«Sul protocollo firmato da scuola e azienda c'era scritto che avrei “lavorato” dalle 9 alle 15, ma nelle ultime settimane ho “lavorato” fino a 9 ore al giorno - ribadisce la giovane - e sono dovuta restare anche dopo le 22 negli ultimi giorni di alternanza e spesso rimanevo da sola a pulire. Il pasticcere con cui sono stata nelle ultime tre settimane diceva: “Non sai fare nulla, questo non è il tuo lavoro” e “Sei un casino, non ti sposerà mai nessuno”. Mi sono sentita umiliata dal punto di vista personale oltre che sfruttata, perchè io ero lì con tutte altre motivazioni». Quanto al compenso, la ragazza sottolinea di non aver «ricevuto alcuna retribuzione né rimborso spese: ho “lavorato” gratis e non è stata un’esperienza formativa. Ho dovuto sostenere autonomamente le spese per il trasporto».
La Rete incassa il sostegno della Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil. I rappresentanti sindacali «valutano fondamentale che la scuola incontri il lavoro, ma ritengono che l'alternanza scuola–lavoro sia una modalità didattica che mette in continuità l’apprendimento strutturato in aula con il lavoro e debba quindi essere connotata da una “forte intenzionalità educativa”, correlata con i profili e le competenze previste dai percorsi della scuola secondaria superiore». (g.f.)
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