LA STORIA/ Sassuolo, dona il rene alla moglie malata e la salva
di Alfonso Scibona
Adriano Gianaroli: «Non sono un eroe, era giusto che avesse una vita normale». Tatiana Cavallini: «Un grazie ai medici»
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Una grande prova d’amore. Non può essere definita diversamente la scelta di Adriano Gianaroli, nei confronti della moglie, Tatiana Cavallini, alla quale ha donato un rene. Oggi, a poche settimane dal trapianto, ne parlano entrambi con semplicità e naturalezza.
«Tutto comincia verso la fine del 2008 – racconta Tatiana – quando a seguito di alcune analisi del sangue mi viene riscontrata una “glomerulonefrite”, per la quale sono vani i tentativi di arresto e cura e si parla già di dialisi ma anche di trapianto. Dopo le prime visite al Policlinico si comincia a parlare di trapianto da vivente; ci spiegarono come avviene, cosa bisogna controllare. Fu a quel punto che mio marito ebbe l’idea di proporsi come donatore vivente». Per Adriano, pensionato, una cosa naturale, quasi un “atto dovuto”. «Non mi sento un eroe - conferma, dopo averlo detto a tutti coloro che glielo hanno chiesto - ma ho sentito dentro di me la voglia di donarglielo e l’ho fatto. Era giusto che potesse avere una vita normale, quella che non aveva più da anni». Sono seguite le prime visite, che appurarono la differenza di gruppo sanguigno, lui A e la moglie Zero e si scelse di andare all’ospedale Maggiore di Parma, dove venne preso in considerazione un intervento “AB0 Compatibile”.
«I primi contatti - continua la Cavallini - ci furono prima del Natale scorso, quando facemmo accurati esami con il direttore del reparto trapianti, il dottor Umberto Maggiore. A febbraio eravamo quasi pronti anche dal punto di vista psicologico ma c’era da superare la differenza di gruppo sanguigno ed Adriano si è sottoposto ad una serie di esami che azzerassero il rischio di anticorpi da parte mia verso il suo tipo di sangue, per fortuna pochissimi. A maggio gli esami erano conclusi e tutto è stato sottoposto alla commissione che doveva stabilire la fattibilità del trapianto stesso». Un iter non lunghissimo, visto che esistono casi in cui anche da donatore defunto si aspettano 5/7 anni, visto che mentre erano a Parma i coniugi Gianaroli c’era una donna palermitana in lista da 15 anni. Finalmente la decisione ed il 28 settembre scorso l’intervento, riuscito, con Adriano che è tornato a Sassuolo nel giro di sette giorni mentre per Tatiana c’è voluto un po’ di più, fino al 14 ottobre. Adesso tutto procede bene e si passa ai ringraziamenti, dovuti.
«Il nostro grazie parte dal dottor Umberto Maggiore - conclude la donna - e si estende a tutta la sua equipe di chirurghi e paramedici. È stata davvero una esperienza positiva che mi consentirà, tra qualche mese, dopo aver eseguito alla lettera le raccomandazioni sulla convalescenza, di ritornare al mio lavoro. Sto abbastanza bene e spero di star meglio settimana dopo settimana».
«Tutto comincia verso la fine del 2008 – racconta Tatiana – quando a seguito di alcune analisi del sangue mi viene riscontrata una “glomerulonefrite”, per la quale sono vani i tentativi di arresto e cura e si parla già di dialisi ma anche di trapianto. Dopo le prime visite al Policlinico si comincia a parlare di trapianto da vivente; ci spiegarono come avviene, cosa bisogna controllare. Fu a quel punto che mio marito ebbe l’idea di proporsi come donatore vivente». Per Adriano, pensionato, una cosa naturale, quasi un “atto dovuto”. «Non mi sento un eroe - conferma, dopo averlo detto a tutti coloro che glielo hanno chiesto - ma ho sentito dentro di me la voglia di donarglielo e l’ho fatto. Era giusto che potesse avere una vita normale, quella che non aveva più da anni». Sono seguite le prime visite, che appurarono la differenza di gruppo sanguigno, lui A e la moglie Zero e si scelse di andare all’ospedale Maggiore di Parma, dove venne preso in considerazione un intervento “AB0 Compatibile”.
«I primi contatti - continua la Cavallini - ci furono prima del Natale scorso, quando facemmo accurati esami con il direttore del reparto trapianti, il dottor Umberto Maggiore. A febbraio eravamo quasi pronti anche dal punto di vista psicologico ma c’era da superare la differenza di gruppo sanguigno ed Adriano si è sottoposto ad una serie di esami che azzerassero il rischio di anticorpi da parte mia verso il suo tipo di sangue, per fortuna pochissimi. A maggio gli esami erano conclusi e tutto è stato sottoposto alla commissione che doveva stabilire la fattibilità del trapianto stesso». Un iter non lunghissimo, visto che esistono casi in cui anche da donatore defunto si aspettano 5/7 anni, visto che mentre erano a Parma i coniugi Gianaroli c’era una donna palermitana in lista da 15 anni. Finalmente la decisione ed il 28 settembre scorso l’intervento, riuscito, con Adriano che è tornato a Sassuolo nel giro di sette giorni mentre per Tatiana c’è voluto un po’ di più, fino al 14 ottobre. Adesso tutto procede bene e si passa ai ringraziamenti, dovuti.
«Il nostro grazie parte dal dottor Umberto Maggiore - conclude la donna - e si estende a tutta la sua equipe di chirurghi e paramedici. È stata davvero una esperienza positiva che mi consentirà, tra qualche mese, dopo aver eseguito alla lettera le raccomandazioni sulla convalescenza, di ritornare al mio lavoro. Sto abbastanza bene e spero di star meglio settimana dopo settimana».
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